Cormac McCarthy, Il buio fuori (di Maddalena Lotter)

ilbuiofuori

Cormac McCarthy, Il buio fuori, Einaudi, (SuperCoralli, 1997;  ET 2008); trad. R. Montanari; € 10,00 euro; e-book € 6,99

[…] Posso lavorare, anche se non ho mai avuto un lavoro.
Né lo avrete mai.
Sono tempi duri.
È
 la gente dura a rendere duri i tempi.[…]

Sono entrata in libreria e ho pensato di avere proprio voglia di uno scrittore americano. Per la precisione, avevo voglia di apocalissi, e allora ho pensato di comprare un McCarthy; dopo il successo de La strada (2006) che avevo divorato, Il buio fuori mi sembrava perfetto. Una trama piuttosto vicina a quella del Premio Pulitzer, e ancora più interessante se si considera che Il buio fuori è stato scritto prima (1968, prima traduzione italiana, 1997).
McCarthy ci mostra come sarà il mondo ‘dopo’. Dopo che lo avremo massacrato, massacrandoci, dopo che lo avremo riempito e svuotato di tutto quello che aveva da darci, dopo tutta l’etica che avevamo tentato di costruire per la società, dopo la nostra deriva, il mondo dopo l’humanitas ma con ancora gli umani, ormai ridotti a uno stato né ancestrale né semplicemente ferino, perché ben consapevoli della loro storia pregressa: gli assassini che si aggirano nelle paludi desolate di McCarthy sono personaggi che vivono e agiscono nel ricordo di un’era, la nostra. Non sono i primi uomini del mondo, non sono la preistoria dove tutto deve ancora avvenire. Essi sono i colpevoli. Sono personaggi lacerati dal senso di colpa, dalla vergogna, uomini e donne azzerati che vivono in funzione della sopravvivenza, come bestie, sì, ma con ancora qualche brandello di invenzioni umane come i fucili, le leggi, la religione.
Chi comanda nel mondo dopo la fine del mondo? In Il buio fuori ci sono degli avvocati e dei medici che vivono alla meno peggio in case migliori di quelle degli altri, sono loro a controllare la situazione delle varie contee in cui si sono riuniti i sopravvissuti (A cosa? A un disastro nucleare? A una guerra mondiale? Il genio di Mc Carthy passa anche attraverso le sue omissioni, che lasciano spazio a visioni).
Vi sono poi personaggi che vivono in un limite fra umano e fantastico, come il calderaio, una figura grottesca che si sposta di città in città vendendo articoli di seconda mano, il quale si prende cura del bimbo di Rinthy, madre di un figlio che le viene strappato via dal fratello, Holme, che di questo neonato è anche tragicamente il padre. Il bambino viene abbandonato da Holme nel bosco, dove il calderaio lo troverà e lo porterà con sé, cercando una balia che lo possa nutrire. È compassione la sua? Un residuo di amore nello sconforto del mondo? Rinthy parte alla ricerca del figlio, dopo aver maledetto la crudeltà impietosa del fratello. La strada è pericolosa, il percorso improbabile, poiché Rinthy non ha mai visto il calderaio in viso e non saprebbe riconoscerlo. Di casa in casa, di baracca in baracca, la diciannovenne si trascina in preda a un sentimento materno sclerotizzato che la mantiene in vita (e dà un senso alla sua vita) nonostante la fame e la sete e la salute precaria; gli incontri che faranno lei e il fratello (partito alla ricerca della sorella) oscillano fra il pericolo e la gentilezza di un tempo perduto. Sperduti nella campagna infatti vi sono uomini incattiviti e folli, che però non negano mai ai viandanti un bicchiere d’acqua e un riposo per la notte, in una sorta di solidarietà innata.
Il finale si risolve in una tragedia senza più speranza per i protagonisti e per il lettore, che rimane incatenato nella palude e nella vaga sensazione che magia nera e realtà possano convivere, una volta che gli esseri umani abbiano oltrepassato la famosa linea d’ombra già preannunciata nei romanzi di Conrad.
Il buio fuori e La strada di Cormac McCarthy sono libri desolati, crudi, forse ancora distanti dal nostro immaginario; contengono ammonimenti, previsioni e profezie su un futuro possibile e che però non bisogna far accadere. Secondo questa prospettiva, è molto probabile che il nostro secolo veda in McCarthy un nuovo modello di romanzo di formazione.

© Maddalena Lotter

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