Anna Maria Carpi – Un padre naturale

biennale architettura 2010

Un padre naturale

Un incipit

Non prenderlo.

Il cucciolo, bianco con dei puntini neri sulle orecchie, da un probabile ascendente dalmata, apparteneva a quelli della pensione del piano di sotto, che lo lasciavano spesso per strada o per le scale, tanto che lui si era accodato a Paola e quando rimaneva solo veniva a piangere alla sua porta.

Non prenderlo, ti dico, ribadisce Alfio.

Sera di dicembre. Dalla finestra di cucina si vedevano le luci dello scalomerci di porta Vittoria e di là giungevano a tratti anche pietosi lamenti di bovini da macello che avrebbero passato la notte rinchiusi nei vagonimerci in sosta.

A un nuovo uggiolio dal pianerottolo, lei balza in piedi:

Come fai a lasciar fuori questo cirillino! Io non posso resistere.

Alfio detestava ogni dissennato non posso resistere, ma lei era già alla porta e già rientrava in cucina con la bestiola in braccio, e la depositava sull’unica sedia munita di cuscino. Lui le lancia un’occhiata di odio: ma il fortunato, con un guaito di soddisfazione, ci si era già acciambellato, e di lì non l’avrebbe più mosso nessuno, e anche il “cirillino” gli resta per sempre, d’ora in poi si chiama o così o Cirino.

Nuova occhiata di odio, insieme al crac di una sedia rovesciata: con un rauco “volevo ben dire, ci risiamo”: Alfio va a chiudersi nel suo studio. In cucina è rimasta accesa la radio che trasmette di quella musica settecentesca, di Bach o altri che lei liquida come ‘gnigo-gnigo’ e, siccome è probabile che per il resto della sera lui non ricompaia più, lei va subito a spegnere.

A dire il vero, Paola gli aveva giurato che non avrebbe preso altri animali. Perché a farli incontrare, forse per loro disgrazia, già era stato un animale. Durante una di quelle passeggiate del dopocena che anni prima intraprendevano da single intorno a casa: sciolta dal guinzaglio, la Nina, la bastardina di Paola, era volata abbaiando furiosamente contro lo sconosciuto e Paola aveva dovuto correre da lui a scusarsi e lui fra sé aveva constatato che bella donna, che sguardo intenso, ecc. ecc., e con la massima eleganza aveva chiesto di poterla rivedere, e dopo qualche tempo si erano messi insieme.

A un tratto a Paola viene in mente che il piccolo possa avere fame. In frigo c’è un avanzo della cena. Paola tira subito fuori il piatto e lo posa per terra davanti a Cirino. Lui scende dalla sedia, lappa tutto in un attimo e torna sulla sedia. E a dormire dove lo metto? C’era la cassetta da frutta con dentro un vecchio guanciale sfasciato in cui aveva dormito la Nina. Paola non aveva avuto cuore di gettarla via: la va a recuperare nel ripostiglio e la piazza dove stava prima, nel vuoto fra credenza e armadio delle scope, poi prende su il piccolo e ve lo sistema. Tu, da bravo, stai qui.

Di là, nello studio, c’è ancora luce: Alfio si è messo a scrivere. Ma non dura mai a lungo,  sulle dieci si corica. Da tempo i miei dormono separati, lui nel suo studio e Paola nella stanza da letto comune. Perché il sonno di lei, leggero, frantumato da smanie e farneticamenti, disturba quello tutto filato di lui.

Così anche questa sera lei si corica da sola nel lettone e prende dal cassetto del comodino un blocknotes a quadretti dove segna le cose da fare il giorno dopo e i pensieri profondi, così li chiama, che le vengono sfaccendando durante il girono. Che in casa loro l’artista sia Alfio è un equivoco.  La vera vocazione letteraria ce l’ha lei. Lei di letterature ne ha addirittura due, questa scarabocchiata e quella fuggevole, orale: se solo trova qualcuno che la sta ad ascoltare, è una favolosa reporter della vita.

Con suo dispiacere non hanno figli. Ahimé, non sarà anche perché  lei ha passato i quaranta?

Alfio è impiegato in una pubblica biblioteca cittadina, con un orario non troppo rigoroso, rientra nel tardo pomeriggio e, poiché il cane ormai c’è e fra la casa e lo scalomerci si stende un  prato vuoto, un bel giorno gli viene in mente di portarlo laggiù – dopotutto gli si è affezionato. Là fuori Cirino c’era già stato insieme a qualcuno della pensione del piano di sotto che forse sperava di abbandonarvelo, ma questa è la prima volta che ci va con un vero padrone, e che il padrone, liberatolo dal guinzaglio, lo fa correre avanti e indietro e pare rallegrarsi del suo abbaiare di pazza gioia. Quando arrivano sul  prato, Alfio prende a lanciargli dei sassi, lui schizza come una palla e glieli riporta trionfante. Alfio si curva e si rizza: raccatta e lancia, ansima, suda, ma sente che questo forzato su e giù della schiena gli fa un gran bene – in realtà ha ancora un’ottima schiena, malgrado la vita sedentaria – e torna a casa rinfrancato.

Passa un mese. Incredibile, Paola è incinta! Mi congratulo, signora, dice il ginecologo, ma più di tanto non mi meraviglio, è raro anche in donne più giovani trovare una freschezza di tessuti interni pari alla sua.

 Paola rincasa trionfante, e non può non gettare in faccia ad Alfio questo splendido elogio. Alfio ha un brivido.

Lo so, fa lei, per te ogni particolare carnale è ripugnante. Sai cosa penso? E’ chiaro! La sterilità dipendeva da te.

Alfio si raggomitola su se stesso.

Ma sì, dipendeva dalla tua fiacca di sedentario.

Così, cari amici, il mio vero padre è stato il cucciolo Cirino.

***

© Anna Maria Carpi

Un commento su “Anna Maria Carpi – Un padre naturale

  1. Scusate l’invasione:
    Per Gianni Montieri che in passato ho avuto qualche
    innocente scontro in questo blog, oggi inserisco
    qualcosa per farmi perdonare e che riabilita la
    sua città da me forse sottovaluta. udhttp://www.corriere.it/storiedichinonsiarrende/13_dicembre_10/scugnizzo-diventato-editore-porto-libri-mia-scampia-91c14f3e-616a-11e3-9835-2b4fbcb116d9.shtml

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