Thomas Bernhard, Sulla terra e all’inferno

Bernhard_auf_der_Erde

La prima raccolta di poesie di Thomas Bernhard, Auf der Erde und in der Hölle (Sulla terra e all’inferno) fu pubblicata nel 1957.  Alcune liriche vengono proposte qui nell’originale in tedesco e nella mia traduzione.  Nel percorrere questi versi non sfuggiranno certamente le suggestioni che derivano dalla lettura della poesia di Georg Trakl. (a.m.c.)

Der Tag der Gesichter

Morgen ist der Tag der Gesichter. Sie werden
sich erheben wie Staub
und in Gelächter ausbrechen.
Morgen ist der Tag der Gesichter, die in
die Kartoffelerde gefallen sind. Ich kann
nicht leugnen, daß ich
an diesem Sterben der Triebe schuldig bin.
Ich bin schuldig!
Morgen ist der Tag der Gesichter, die meine Qual
auf der Stirn tragen,
die mein Tagwerk besitzen.
Morgen ist der Tag der Gesichter, die wie Fleisch
auf der Kirchhosfmauer tanzen
und mir die Hölle zeigen.
Warum muß ich die Hölle sehen? Gibt es keinen anderen Weg
zu Gott?
Eine Stimme: Es gibt keinen anderen Weg! Und dieser Weg
führt uber den Tag der Gesichter,
er führt durch die Hölle.

Il giorno dei volti

Domani è il giorno dei volti. Si
solleveranno come polvere
e scoppieranno a ridere.
Domani è il giorno dei volti, caduti
nella terra delle patate. Non posso
negare di essere
colpevole di questa morte delle pulsioni.
Sono colpevole!
Domani è il giorno dei volti, che portano
il mio tormento sulla fronte,
che possiedono il mio lavoro quotidiano.
Domani è il giorno dei volti, che ballano
come carne sul muro del cimitero
e mi mostrano l’inferno.
Perché devo vedere l’inferno? Non c’è altra via
a Dio?
Una voce: Non c’è un’altra via! E questa via
passa per il giorno dei volti,
passa per l’inferno.

Thomas Bernhard
(Traduzione di Anna Maria Curci)

Ich weiß, daß in den Büschen die Seelen sind

Ich weiß, daß in den Büschen die Seelen sind
von meinen Vätern,
im Korn
ist der Schmerz meines Vaters
und im großen schwarzen Wald.
Ich weiß, daß ihre Leben, die ausgelöscht sind
vor unseren Augen,
in den Ähren eine Zuflucht haben,
in der blauen Stirn des Junihimmels.
Ich weiß, daß die Toten
die Bäume sind und die Winde,
das Moos und’die Nacht,
die ihre Schatten
auf meinen Grabhügel legt.

So che nei cespugli ci sono le anime

So che nei cespugli ci sono le anime
dei miei padri
nel grano
c’è il dolore di mio padre
e nel grande bosco nero.
So che le loro vite, che sono estinte
ai nostri occhi,
hanno un rifugio nelle spighe
nella fronte azzurra del cielo di giugno.
So che i morti
sono gli alberi e i venti,
il muschio e la notte
che le sue ombre
posa sul mio tumulo.

Thomas Bernhard
(Traduzione di Anna Maria Curci)

In einen Teppich aus Wasser

In einen Teppich aus Wasser
sticke ich meine Tage,
meine Götter und meine Krankheiten.
In einen Teppich aus Grün
sticke ich meine roten Leiden,
meine blauen Morgen,
meine gelben Dörfer und Honigbrote.
In einen Teppich aus Erde
sticke ich meine Vergängnis.
Ich sticke meine Nacht hinein
und meinen Hunger,
meine Trauer
und das Kriegsschiff meiner Verzweiflungen,
das hinübergleitet in tausend Gewässer,
in die Gewässer der Unruhe,
in die Gewässer der Unsterblichkeit.

In un tappeto d’acqua

In un tappeto d’acqua
ricamo i miei giorni,
i miei dei e i miei malanni.
In un tappeto di verde
ricamo i miei dolori rossi,
i miei mattini azzurri,
i miei borghi in giallo e le mie fette di pane e miele.
In un tappeto di terra
ricamo la mia caducità.
Ci ricamo dentro la mia notte
e la mia fame,
il mio cordoglio
e la nave da guerra delle mie afflizioni
che scivola in mille acque,
nelle acque dell’inquietudine,
inelle acque dell’immortalità.

Thomas Bernhard
(Traduzione di Anna Maria Curci)

Vor dem Dorf


Die Gesichter, die aus dem Feld tauchen, fragen
mich nach der Rückkunft.
Mein Schrei stört nicht die Schwalbe,
die auf dem zerbrochenen Ast hockt. Finster
ist meine Seele, die der Wind treibt
ans Meer, zu riechen das Salz der Erde.
Meine Legende ist sterblich.
Unter dem Baum, der meinem Bruder ähnlich ist,
zähl ich die Sterne der Schiffer.

Davanti al borgo


I volti che emergono dal campo mi chiedono
del ritorno.
Il mio grido non  turba la rondine
acquattata sul ramo spezzato. Cupa
è la mia anima, che il vento spinge
al mare, a fiutare il sale della terra.
La mia leggenda è mortale.
Sotto l’albero, che assomiglia a mio fratello,
conto gli astri dei barcaioli.

Thomas Bernhard
(Traduzione di Anna Maria Curci)

Im Garten der Mutter

Im Garten der Mutter
sammelt mein Rechen die Sterne,
die herabgefallen sind, während ich fort war.
Die Nacht ist warm und meine Glieder
strömen die grüne Herkunft aus,
Blumen und Blätter,
den Amselruf und das Klatschen des Webstuhls.
Im Garten der Mutter
trete ich barfuß auf die Schlangenköpfe,
die durch das rostige Tor hereinschaun
mit feurigen Zungen.

Nel giardino della madre

Nel giardino della madre
il mio rastrello ammucchia gli astri
caduti mentre ero via.
Calda è la notte, e le mie membra
sprigionano l’origine verde,
fiori e foglie,
il grido del merlo e il battito del telaio.
Nel giardino della madre
schiaccio a piedi nudi le teste dei serpenti
che fanno capolino dal cancello arrugginito
con lingue di fuoco.

Thomas Bernhard
(Traduzione di Anna Maria Curci)

Vierkanthof (acquistata da Bernhard nel 1965)

Vierkanthof (acquistata da Bernhard nel 1965)

22 comments

  1. grazie Anna Maria, per queste belle traduzioni dei versi inquietanti dell’inquieto e inquietante Bernhard. Una proposta di gran livello
    lucetta

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  2. Vi ringrazio molto per la vostra attenzione a testi che, se a una prima lettura colpiscono per il divergere dai toni più conosciuti della prosa e del teatro di Bernhard, evidenziano temi ricorrenti in tutta l’opera, anche se le somiglianze immediate sono piuttosto con le tappe dell’autobiografia – penso soprattutto a “Ein Kind” – che non disdegnano, per colui che sognava di diventare cantante lirico, accenti ironicamente melodrammatici . La morte domina. Lo stesso Bernhard, in un’intervista a Krista Fleischmann, afferma nel 1978: «Mir wurde der Tod in die Wiege gelegt, er verfolgt mich halt» (la morte mi è stata messa nella culla, mi perseguita, tutto qui).

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  3. E’ un Bernhard prima del Gelo, il suo terribile e bellissimo romanzo d’esordio. Un Bernhard che si apre e si chiude come un’ostrica, richiamando le figure del focolare (in vita, se non ricordo male, viveva con il fratello). E, tuttavia, già in questa versi si nota il tratto proprio della scrittura di Bernhard, quali la reiterazione e i finali precisi e duri.
    chapeau per la proposta e la traduzione che tiene insieme l’anima nera e, per quanto possa non sembrare, profondamente umana, nuda e vulnerabile di Bernhard.

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  4. Grazie a Renzo Favaron e a Sonia Lambertini.
    Renzo Favaron ha trovato le parole più chiare ed efficaci per presentare questa prima raccolta di poesie di Bernhard, che, come ricorda Peter Hamm in un articolo apparso nel 1991 su “Die Zeit”, suscitò grandi entusiasmi e reazioni enigmatiche. Anche sulla storia della ricezione varrebbe la pena di lanciare uno sguardo, ma l’attenzione va volta innanzitutto sul problema dell’accessibilità dei testi in traduzione.

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  5. Bellissime tutte: le poesie e le traduzioni.
    Appunto le tue traduzioni sono poi (il termine risulterà abusato ma pazienza) molto musicali.
    Dico questo perchè invece, quando leggo dei testi poetici tradotti, spesso provo quasi l’impulso di prendere certi traduttori a sardissime testate sul naso!
    Quella lingua ragnatelica, storta, contorta, umidiccia ed appicicaticcia, che sa di gesso, marmellata andata a male e “dietro la lavagna, somaro!”, tipica di maestrine o sergenti… Tu mi capisci, vero?
    Venendo a B.: mi ha colpito molto la poesia in cui parla (tra le altre cose) dell’Inferno. Tema, quello, che ha tormentato (e continua a farlo) anche me. Troppo facile liquidare il tutto come robaccia medievale, anche liquidarla… bisogna.
    Un tema, quello della morte e DANNAZIONE eterna certo tipico della cultura cattolica, come tale comune ad Austria ed Italia.
    Stranamente, vi sono esplciti riferimenti all’Inferno anche in “Mean streets” di Scorsese; vedi il gangster interpretato da Harvey Keitel.
    Sai che sul blog ho pubblicato un pezzo su T. Bernhard? Un po’ perchè mi piace molto, un po’ perchè sto scrivendo una “cosa” inizialmente ambientata in Salzburg.
    Be’ ora mollo il mouse e prendo la Bic.
    Salutone!
    Riccardo

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  6. Ti sono grata, Riccardo, per il tuo commento, un invito a ritornare sulla scrittura di Thomas Bernhard, fonte ricchissima di riflessioni, pungolo e, talvolta, anche distesa sulla quale soffermarsi. Un saluto caro, Anna Maria

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  7. Leggo soltanto oggi questa perla. Grazie per aver aggiunto un tassello alla mia conoscenza di Bernhard. Non potresti tradurre tutto il libro e farne una pubblicazione? Gli amanti di Bernhard, che sono tanti, te ne sarebbero grati…
    Fiammetta

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