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Solo 1500 n. 57 – Una mappa

Solo 1500 n. 57 – Una mappa

Alla sinistra della piazza c’è l’agenzia di Emirates, poco più su mantenendo la destra, verso il Duomo, trovi il Museo del Novecento, ti volti nuovamente e ritorni  nella piazza. A destra il capolinea del 24, fai trenta metri e c’è un’agenzia di un grande gruppo bancario. In una via sulla destra scorgerai un’agenzia di scommesse sportive. Tu prosegui dritto, ancora alla tua destra troverai un Caffè storico, oggi chiuso per infiltrazioni mafiose, più avanti su un angolo spunta una palestra di lusso (piscina, massaggi, ecc.), a dieci metri un ristorante giapponese. A questo punto voltati e guarda dall’altra parte: sul fondo un paio di Consolati e un negozio di alimentari molto chic. Hai camminato tre minuti in tutto, facendo il giro di una piazza che è Piazza Diaz di Milano. Dal Museo del Novecento a qui hai contato: quattro mendicanti e una ventina d’impiegati in pausa pranzo. Stai ricapitolando? Ti fa pensare alla globalizzazione tutto questo? O soltanto a Milano? Il nucleo di una città, in pochi metri quadri contiene già tutta la sua (attuale) essenza. Soldi – facciata – immagine – povertà – mafia – storia – normalità – tristezza – sushi. Anche da una sola piazza si può indovinare il destino di una città, la sua direzione. Per muoverti nel resto di Milano non ti resta che ampliare o restringere il concetto di quartiere in quartiere, di via in via. Aspetta, non andartene ancora, facciamo un’altra volta il giro della Piazza, sono convinto che ti siano sfuggite alcune cose. Seguimi.

Gianni Montieri

4 risposte a “Solo 1500 n. 57 – Una mappa”

  1. Per i dieci anni di Stile Libero ricordo che mi diedero in omaggio in libreria una raccolta di racconti di autori Einaudi che s’intitolava appunto ‘Descrizione di un luogo’; è uno di quei testi che periodicamente riprendo in mano, rileggo, tanto son belli alcuni di quei racconti (lì ad esempio c’è quello su Zabriskie Point di De Cataldo).
    Questo tuo, Gianni, meriterebbe un posto in quella raccolta, perché la tua capacità di focalizzare un luogo in 1500 parole, alla perfezione, dicendoci qualcosa di antropologico e anche di amaro, ma soprattutto di poetico su di esso, è un dono raro oggi, dove il racconto di luoghi che son anche ‘spazi dell’essere’ è spesso violentato da una sovrabbondanza di parole che non servono. grazie.

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