Solo 1500 n. 52: Storia di un’impiegata
Stamattina (ieri per chi leggerà) è passata nel mio ufficio una collega. Persona gentile, che conosco da almeno dieci anni. La chiamerò N., per comodità. N. viene spesso a chiedermi delle opinioni lavorative, che a volte esulano dalla mia competenza. N. viene perché vive nel terrore di parlarne con la sua responsabile. Domandiamoci di N., che vita faccia, quale fatica la attraversi. N. è depressa, separata, uno o due figli. N. ogni mattina arriva da unpostoinculoailupi, nell’estremo piacentino (ma potrebbe essere bergamasco o cremonese). Il suo paese non ha la stazione, N. quindi con un altro mezzo di trasporto raggiungerà, per esempio, Piacenza, da lì prenderà un treno che la porterà a Milano. N. alle otto meno un quarto è già in ufficio, perché se sgarra con le coincidenze arriva dopo le nove. N. è un’impiegata normale: fa il suo. La guardi e capisci che non puoi chiederle di più. Ma se le spieghi cosa fare, come farlo, puoi star tranquillo N. lo farà, assalita da tremila dubbi, afflitta dalla paura di sbagliare. I dubbi di N. glieli togliamo io, e qualche altro collega, che sa che potrebbe piangere da un momento all’altro, potrebbe star male. N. stamattina è entrata nel mio ufficio in lacrime, dicendo: “le ho soltanto fatto una domanda”. Conosco la sua responsabile non è una stronza, ma è arrogante e, di conseguenza, incapace. Per rispondere ai quesiti di N. bastano cinque minuti di pazienza e un minimo di gentilezza. Cose così, normali. Perché vi ho raccontato questa storia? Forse perché N. sono mille storie che passano senza lasciare traccia. N. ogni volta dice: “Posso offrirti almeno un caffè, per sdebitarmi?” rispondo sempre di no. Qualche volta mi lascia una caramella.
Gianni Montieri


7 risposte a “Solo 1500 n. 52: Storia di un’impiegata”
…hai dato voce a chi non ha voce e spesso non rispone ai soprusi solo per buona educazione, buona giornata.grazie.
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vero.
Anche in un romanzo di Silvia Ballestra la protagonista è una certa ‘signorina N.’ – lontana da questa, o forse no.
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Sottoscrivo pari pari il commento di Cettina.
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“è arrogante e, di conseguenza, incapace”. Arroganza come sinonimo di incapacità… sottoscrivo pienamente.
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grazie Gianni, il giorno in cui ho lasciato il mio posto in fabbrica, piangevo come una disperata e ho dato le dimissioni, consapevole che non avrei più trovato un lavoro.
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grazie a voi…tutti
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bella ‘sta persona/personaggio… un bel ritratto dal vivo…
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