Sono cambiati i posti prima, poi i viaggiatori. – di Luciano Mondini

Sono cambiati i posti prima, poi i viaggiatori.

Ho viaggiato molto, per lavoro ahimé. Nell’ottantuno l’inizio,
l’Oriente. Malesia e Singapore. Erano luoghi senza orario, senza
notte. Favoriti dal clima erano luoghi senza chiusure, tutto
avveniva all’aperto e a qualsiasi ora. Ci sono tornato vent’anni
dopo: pareva Lugano. Tutti e tutte si sono dati un nome
occidentale – Shelly, Jessica, Kathy, Brian – per favorire la
comunicazione, dice. Alle sei di sera tutto chiude e tutti si
rintanano, sabato e domenica chiuso, ovunque. Per strada solo
macchine, le persone stanno dentro. Gli uffici hanno l’aria
condizionata e le ragazze non ricordano i batik, portano
tailleur a righine, qualcuna ostenta calze di nylon nonostante i
trenta e più gradi di giorno e di notte. Nella hall di un hotel ne ho
vista una con la pelliccia, giuro. Però, mi chiedo, qui dopo i
venticinque cosa ne fanno delle donne, ché in giro si vedono solo
bellissime giovanissime strafighissime.
Anche, la prima volta in Irlanda ci sono stato negli anni ottanta.
Entravi in un pub ed eri assalito, non rimanevi senza compagnia
più di tre minuti, ti approcciavano come una novità: non ti ho mai
visto qui, da dove vieni. Dopo quattro parole chiamavano altri e ti
presentavano, ehi! lui è italiano, stessa bandiera. Se già non
l’avevi ti mettevano in mano una birra, se l’avevi si portavano
avanti col lavoro, te ne facevano preparare un’altra, ché spillare la
Guinnes vuole il suo tempo. Ogni tanto si usciva a prendere aria,
poi si rientrava e riprendeva la baldoria, la chiacchiera sommessa
e quella caciarona, la confessione; le partite di freccette.
Giovinotti pischelli e vecchi balordi insieme, nella partita e nella
chiacchiera.
I menestrelli suonavano e a mezzanotte tutto si zittiva solo un
attimo, attaccava una musica mormorata all’inizio, si alzavano e
cantavano tutti insieme. Era l’inno nazionale, l’ho capito perché
per cantare si tenevano una mano al petto, ché il cuore non se ne
uscisse.
Le ragazze erano bellissime rosse miti e severe, portavano gonne
lunghe e ampie e ogni tanto vedevi quei piedi lunghissimi
bianchissimi e senza calze anche d’inverno, o una caviglia o
mezza gamba bianchissima lunghissima sortiva, e pensavi che
quel gonnellone era il posto più bello del mondo.
Le sere di Dublino ora sono inutili come quelle di Novara. Pensi
saranno tutti nei pub, invece sono vuoti pure quelli, i pochi
avventori stanno fuori, dentro non si può più fumare. Piccoli
capannelli di ragazzetti fuori dalle discoteche, in fila per poter
entrare. Le ragazze hanno blue jeans troppo bassi e magliette
troppo corte, col pancino di fuori come le nostre. I negozi sono gli
stessi di tutti i centri di tutte le città. Di vecchi non ce n’è più.

@ articolo di Luciano Mondini

2 comments

  1. “Le sere di Dublino ora sono inutili come quelle di Novara. Pensi
    saranno tutti nei pub, invece sono vuoti pure quelli, i pochi
    avventori stanno fuori, dentro non si può più fumare.”

    le cose cambiano

    (grazie luciano)

    Mi piace

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