Agostino Cornali, Questo spazio può essere nostro

Agostino               

per Agostino Cornali (1957-1978)

Saltano gli schemi, stanze chiuse
– insopportabile il freddo delle maniglie –
e subito tre fischi dal corridoio..

Ci vuole coraggio a tornare qui
anni dopo la fine della partita
e trovare ante sfondate, vetri rotti
dalle pallonate, odore di cavolfiore..

Il tempo, è vero, ha svuotato gli armadi,
soffiato polvere tra le lenzuola
ma questa casa non è vuota
c’è chi resiste, rimane a guardia
delle assenze

e c’è una foto in bianco e nero
degli anni settanta
con la maglia della squadra,
le scarpe da calcio,
il sorriso di un goal.

una foto per incontrare il tuo sguardo
quando nessuno ci vede,
per ricordarmi che è tuo e non mio
il nome che porto

 

Via della Torre 15

Si perde il conto degli anni
in questo luogo
di case azzurre e piscine
che riflettono una luce accecante,
che confonde la mente

si dice vent’anni come dire
niente, fingendo di non sapere
che la mia casa è stata venduta
due volte,
e adesso ci vive un ragazzo
che non conosco.

Dentro hanno fatto un corridoio,
al posto della sala c’è una camera
e il bagno è davanti alla cucina,
tanto che adesso

se ci entri non ti orienti

così dice la Brigida,
la portinaia con la voce stridula,
la stessa di vent’anni fa

dice che hanno
modernato, che è cambiato un po’ tutto

ma lei si ricorda bene
di me, di mia madre, della cugina
che lavorava alla Scala.

Nel quartiere c’è silenzio,
sono scomparsi molti palazzi,
a volte si aprono squarci
su un cielo che non ti aspetti.

Non sembra la periferia di Milano,
sembra una città senza bambini
travolta da una guerra
di cui nessuno
ha avuto notizia

e io mi sento addosso la vergogna
del disertore

 

A scuola

In questa stanza sarà sempre autunno,
l’inizio di qualcosa
che non accadrà mai

dentro quest’aula vivrete seduti
e verrete interrogati
ogni giorno
come testimoni del nulla
imparato a memoria

in gola avrete sempre
la risposta soffocata
e nell’aria viziata alzerete le mani
per arrendervi

sarete condannati
per ogni peccato
che non avrete commesso

 

*
Giunti da ogni confine
col cranio trafitto dalla cometa

ma il cherubino disse
no, qui non accade
niente,

qui la pista si perde
in un cerchio di rovine
illuminate male

ma loro volevano l’urto dei corpi,
il sudore e la comunione

e il battito nelle vene,
la musica delle sfere
che fa tremare le pareti

 

*
Giocavano a tennis
in mezzo alla strada
e i figli dei figli contavano
i punti
seduti contro il muro della casa.

Qualcuno dietro un cancello
disse anche quell’uomo
è tuo parente, non lo
riconosci?

Questo accadde prima
di un temporale
e prima della malattia
che scavò le loro ossa.

Si cresceva in silenzio,
insieme alle ortiche.

 

 

la sua figura non differiva molto dalla tua
Sofocle, Edipo Re, v. 74

La prima pioggia d’agosto,
un coltello nella schiena

a fine stagione se ne andavano tutti,
tornavano nelle loro città
violente di pianura.

ci lasciavano qui
a parlare delle cose ultime,
quando il buio cala
come un colpo d’ascia
nel primo pomeriggio

e dopo cena ci contavamo le ossa,
i capelli, le macchie della pelle,
misuravamo le distanze
tra gli occhi, tra i denti

per trovare somiglianze,
relazioni, nuove
parentele

sperando che fosse almeno il sangue
a tenerci vicini
nelle notti d’inverno

 

Questo spazio può essere nostro

è qui che dovremmo vivere,
nascosti
tra le gradazioni del verde

qui dove le case cadono
a pezzi, i cani ringhiano
prima dei temporali
e i gatti si gettano dai tetti
con un tonfo che ci sveglia
nel cuore della notte.

Durante i fine settimana
cancelliamo i nomi di tutte le vie
per inventarci una vita diversa,
e poter fingere di incontrarci per caso
ad ogni svolta,
ogni incrocio

come gente appena tornata
da chissà quale paese,
gente che non si vedeva
da anni,

che chiede come stanno
anche i parenti più
lontani

 

Agostino Cornali è nato a Milano il 20 dicembre 1983. Laureato in lettere classiche all’università Statale di Milano, insegna materie uma­nistiche in una scuola superiore di Bergamo, città dove vive dall’età di sei anni.
Questo spazio può essere nostro è la sua prova d’esordio, pubblicata a seguito del riconoscimento di primo classificato nel concorso “Opera Prima 2010” di LietoColle.

10 comments

  1. “In questa stanza sarà sempre autunno,
    l’inizio di qualcosa
    che non accadrà mai”

    mi ci ritrovo molto in questi versi e, in generale, nel modo di scrivere di Agostino, di evocare in maniera sobria. Sono molto contento di ospitare i suoi testi

    g.

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  2. Complimenti ad Agostino, sono versi in cui ogni cosa è al suo posto, la forma è misurata ed essenziale, non c’è una parola di troppo, e questo fa risaltare ancor più i significati che veicolano. Bellissime le chiuse, taglienti e dirette.
    Matteo Poletti

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  3. Una scrittura pulita, che ho potuto apprezzare anche in altre occasioni.
    Contenta che sia diventata libro.

    Congratulazioni a Agostino!

    ciao, iole

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  4. Ma profe le sembra il
    Caso di scrivere certe cose sugli alunni????
    Mi sembra una cosa da matti !!!!!!
    Nn e giusto!!!!! C’è l’ha con noi!!

    Mi piace

  5. Ma profe le sembra il
    Caso di scrivere certe cose sugli alunni????
    Mi sembra una cosa da matti !!!!!!
    Nn e giusto!!!!! C’è l’ha con noi!!f

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