Solo 1500 N. 5 – L’uomo delle figurine

foto di gianni montieri

foto di gianni montieriSOLO 1500 n. 5 – l’uomo delle figurine

Il ragazzo seduto di fronte a me, in treno, indossa una brutta camicia a righe e strani occhiali da vista, modello anni ottanta. Parla al telefono con voce da adolescente, ripetendo, più volte, a chi l’ascolta all’altro capo, che arriverà a Padova in anticipo, essendo riuscito a cambiare treno. Il ragazzo avrà quarant’anni, la mia età, ma mi ricorda ragazzini in pantaloni corti sempre attaccati alla sottana della mamma e almeno un paio di compagni di classe. Io sto leggendo Andrea Inglese, il libro è quello su Kubrick e la sua Odissea nello spazio, leggo e ogni tanto sorrido. Il ragazzo, poco prima di Verona, fa qualcosa di inaspettato: tira fuori dallo zaino l’Album dei calciatori Panini (2010/2011), e un mazzetto di almeno cento figurine, già in ordine di numero. Apre l’album e inizia a incollare. A questo punto mi scuso con Kubrick, le scimmie e Inglese, ma il ragazzo ha tutta la mia attenzione. Prende a incollare le figurine in maniera perfetta, geometrica, senza sbavature. Attacca Corvia del Lecce, Mutu della Fiorentina (chissà se lo sa che è stato ceduto al Cesena proprio oggi), Borriello (che io salterei) e va avanti. Nessun doppione. A me vengono in mente due cose: la prima è che io non sono mai riuscito ad attaccare una figurina diritta. La seconda riguarda i trenini giocattolo  di cui parla Andrea Inglese nel suo libro, quelli tedeschi “precisi fino alla morte”. E mentre sto collegando i due pensieri, il ragazzo, con un colpo da maestro, chiude l’album e tira fuori Topolino.

Gianni Montieri

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15 comments

  1. leggendoti mi viene un pensiero piccolo, riflettevo sulla percezione del mondo e quindi sulla scala dei valori soggettivi che ognuno dà alle proprie azioni, scelte e gesti. E al grado di leggerezza e peso che ne conseguono, come se la vita avesse un peso diverso a seconda dello sguardo, eppure certe cose come il principio e la fine appartengono a tutti indiscriminatamente.
    Davvero singolare l’apparente contrapposizione tra i treni “inglesi” e la precisione “numerata” del collezionare figurine.

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    1. E’ vero Nat. Così come è vero che un semplice gesto possa rimandare la mente a migliaia di altre cose. Per quanto riguarda il testo è proprio frutto di libera associazione mentale. Caso ha voluto che stessi proprio leggendo quella parte di libro di Andrea Inglese, dove l’autore distingue i bambini e, di conseguenza, quello che diventeranno da adulti, in tre categorie di gioco d’appartenenza. Una di queste è quella dei trenini tedeschi… (sul libro di Andrea scriverò una recensione perché è molto bello, qui l’ho soltanto usato, come coi libri bisognerebbe fare)

      g.

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  2. un puro, un morbido e puro, questo quarantenne, altro che storie! eh! mica te, che credi d’essere diventato adulto solo perché leggi l’andrea inglese! (che poi, topolino è molto meglio, dai!)

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    1. Caro max 71 :-) , in realtà, come in fondo immaginerai, ho molto invidiato e apprezzato sia l’album di figurine che topolino. Il ragazzo faceva anche una certa tenerezza, però c’erano una serie d’aspetti che, guardati con la giusta ironia, rimandano la mente a una carrellata di personaggi un po’ inquietanti. Ricorderai il Robertino di Ricomincio da tre. Comunque è vero che io non sono mai stato capace di attaccare una figurina come si deve e i trenini li deragliavo :-). Tutto questo mi riporta alla mente un’altra cosa, una frase che uso spesso (esagerando volutamente): Se non hai mai fatto sport di squadra sei un potenziale serial killer

      g.

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  3. caro g71 puntato… >:-) mai giocato coi trenini. con le automobiline invece sì. poco prima d’iniziare i compitini, simulavo incidenti mortali sulla mia scrivania di vetrolite. dopo lo scontro, le annaffiavo con generose spruzzatine d’alcool denaturato, quindi davo fuoco e per render più realistica la scena, la mia voce fuori campo s’impennava in un falsetto d’urla raccapriccianti che non avresti saputo dire se più di gioia o di sofferenza. e non ho fatto mai sport di squadra. (però mi piace la poesia)

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    1. :-)))

      beh se hai fatto a botte almeno un paio di volte con altri ragazzini, sei caduto dalla bici sbucciandoti le ginocchia, se ti dicevano di non sudare e tu sudavi di più…ecc…..anche questo dovrebbe salvarti dall’essere Serial Killer. Conoscermi, no

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  4. per libera associazione di idee mi torna in mente
    1) “ce l’ho me manca, famo a scambio? ti do una mazzola, mica cazzi!!”…e a incollarle dritte mai, ma avevamo le ginocchia sbucciate dalle cadute in bici e i primi brufuoli, mica andavamo in treno.

    2) vabbene l’onnipotenza infantile del coetaneo max che da piccoli avremmo tirato giù la navicella di strar trek con una sputazza, ma si sarà celato mica un serial killer in erba dietro la sua voce in falsetto che s’impennava?
    brrrrrrrr che paura! :))))

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  5. Lascio da parte il movimento di ricordi suscitato da queste “Solo 1500” di bravura e confesso che la lettura mi ha ‘punzecchiato’ a rivedere la formula di Winckelmann, “nobile semplicità e quieta grandezza”. Il ragazzo del treno mi fa pensare a “geometrica meticolosità e fanciullesca fattezza”. Eppure, anche io, non riesco a soffocare la sensazione di ‘unheimlich’, di perturbante/sinistro/inquietante ;-))

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  6. La prima sensazione è d’inquietudine, poi stizza nei confronti di questo senso che mi prende: ma davvero facciamo così in fretta a trarre conclusioni se pure non ammesse? Ovviamente mi riferisco a me, Gianni, tu per fortuna te ne sei astenuto.
    Ok, allargo l’orizzonte: mi resta la curiosità e anche la nostalgia (fantastica nostalgia).

    Ottimo spunto per riflettere, grazie Gianni.
    c.

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