Gianni Montieri – 5 inediti – (un anno in sintesi)

AGO E FILO

Rammento e poco più giù rammendo
piccoli tagli, scuciture, fori d’entrata
dalla finestra vedo un albero in fiore
salire su un muro color mattone
e questo (come non saprei spiegarlo)
mi pare un segnale, un’intenzione

metto in ordine la stanza, spolvero
ieri sera non hai telefonato, non importa
sei così presente, talmente ovunque
che sentirti o non sentirti non cambia
lo stato delle cose, il ritmo irregolare,
lo sciogliersi del sangue

con la scopa tiro via
le ragnatele ma lascio stare i ragni
credo portino bene. Ho spostato le tue maglie
ora hai un ripiano intero e tutto me

il pavimento è da lavare o basterà spazzarlo?

E dietro questa avrei altre domande:
il nuovo di Pusterla è bello come sembra?
Tu questo venerdì arriverai? Intanto
almeno la pioggia ha smesso di cadere
io mi sposto in mutande sul divano
in preda a qualche dubbio.

EUROSTAR 9750

Riparto che è già buio
poche luci, qualcuno cena
otto e venti: sarai già a casa

all’andata le stazioni sono belle
al ritorno soltanto panchine vuote
gente di schiena
tutti lasciano qualcosa prima dei binari
ai parcheggi, oltre le biglietterie

Padova: è presto per chiamarmi fuori
per cui ho tre libri ma non leggo
quello seduto di fianco guarda un film
si direbbe un uomo solido
una moglie, forse figli

io non faccio niente
accumulo ritardo
è come se ti avessi ancora addosso
la ragazza di fronte mi sorride
nemmeno se ne fosse accorta.

****

L’ORA DEL BAGNO

Del mare ricordo una finestra
vernice scrostata sulle imposte
stranieri fermi ai rondò
in attesa di carico
per lavori da mezza giornata

dietro il mare: la statale
lunga fino al Lazio
macchine con brava gente in coda
per le ragazzine, per scopare

il lungomare una sterpaglia
baracche, case mai finite
cartelli divelti e zanzare
prima di un lido, un morto ammazzato

ricordo questo del mio mare
e altro ancora

io e mia sorella ridevamo sempre
come fanno i bambini al mare
per noi contava soltanto l’ora
in cui entrare in acqua
qualunque fosse il suo colore

non ho mai visto gabbiani sul mio mare
qualche volta aquiloni colorati: bellissimi.

****

OTTOBRE COMUNQUE

Credo si possa essere felici
come è vero questo momento
in un cortile di San Sebastiano
le panchine vuote
a quest’ora nell’aria
resiste l’odore di sigarette spente
io matricola notturna cosa spero di imparare?
Cosa ascolto mentre guardo verso
la finestra dove ai tuoi studenti insegni
dove cerchi di sbrigarti e magari
sbirci l’ora oppure in basso

e mi trovi, scampato a calli e ponti
al primo freddo, al mio passato.

****

QUESTIONI INVERNALI

Sapevo sarebbero tornati i treni
i racconti da rotaia, il posto,
qualche volta, accanto al finestrino
l’amore, certamente

di avere distanze da accorciare
-il bianco della neve sui binari-
il calore che viene da case appena scorte

i viaggi: questioni invernali
taccuini da riempire

sapevo le facce degli altri passeggeri
l’aria stanca da venerdì pomeriggio
di questo conoscevo quasi tutto

che si è fatto tutto in una sera gelida
e oltre il vetro, guardando
un luogo che non c’è
fra Brescia e Peschiera, ho pianto.

@gianni montieri – inediti -2010

19 comments

  1. è vero, sono il taccuino, la sintesi di un anno, eppure non sono tue soltanto, non sono solo un ritaglio dei tuoi giorni, delle tue sensazioni, degli incroci sui binari della tua storia intima e affettiva; sono poesie che raccontano squarci, odori, quotiano ed attese, dubbi, speranze, partenze e ritorni, fashback di passato e presente in un continuo “viaggio”, che appartiene ad ognuno, che sospende il ritmo di vita di un’intera generazione (quella di quarantenni un po’ alla deriva tra aspettative e realtà, che non mi stanco mai di descrivere come “precarie esistenze”). Tu porti in poesia le verità dei nostri tempi, con uno stile che ormai non ha bisogno di essere rintracciato in “padri e maestri”, uno stile che ormai è tuo, ha la tua firma ed etichetta, un trade mark… che ormai fa scuola.

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  2. sono poesie che ti accompagnano per mano, dicono “guarda lì” e poi, spostato appena lo sguardo “ora guarda anche lì”… come i graffiti di domenica, il punto interrogativo da fotografare – facessi un nuovo libro – uno squarcio di vita tra le lamiere… questa è la tua poesia, la poesia di chi è “dentro” la vita, in ogni sua situazione e luogo, la poesia di chi non si perde dietro a spiegazioni, parole inutili ma pizzica, sfiora, fotografa con uno stile davvero unico che Nat dice molto meglio di me :-)

    grazie, gianni, grazie.

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  3. belle, Gianni. L’ora del bagno, poi, è commovente. Mi ci ritrovo tutto, tutti i lidi di Varcaturo, Licola e Castelvolturno. Non è facile fare lirica in questo modo e tu ci riesci sempre egregiamente.

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  4. Spaccati di esistenza, detti con profonda leggerezza. Belle immagini, Gianni, oneste e sincere. Mi sono piaciute, tutte e cinque, per la pacatezza e la verità che traspaiono, limpide. Sì, questa è poesia. Grazie.

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