tre poesie di Cataldo Amoruso

Cataldo Amoruso (31/7/1959) è un poeta che ha tenuto nascosto a se stesso di esserlo, per lungo tempo, e ancora non se ne convince.
Soltanto da poco ha aperto un blog dove pubblica racconti e poesie del passato e testi attuali. La sua è una scrittura diretta e coinvolgente, decisamente interessante.

cb

***

Periferie

.

E tu qui,
dove c’è stato un tempo

entra per questa via
di toponomastica confusa
di periferie
di borghi annessi e in fretta sciolti
guarda i nomi
forse qualcuno ne ricordi
sono strani
sono vie e piazze
di colori di frutta di cose
sono gli ultimi viali
quelli che a voltarsi ci si sente soli
perduti, a fine corsa
o volo
entra per questi spini
passa per queste vene
è caldo il sangue
è di strada d’agosto
blu
o rossa
come da legenda
come da istruzioni annesse
lascia che ti parli la radice del cuore
importuno
vorrei farmi di soli vorrei
passarti come un dito sulle labbra,
disegnare un volto
ché il mio era finito
e non poteva sapere
che ogni linea tracciata
era un altro un unico confine.

Oggi provi a spezzarlo questo profilo di non luogo
ché già è stato quel tempo
che alberava viali sotto la linea dello sguardo
a fiori nuovi
e proiettava segni di avvenire
a ruota libera
sotto l’ala.

Ora che serri il tempo di un sorriso
e sussulti forse nello scatto dell’astuccio
con poca cura lo hai chiuso tra le dita
pensando a un’ossessione
l’amore che non s’attenua
oggi che sei lontana.

Rimangono le mie periferie
dagli ingressi inviolabili
a dare su strade senza nome
o innominabili.

Da queste porte non si alzano voli.
Si entra o si esce
ma indubitabilmente.

15 settembre 2010.

.

***

Esercizio, forse

Tu lo hai visto il sole così?
Quando sai che deve esserci
e non riesci a guardarlo?
Lo hai visto
quando diventa una bocca
gialla alta su una deriva
e vorresti trattenerlo
con denti, mani, braccia
e parlarci
come si parla a un gallo o a un cane,
o ad un amico strano? Lo hai visto
quando ti punge sugli occhi
e per un attimo inali ancora quella pelle
di sale che addosso
tanto tempo prima ti è stata amata baciata
gocciolineata a fiori e labbra?
L’hai vista?
O la immagini…
è la stessa somma di labbra,
due o forse due o sempre due…
Solo che oggi è il tempo a muoverle,
è lento,
si schiudono attraverso e con nuovi sentimenti,
sono i figli, i cari, i nuovi pensieri,
sono le spose mancate e gli altari,
sono il giorno che si è spalancato da altre porte…
ormai poco manca,
la somma è quella di sempre,
è il mondo che va avanti,
col suo disegno affiorato a stento…
sì, ci basti ora un sorriso
o una pacca sulla spalla,
abbiamo solo scherzato,
abbiamo rimandato il difficile,
era il di là da venire,
oggi siamo oltre,
siamo un po’ di tessuto di troppo,
o una splendida forma rimarcata a forza…
siamo siamo, sì, amo,
nonostante tutto,
non potevo mancare…

Ti risparmio il vuoto che non ti ho detto,
solo oggi mi guardo in linea retta.

13 settembre 2010

.

***

Dove, poi

..e poi nelle tue mani di luogo
il sogno di conoscere
ha piegato le ali
una linea di sola placca
d’argento tirando
sulla somma degli anni

Poi la coerenza si è sciolta
nel gioco folle
di risultanze e attese.

Poi un vago affanno
di tessere fuori posto
di mosaico in ritardo
di incroci obbligati.

E più in fondo
concave, concave le mani
dettando ancora
regole di forze mute
facendo a meno di parole
giacendo paghi di silenzi.

Così a volte ti incontro
e non nascondo
l’elegia come un guizzo
di viole a fior di labbra che sconto
in una vita ad anse di bottiglia.

19-12-1983

6 commenti su “tre poesie di Cataldo Amoruso

  1. Queste parole entrano in me, e scavano, scavano, fino a vibrarmi sotto la pelle. Alcuni punti li trovo molto “alti”, e molto vicini al mio sentire. Grazie per aver(mi) regalato un po’ di te.

    MS

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  2. Anno 1983 e poi, qui, anno 2010. Tu ancora sai dire dell’incontro, sai guardare il sole in taglio da raccontare. Concordo con Cristina: inutile nascondersi a se stessi, ancor di più oggi che sai guardarti in linea retta.
    Grazie a te e grazie a Cristina.

    clelia

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  3. “Ti risparmio il vuoto del non detto” scrive Cataldo Amoruso. Eppure la forza dei suoi versi supera l’ostacolo e dice, comunica, trasmette. L’implicito sa farsi strada, con destrezza. Un saluto grato a Cataldo Amoruso e a Cristina Bove, che ne ha proposto qui i versi.

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    • Grazie anche a te, Anna Maria…mi fa piacere, semplicemente, se le mie parole possono dare qualcosa, a chiunque. Non le avevo dette quasi a nessuno, fino a quando Cristina non mi ha detto che esistevano i blog e che era un luogo in cui si poteva anche ”parlare”.
      Ciao
      Cat.

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