Liliana Zinetti – Nel solo ordine riconosciuto

Ogni cosa ha radice nel vento

Le mie parole sono farfalle insanguinate.
Hanno la reticenza del dubbio
il bianco della neve
sono passi a ritroso verso il silenzio
pagine di un libro sfogliato dal vento.
Le mie parole sono mani sui muri
culla di fragili lune d’inverno

***

Sappiamo l’autunno, eppure
scriviamo poesie sulla lamina delle foglie.
Servirebbe un posto dove stare, un piccolo
momento perfetto, una mosca cieca da grandi
con le mani sugli occhi e, tra le dita,
la risata del sole.

Servirebbe non pensare allo scricchiolio
delle cose, al cedimento di ossa e profili.
Vedi, qualcosa passa (ed è già perduto)
senza aver avuto un nome.

Vita che ci regala albe e sogni e oscurità
la ruggine di chiavi che non aprono le porte
e vetri scagliati d’improvviso.

Il ragazzo si è gettato dal terzo piano.

(Un Dio distratto / un’accelerazione di molecole?)

L’hanno portato via a sirene spente
nell’aria chiara di aprile.

Hanno pulito il sangue, tutto
era come prima
solo gli alberi
andavano come pensieri nel vento.

***

Hanno occhi scuri, i fondali.
L’incresparsi della luce
illude il colore della superficie.
Si deve stare attenti, non guardare
al fondo. Si deve andare lievi sull’acqua
con le domande che bruciano le dita.
Raccogliere la luce
per i momenti con il capo tra le mani
per il magma di pupille
che s’invera nei tagli, per il loro
venire sottile, senza corpo.
Loro stanno nei giorni
colando invisibili umori,
cercano carezze, cercano pane.
Può l’esattezza di una parola
la cesura di un verso
scalfire l’orrore?
Serve un ordine, un ordine
al grido degli orizzonti.
Ci si deve appoggiare al cielo, tenerlo
fermo con le mani.
Tenere le distanze, fermare
i passi e ridere con l’erba.
Vivere recisi.
Gridarla sottovoce
questa pena.

***

Siamo acqua che ride e morso di serpente,
una casa, delle cose che abbiamo toccato.
Apri la porta a una pioggia
che lavi le colpe, il volto dubitante
dell’Angelo, periferie attraversate
da cani e lamentosi lampioni, tutto
il sangue bevuto dai fiori, tutte
le parole e le poesie
che non bastano e non dicono
sono qui, adesso, nel raggio
dove entriamo un momento solo
bagnandoci d’azzurro
scavando stagioni
che abbiamo mancato

***

C’è un vento che scuote lamiere, mugghia
come un toro irato. Lei conosce lo iato, lei
separa un tempo da un tempo
(ma mischia il grano al loglio, il sano all’infetto) alza
inferriate, uncini di vetro

sfarina la pena
mangiatene tutti, questo è il mio corpo

la liturgia del pane, corpo
consunto per tornare

a quando erano gli occhi stelle
con ancora un cielo

Lei attraversa l’aria
e si fa attraversare

da becchi di uccelli furenti

e vuole il cielo e vuole il mare
l’assoluto azzurro, lei fata
di sortilegi e marzapane
lei strega di furori e tempesta

di un corpo sacrificale.

(I viali trasportano lo strazio fin dentro gli alberi,
la curva inaspettata con i fiori, cose
che pensammo immutabili, andate
come sillabe finite prima del dire:
la bocca murata del dolore)

***

Ci sono stati giorni con la neve sui tulipani
a folate la polvere negli occhi e sui fiori
tempo dove qualcosa batteva senza fiato.
Un graffiare di bestia ai vetri.
Abbiamo spezzato il pane
e bevuto fino all’ultima goccia
la quieta disperazione dei morti.
Conficcati nelle mani
i vetri dell’aria erano grida.

***

Passano nell’aria
come uccelli sconvolti.
A volte, equilibristi goffi,
su fili di luce oscillano inquieti.
Guardano il futuro
con i nostri occhi.
Sono stati corpi, caldi
di carne e sangue.
Sono stati occhi e sguardi.
Fiamme spente, ora, alberi di fumo.

Ospiti congedati,
insistenti tornano
bussano alla porta

chiedono cos’hanno lasciato.

***

Liliana Zinetti, Nel solo ordine riconosciuto, Casa Editrice L’arcolaio, 2009

Liliana Zinetti risiede a Casazza (Bg), dove è nata nel 1954. Ha pubblicato due raccolte di poesie Volo di terra, LietoColle 2004, L’ultima neve, LietoColle 2007 e Una poesia, Pulcinoelefante, 2008.
Suoi testi sono apparsi su Le Voci della Luna, Poesia, Soglie e altre riviste letterarie, nonché in numerose antologie.
E’ ideatrice e promotrice del Premio di poesia Il lago verde. Gestisce il blog spaziozero54.splinder.com

7 comments

  1. prendo nota, di questi versi da conficcarsi dentro…perchè han suono e odore a me cari….e spero d poter comprare presto il libro…in ritardo, ma anche no

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