Massimiliano Santarossa – Hai mai fatto parte della nostra gioventù?

Massimiliano Santarossa – Hai mai fatto parte della nostra gioventù? – ed. Baldini Castoldi Dalai 2010

E’ un romanzo che si divora questo di Massimiliano Santarossa. Un tamburo che martella. Lo sono i personaggi, il linguaggio. “Hai mai fatto parte della nostra gioventù?” è la storia di quattro ragazzi che vivono nel Nordest, nell’operosissimo, industrialissimo, Nordest.  I protagonisti provano a mordere una vita senza speranza nel  tugurio periferico delle “case rosse” di Villanova vicino a Pordenone. Quel che fanno, però, è autodistruggersi. In ogni gesto, movimento, scelta, di questi ragazzi c’è rabbia e disperazione, probabilmente nessuna via di scampo.  Una profonda solitudine.

Questo è l’incipit:

“ Io sono il Vez. E questa è la storia di settandue ore trascorse sull’asfalto del Nordest. Ho camminato e vissuto assieme a Nic, Giò e Mike. Uniti come fratelli di strada. Noi siamo la cerniera tra l’inferno e il mondo. Andiamo con sbandati, drogati, puttane, spacciatori. E stiamo anche con voi. Solo che non sappiamo più cosa è peggio e cosa è meglio. Tu hai mai fatto parte della nostra gioventù?”

Tutto si svolge  tra il venerdì e la domenica. In mezzo a questo tempo scorrono : la droga, il rave, il sesso rabbioso, la rissa, la corsa d’auto illegale. Mentre leggi, senti questi ragazzi molto vicini. Ricordi qualcosa che hai sfiorato. Perché in fondo le storie sono tutte uguali e il baratro è dietro l’angolo di ciascuno di noi. Spesso è un colpo di fortuna a fare la differenza, nascere in un quartiere piuttosto che un altro ti cambia la vita. Questi quattro ragazzi hanno l’anima lacerata, ma ce l’hanno. Dentro questa folle corsa, l’odio verso la città, i personaggi squallidi che li circondano, il rancore o il rimpianto verso le famiglie, dentro tutto questo c’è un tenersi per mano, un continuo salvarsi l’uno con l’altro; come se tirare su l’amico che le ha appena prese in una rissa o portarne uno in overdose all’ospedale fosse l’unica maniera per fuggire alla disperazione. Al nulla.

“Siamo davanti al portone di ferro arrugginito. Un capannone di cemento armato disperso tra frasche, pozzanghere, fango  e strade desolate con  i lampioni rotti nella campagna tra Pordenone e Treviso. Il rave party è qui dentro. La meta. L’approdo. Il paradiso. Tiro su il bavero del giubbotto per ripararmi dal freddo. Il cielo nero colmo di nuvole è perfetto per questo scenario da dopo atomica. Qui tutto parla di solitudine, di desolazione, qui attorno è tutto morto. Qui espieremo le nostre colpe.”

Massimiliano Santarossa, scrive in maniera tagliente, cattiva, limpida e diretta. Ti scaraventa in un buco nero e ti dice le cose come stanno. Alla fine, in mezzo allo schifo, sei costretto a domandarti: tu cosa avresti fatto? Come saresti diventato?

Il paragone con il primo Welsh, che fa Gian Paolo Serino nella quarta di copertina, è calzante. Stessa incazzatura e dinamicità, linguaggio diretto e crudo. Un bel libro sul serio.

@recensione di gianni montieri

Nota biografica dell’autore: Massimiliano Santarossa è nato nel 1974 a Villanova (Pordenone). Ha pubblicato i libri Storie dal fondo e Gioventù d’asfalto (biblioteca dellimmagine). Prima di dedicarsi alla scrittura è stato falegname e operaio in una fabbrica di materie plastiche, e ha trascorso buona parte della propria vita a diretto contatto con i personaggi delle sue sotrie. Ha vinto il premio letterario Parole Contro (nel 2008) e ha ricevuto la menzione speciale del premio letterario nazionale Tracce di territorio (nel 2009). I suoi libri sono stati oggetto di diverse rappresentazioni teatrali.

5 commenti su “Massimiliano Santarossa – Hai mai fatto parte della nostra gioventù?

  1. è disarmante. un dionisiaco bestiale in cui fuggire e autodistruggersi, alienandosi. purtroppo una realtà sempre più diffusa, con sempre meno scarto da un quartiere all’altro; una fotografia sociale che può generare repulsione e proprio per questo da fissare bene in mente.

    grazie Gianni, consiglio accolto.
    nc

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  2. grazie nat e clelia, davvero un buon libro. Come nella mia filosofia: recensione non richiesta ma libro che ci piace :-)

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  3. Grazie per il suggerimento.
    Cercavo giusto qualcosa da leggere!
    Ho lavorato nei rave come operatore e devo ancora capire tante ma tante cose!

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