Di Lei e dei suoi fiammiferi.

Irene nasce nel 1980 nella calda e meravigliosa Puglia.
Le sue parole trovano carta nel 2006 con l’esordio “Canto Blues alla Deriva”, ed.Besa Editrice.
E’ presente sulla rivista letteraria “Tabula rasa 05” e molte sue poesie sono presenti
in varie antologie fra cui quelle della LietoColle, “Verba Agrestia”, 2008 e “Il segreto delle
fragole” del 2009.
Riceve, dal Teatro di musica e poesia, “L’Arciliuto” di Roma, il riconoscimento Kagolokatika.
Collabora con  “Il Paese Nuovo”, quotidiano salentino e cura con amore il suo blog letterario:

http://ireneleo.wordpress.com

Dove potrete leggerla e sentirla, perchè la sua voce e la sua penna, ha il calore e l’amore,
profondo della sua terra.
Fra le mie mani ho due sue opere, “Sudapest”, ed.BESA, 2009 e “Io innalzo fiammiferi”, ed. LIETOCOLLE, 2010.

Sono qui per parlarvi dei suoi fimmiferi, delle sue parole che sono “come un anello di metallo sullo stomaco, che stringe”.
Continua a cercare la poesia, senza mai fermarsi, perchè la poesia è viaggio continuo nelle intercapedini dell’animo.
Ogni passaggio che le dita ricamano su questa carta, sono versi memorabili, caldi e corposi, una dolce e ruggente donna
che ama la poesia e che fa versi da tatuarsi a caldo sul cuore.

Certe poesie mi si attaccano dentro con la loro forza espressiva e visiva.
Perchè le è così, visiva.
A guardare dentro i suoi occhi ci si perde, incantandonsi ed incatenandosi.

Presagio

La polvere è l’ansia della spina
che cade piano dentro le cose morte,
prima dell’affondamento nella voce.
Ho ingoiato tutta la tua polvere
lungo il passo incerto spogliato,
ma negli occhi solo ora nacquero
appena tu le scartasti con parole a punta,
rose dal bouquet lungo,
omologate ai sensi altrui.

Eccezioni

Eternità sul fore di palstica,
se la succhia il tempo con la bisaccia gravida e l’occhio vuoto,
la madre vta, inollato alla polpa rossa che vibra.
Tu ridi sotto il bianco del giorno non dimentico.
Ed io…
Amplessi, soltanto.
Anelli concentrici
di dente in dente fino alla punta della lingua,
radar di eccezioni che sanno di misto credo,
e navgano nelle unghie.

Andare

Le chiavi della trama, l’odore del latte corpulento di madre dismessa,
l’anello di piazza ncastrato al collo.
Maschere infilate all’uncinetto
da un filo unico tra me ed il sud del Sud.
Mi batte sulla tempia lo zig-zagare dei pori a caldo,
sbuffo bieco di una zanzara a neon che si ostina
a riempire lo stomaco d un padrone istintuale.
Io innalzo fiammiferi,
tuoni di ferro
sulla scia dell’andare lontano.
Vivo solcandomi.

9 comments

    1. io ringrazio il web.
      perchè senza di esso io non ti avrei ncontrata.
      e soprattutto in un giorno di maggio non avrei potuto stringere forte questa donna bellissima.
      piena di parole e amore.

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  1. …lo conosco il colore ed il sapore di quei solchi tra le zolle.di quelle rughe infinite del doversi rinnovare.quel dover per forza mascherarsi o scappare.quei voli rasi,come di zanzare nel “faugno” dei pomeriggi messi ad asciugare o a tessere il tempo per tempo.il mio salento sud più a sud dello stesso cercarsi,dello stesso stanarsi sulle proprie ombra,sulla sacra ombra del proprio credo.finire o appartenere.intanto.mi giro dall’altra parte per dimenticare di aver dimenticato.il resto è poesia di meraviglie,di scoperte,di eccezioni.meraviglioso il presagio iniziale.brava,Irene,un miliardo di volte…

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