piccole poesie per l’estate |Daniele Gennaro (inediti 2010)

Codice giallo

Il punto credo sia questo: incastonare rapide
dalla sorgente al delta.
Restare attoniti con le risorse disponibili sì,
frequentare postriboli con la faccia al vento,
d’angelico rimessage affannarsi un poco,
rimpolpando pretesti per dare e avere.
Il punto potrebbe essere anche questo:
revisionare, inflessibile alle regole, le compiacenze
dell’altrui infelicità.
Occasioni non mancano a tale
proposito, mi invecchio solo a pensare alle
conseguenze nere di un simile atteggiarsi.
Non che manchino le occasioni per aggrovigliare
in maniera precisa le noiose baldanze di un brioso
amico che ancheggia passi alla Travolta in un
annisettanta da circo equestre.
Ne ho visti passare e ne ho visti in futuro
tagliare il traguardo dell’imbecillità fatta storia.
Un ultimo punto forse: lasciar correre conviene?
Non c’è risposta, c’è sagacia , urgenza da codice
giallo, lasciar correre sì.
Le diagnosi improvvisate cambiano il corso della
notte ai più sensibili di cuore.

intermittenze, piogge estive, tradimenti amorosi

ti muovi in maniera disarticolata muta
come una grammatica sconosciuta
disarcioni a una a una le prevedibili
intermittenze ( perifrasi ostili, sarà!)
resti a guardare con la bocca ovale
aperta – occhi remano sparsi –
in un sintetico “come?”.
sei letteratura che cresce
cavigliere tintinnanti d’argento
bagliori in uscita
passo indiano comanche
scrosci improvvisi di pioggia estiva
concerti andalusi britannica scherma:
autorevole sentimento che oscilla pensoso
nella buia stiva del tradimento amoroso.

dans l’hiver c’est mieux

vorrei disarmartii e berti in religioso silenzio
(ai balcani consentirei sortite domenicali
attraversamenti rapidi in ripide sommosse)
accantonerei dubbi preamboli affaccendamenti
inoperoso starei a bearmi della tua inviolata
bellicosa urgenza di donna- pensata in attesa-
voliere di spago movimento d’ali cantate
felicità rapprese in volumi d’ozio.
verdi di prato e silenzi nell’ombra
(saranno ) nuvole bianche di desiderio solo.
sapessi ora – che infilo l’umido cappotto-
della trasparenza che il sonno dona alla vita
della fragranza gustata nel posticipo invernale
vorticoso assemblaggio di governata quiete
estemporaneo dono colorato, arrivo.

Scorciatoie

Alla mia età si svicola leggeri
Per le incerte sideways del tramonto
Impeccabilmente folli ci si trova
A bere qualche nuovo tipo di birra
Nella sera che scimmiotta la Bowery
(Poetica mulinante luce prefabbricata).
Rido pensando agli equivoci della notte
Trascorro silenzi divarico nebbie per
Aprire un varco alla mollezza esigua
Residuo di stomaco vomito impassibile
Tutta la resistenza che oppongo alla
Peristaltica immobilità della vita- regna
Sovrana imbecille di ortica nera- punto
A capo chino umilio la terra.

Ristoro

E’ passato un angelo disegnando labbra
occhi occhiali per attrezzare soccorsi ai passanti
salvare le porte da impertinenze di sguardi
(stipiti alterni alterati stati di grazia) frammisti
a ore dinoccolate e scarne per lo più viola
il tuo colore che ben si dispiega in terrazze
fiorite delicate ombre accorciano la rete dei
ricordi paralisi estiva del poter parlarne ancora.

Il vento muove le tende il suo profilo di carta velina
ricalca un seno illuminato dalla poca luce rimasta:
lontano da qui un dettaglio del tuo movimento
sotto il lenzuolo bianco nella piccola notte luna ristora
(amato) come il batter d’ali di un dolore finito.

l’omino delle poesie.

ho le mani di mio padre oggi le ho viste
nascoste fra le mie mani
l’attaccatura delle unghie l’anello d’oro al dito
strette forte sul volante vagano
disegnano ipotesi stringate per giorni vuoti.

non ho dettato che poche note al mio
omonino omino delle poesie nel
quaderno dove scrive.
veramente particolare quel che sente
con l’olfatto verde della sperimentata
vita appoggia insolente il bicchiere ancora
pieno di vino accanto alla sua isola preferita
non cestina nulla ( o quasi ) attende il vento
temporale accende luci prima che venga il buio
ma silenzio e trova solo la nemesi attesa
per sbaglio in un dirupo terracqueo
radici insperate linfa dentro l’estate festa
immobile Parigi sguaiata ride dappertutto
e quel che manca è il sole.

metafisica del più e del meno

la metafisica del più e del meno
espropria rigattieri della merce buona
solletica imprevedibili occasioni d’oro
per far di conto man bassa d’acque
morte nella Camargue periferica dell’
attesa di te che sillabi acuta il mio nome
sigarette rollate sfumano tramonti buffi
incerti soli d’occidente ripropongono
spenti vulcani d’oppiode sentimento
io vengo vado torno terribilmente vicini
siamo per poter prendere le giuste propor-
zioni dell’incontro sul bagnasciuga fotografa
la tenerezza se riesci accecami con il flash
più potente che trovi rima roma rimuovi
da mezzo la porta quell’incastro che vedi
al buio sospira la mia sete verde seta
cigola in un continuo movimento il saliscendi
della luna abbasso il sipario leggo da solo
alla luce fioca del traballante filtro d’amore.

6 commenti su “piccole poesie per l’estate |Daniele Gennaro (inediti 2010)

  1. Per qto la licità nelle sue ore più belle che nn sperava il mio amore sono merito solo suo: con un breve sorriso lui s’inganna,ovunque camminando l’ impossibile, ma beve in piedi e s’allontana nel sole sereno di un agosto lontano

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  2. grazie Patti…la tua scrittura merita ben più di un commento qui, pensaci!

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