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proSabato: Yves Bonnefoy, La comunità dei traduttori
Continua a leggere: proSabato: Yves Bonnefoy, La comunità dei traduttori[…] E il compito del traduttore? Ebbene, se questo non è un semplice storico, se non vuole soltanto farci sapere quali erano nella Divina Commedia il nome e i maneggi degli interlocutori di Dante all’inferno o al purgatorio, se vuole tradurre la poesia come tale, anche a lui occorre riconoscere che il primo oggetto della…
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proSabato: Emidio Montini, Nove
Continua a leggere: proSabato: Emidio Montini, NoveNove Essere crocifisso nell’azzurro è la più terribile delle punizioni. Per avere veduto il vero, lo stato della Casa. Le blatte lungo i muri, dietro gli stipiti. Le migrazioni delle cimici, la sottile conquista di ogni responsabile spazio, e scarafaggi a milioni coi loro dentini aguzzi a attaccare le fondamenta. Il senso dei miti è…
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I poeti della domenica #174: Ingeborg Bachmann, Hôtel de la Paix e Esilio
Continua a leggere: I poeti della domenica #174: Ingeborg Bachmann, Hôtel de la Paix e EsilioHôtel de la Paix Dalle pareti crolla senza far rumore il peso di rose, e dalla trama del tappeto spuntano fondo e fine. Si spezza al lume il cuore di luce. Buio. Passi. Davanti alla morte si è chiuso a scatto il catenaccio. Ingeborg Bachmann (traduzione di Anna Maria Curci)
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I poeti della domenica #173: Ingeborg Bachmann, Girotondo e Nella bufera delle rose
Continua a leggere: I poeti della domenica #173: Ingeborg Bachmann, Girotondo e Nella bufera delle roseGirotondo Girotondo — cessa talvolta l‘amore nell’estinguersi degli occhi, e noi vediamo dentro gli occhi suoi propri spenti. Fumo freddo dal cratere ci alita sulle ciglia; solo una volta il vuoto orrendo trattenne il respiro. Gli occhi morti abbiamo visto e mai dimentichiamo. Più a lungo di ogni cosa dura l’amore e mai ci…
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Ostri ritmi #11: David Bandelj
Continua a leggere: Ostri ritmi #11: David Bandelj. Pred mejo Zobam . enovito . formulo . dobrobiti .skozi . večerne luči . jo je . videti čutiti . v . mrzlem . zraku tisoči . so umrli s telesom . in brez . njega…
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I poeti della domenica #172: Neri Pozza, I cani
Continua a leggere: I poeti della domenica #172: Neri Pozza, I caniI CANI Nella caverna della notte il latrato fumante dei cani e le catene che corrono sul ghiaccio, il vento nero che scampana. Tu chiami ancora vaneggiando rosse, bianche bocche di cani, denti come spettri di colonne, fauci scarlatte dell’orco sulla neve. Ninna nanna di cani per dormire e le catene al vento che scampana.…
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I poeti della domenica #171: Peter Härtling, Tentativo di parlare con mio figlio
Continua a leggere: I poeti della domenica #171: Peter Härtling, Tentativo di parlare con mio figlioTentativo di parlare con mio figlio Volevo raccontarti, figlio mio, nella rabbia per la tua apparente indifferenza, per l‘estraneità tra di noi, di cui ti riempi la bocca, volevo raccontarti, ad esempio, della mia guerra, della mia fame, della mia povertà, di come sono stato strapazzato, di come non sapessi più che fare, volevo…
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I poeti della domenica #170: Giulio Casale, Ho imparato una cosa
Continua a leggere: I poeti della domenica #170: Giulio Casale, Ho imparato una cosaHO IMPARATO UNA COSA Io vengo dal Veneto e ho imparato che nella vita come nel radicchio solo il cuore va mangiato. Il resto è schermo in balia del tempo che darà l’inverno. Questa storia è un cuore ritrovato. * © Giulio Casale, Ho imparato una cosa da Sullo zero, Papergraf edizioni (ultima ed. in…
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I poeti della domenica #169: Giovanni Raboni, Guerra
Continua a leggere: I poeti della domenica #169: Giovanni Raboni, GuerraGuerra Ho gli anni di mio padre – ho le sue mani, quasi: le dita specialmente, le unghie, curve e un po’ spesse, lunate (ma le mie senza il marrone della nicotina) quando, gualcito e impeccabile, viaggiava su mitragliati treni e corriere portando a noi tranquilli villeggianti fuori tiro e stagione nella sua bella borsa…
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proSabato: Dino Buzzati, Sette piani
Continua a leggere: proSabato: Dino Buzzati, Sette pianiDopo un giorno di viaggio in treno, Giuseppe Corte arrivò, una mattina di marzo, alla città dove c’era la famosa casa di cura. Aveva un po’ di febbre, ma volle fare ugualmente a piedi strada fra la stazione e l’ospedale, portandosi la sua valigetta. Benché avesse soltanto una leggerissima forma incipiente, Giuseppe Corte era stato…