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Il confine tra scomparire e restare – Vittorino Curci e Tommaso Di Dio

Rubrica a cura 
di Annachiara Atzei

 

“Ma davvero vivere e morire, assenza e presenza, sono totalmente distinti? E se lo scorrere del tempo – che tutto contiene, o forse no – perdesse la sua linearità, e passato, presente e ciò che ancora potrà accadere o essere si confondessero? E se quanto si conosce e si considera, per questo motivo, reale, e quanto non sappiamo e che, quindi, releghiamo all’irrealtà si mescolassero e si richiamassero a vicenda senza soluzione di continuità? Forse la perdita e il distacco possono trasformarsi in una ipotesi di vita? E come può essere scisso l’amore dal ricordo? E per ultimo: qual è il confine tra scomparire e restare?”

 

 


La storia accomuna i testi di Vittorino Curci e Tommaso Di Dio: privata e pubblica, personale e di tutti. Una storia che non è mai marginale – che non resta sullo sfondo, ma è essa stessa vita (e, come, tale, richiede partecipazione) – e che non sembra essere scadenzata dal tempo, bensì riunisce gli eventi in una percezione unica: il ricordo, da una parte, – o meglio, il racconto di un episodio accaduto (o che sarebbe potuto accadere), capace di cambiare il corso delle cose – e, dall’altra, la constatazione di un divenire. “Adesso o mai più”: cosa, se non queste parole, contengono un invito a essere nel qui e ora e a viverlo? E cosa è più attuale dell’adesso, che rende permanente, pur in apparenza nell’attimo soltanto in cui concretizza, l’agire? Così come, nel modo indefinito del verbo andare, chi legge può percepire la contemporaneità dell’azione, la sua corrispondenza con il raggiungimento di una consapevolezza: quella che ci vede immersi in un fluire che chiama ciascuno a sentirsi coinvolto dai fatti che si verificano e, quindi, responsabile dei loro effetti. Ma, oltre la questione civile o etica che sembra dare origine ai versi dei due autori, c’è anche una ragione sentimentale che muove la loro scrittura: un percorso fatto insieme a un amico, un ideale condiviso, “io e te”, le mani che tremano, un tempo prima della vita.
Un giorno di fine estate che vita è tutt’ora.


 

ADESSO O MAI PIÙ

 

“con il parlar male di tutti sono state costruite grandi
carriere…” – avranno pensato di essere utili con la loro
assenza e che un tocco di kitsch, alla fine, non guasta

“mai successo prima” dicevano “e forse è la volta buona
per piazzare la dinamite ai quattro angoli del palazzo…”
(altri freghi sul foglio ma non è il momento di parlarne)

dopo si confondevano, “credevamo fosse un mare con
molte navi”, e ancora dopo sbucavano fuori da qualche
parte nel paesaggio che fu dei loro avi – tra tumulti del

cuore e tormenti “la storia (anche questa) non è mai
cominciata!” ho gridato forse io quando il cielo si
è schiarito. era prima della vita. un giorno di fine estate

VITTORINO CURCI

 

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Andando #2

A Antonio

 

Andando verso la storia.
Andando verso il cielo, verso le nuvole
verso la polvere e l’universo.

Ci siamo già dentro. Dentro il suo bellissimo
cielo di sangue siamo proiettati
verso l’immanente
piano delle case distrutte e delle grandi
leggi approvate all’unanimità.

Andando verso la storia.
Andando fuori dalla storia, andando
verso il suo inutile
quaderno di dolore, minuta calligrafia
roteante nella festa
democratica, tirannica, oligarchica.

Andando fuori dalla storia, io e te.
Adesso, andando
verso questa storia: verso il luminoso
bisturi del chirurgo che
cuce e ricuce
le labbra staccate dalla bomba.

Andando verso la storia e ancora
e di nuovo
nella nuvola, nei cieli distrutti
e nel denso, crepitante
fumo dei forni. Io e te: verso l’innumerabile
verso l’impercettibile, verso il bisbiglio.

Verso le mani
che hanno tenuto, vedi: questa ascia e questo filo.
E che ne tremano ancora.

 

TOMMASO DI DIO

 

 


 

Vittorino Curci vive a Noci (Bari) dove è nato nel 1952. Poeta, musicista e artista visivo, è presente in numerose antologie di poesia contemporanea. Nel 2021 è stato uno dei tre finalisti al Premio “Viareggio-Rèpaci”. Nel 2023 ha ricevuto il Premio “L’Olio della Poesia” (XXVIIsima edizione).

Tommaso Di Dio (1982), vive e lavora a Milano. È autore di alcune raccolte di poesie, fra cui Tua e di tutti (Pordenonelegge-Lietocolle, 2014), Verso le stelle glaciali, (Interlinea 2020) e Nove lame azzurre fiammeggianti nel tempo (Scalpendi Editore, 2022). Si occupa di critica letteraria e traduzione. In particolare, dal 2015 è membro del comitato scientifico del laboratorio di filosofia e cultura Mechrí ed è dal 2018 tra i curatori del progetto di poesia e arti visive Ultima. Nel 2023 ha curato un racconto della poesia italiana degli ultimi cinquant’anni, Poesie dell’Italia contemporanea (Il Saggiatore), ha pubblicato una traduzione di Dylan Thomas, Visione e preghiera (Giometti & Antonello) e ha pubblicato il suo ultimo libro di poesia: Ardore (Nino Aragno).


In copertina: George A. Weymouth, Agosto, 1974, tempera su tavola

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