Rubrica a cura
di Annachiara Atzei
“Ma davvero vivere e morire, assenza e presenza, sono totalmente distinti? E se lo scorrere del tempo – che tutto contiene, o forse no – perdesse la sua linearità, e passato, presente e ciò che ancora potrà accadere o essere si confondessero? E se quanto si conosce e si considera, per questo motivo, reale, e quanto non sappiamo e che, quindi, releghiamo all’irrealtà si mescolassero e si richiamassero a vicenda senza soluzione di continuità? Forse la perdita e il distacco possono trasformarsi in una ipotesi di vita? E come può essere scisso l’amore dal ricordo? E per ultimo: qual è il confine tra scomparire e restare?”

Episodi del passato – quasi insignificanti o, forse, decisivi – reminiscenze restituite alla mente e alla scrittura da una elaborazione ormai adulta sembrano, in questi testi di Mariachiara Rafaiani e di Laura Recanati, i punti cruciali a partire dai quali si snoda il ragionamento poetico su ciò che si è perso e su ciò che, nella vita di entrambe le autrici, è rimasto. Tracce di un’altra esistenza – in cui “alcuni muoiono, altri/ vengono portati via dall’acqua”, oppure dove riappare il cortile di un asilo, le maestre, l’altalena che va sempre più su – si riaffacciano alla memoria in tutta la loro concretezza, talvolta durezza, e persino in tutta la loro malinconia. Il tempo trascorso – le esperienze fatte, anche indirette – diventa, allora, l’occasione per domandarsi cosa è davvero necessario e cosa no, oppure per riflettere su cosa ciascuno porta con sé di quanto ha vissuto e degli incontri fatti: forse qualcuno ci ha portato via qualcosa? E dove si trova adesso? Nell’insistenza dei dubbi, nel tentare di capire quali siano, adesso, i riferimenti rimasti impigliati nel setaccio del divenire, c’è, tuttavia, ancora spazio per l’immaginazione: il cielo che ributta indietro corpi leggeri e indispensabili al vivere stesso, i buchi sotto le costole che, forse, qualcuno arriverà a colmare diventano due chiare immagini di un mondo ancora possibile. Di una sperata permanenza.
Alcuni muoiono, altri
vengono portati via dall’acqua.
Ci sono cose ferme sopra i ponti
immobili per un servizio fotografico.
Le macchine passano e la strada
è piena di rumori, gas di scarico.
La Senna è esondata, gli alberi
escono dall’acqua come colonne
con i loro capitelli di foglie.
Una civiltà è terminata,
naufragata lasciando dietro di sé
piccoli fossili e conchiglie.
Dimmi allora questa distanza,
se preghi ancora, cosa immagini,
cosa custodisci, quali piccole cose
hai rubato. Se è per colpa tua
che sento un piccolo buco
sotto la quinta costola.
Cosa mi hai preso?
Dove lo hai messo?
MARIACHIARA RAFAIANI
*
L’inferno era il cortile dell’asilo
le maestre idiote che sorridevano
giocare a madre e padre ed io
facevo il cagnolino.
Con una rabbia che bolliva nelle tempie
spingevo più forte l’altalena, più su, sempre più su.
Volevo vedere un dente schizzare via, una fronte aprirsi
il sangue all’improvviso irrorare una testa bionda.
Ma il cielo ributtava sempre indietro i loro corpi
così leggeri, così stupidamente necessari.
LAURA RECANATI
Mariachiara Rafaiani (Recanati, 1994) svolge attività di ricerca in letteratura latina, collabora con diverse riviste e si occupa di comunicazione culturale. Sue poesie sono apparse su riviste italiane e internazionali. La sua prima raccolta Dodici ore (Edizioni La Gru) è uscita nel 2018. Ha pubblicato L’ultimo mondo (Tlon, 2025).
Laura Recanati è nata a Milano nel 1993. Si è laureata in Psicologia Clinica all’Università di Bergamo con una tesi dal titolo Malinconia e filosofia dell’opera di Jean Starobinski, dove viene indagato il rapporto tra melanconia, psichiatria e letteratura a partire dall’opera di Ippocrate sino a giungere a quella di Robert Burton. Autrice e musicista, vive e lavora come educatrice e docente in provincia di Bergamo.
In copertina: Ernst Ludwig Kirchner, Ciclamini per Natale, 1917, olio su tela, cm 60 x 70

