Di Annachiara Mezzanini
Il dolore è una sensazione strana. È un gavettone di sangue che hai sempre avuto in mezzo al petto, sotto al costato, che – d’improvviso – viene sganciato dai muscoli, esplodendo, inondando ogni cavità. Razionalmente sai che potresti fermare il pianto, che non sei tu al centro della scena, ma il dolore ti obbliga a fare i conti con il vuoto che quell’esplosione ha creato, con la consapevolezza sorda dell’addio: l’impossibilità assoluta di rivedere – o vedere ancora o per la prima volta – la persona che se n’è andata. La mancanza totalizzante.
Oggi, è scomparsa Marjane Satrapi. È morta una delle principali artiste, registe, scrittrici e intellettuali contemporanee di origini iraniane. Il suo lavoro più celebre, la tetralogia Persepolis, pubblicata in Italia in un unico volume da Rizzoli Lizard nel 2022, ha ispirato la lotta e la voce di moltissime altre donne, sparse in tutto il mondo. Il suo inchiostro nero, la sua pagina bianca, si sono fatti simbolo riconoscibile e tangibile non solo di una mente artistica, ma anche di un’intera generazione di ammutoliti, di coloro che sono nati sotto l’ayatollah o che erano troppo piccoli per ricordarsi com’era la vita prima, in Iran. La sua testimonianza si è fatta corale, ha inglobato le vite e le facce di chi cercava di sopravvivere dietro alle tende chiuse dal regime; da semplice bambina un po’ punk, si è fatta adulta sul confine, dividendosi tra la propria terra natale e quella d’adozione. Con il tempo, è divenuta una personalità rinomata e apprezzata; una delle tante donne artiste iraniane, la prima ad aver avuto una risonanza così d’impatto fin dai primissimi anni Duemila.

La sua parola ha toccato altri corpi e altre sensibilità, accogliendo i contributi artistici e letterali di molteplici intellettuali, storici, giornalisti, illustratori. Così, nel 2023, è nato il suo ultimo progetto grafico: l’antologia per immagini Donna, Vita, libertà (sempre edita in Italia da Rizzoli Lizard) che racconta la condizione umana, politica e sociale della donna e dell’uomo fuori e dentro i confini morali e geografici dell’Iran contemporaneo.
Ponendo l’accento sulla persona, ogni suo lavoro, ogni sua indagine ha toccato nel profondo il vasto pubblico, andando a mostrare al resto del mondo cosa stava succedendo in terra persiana fin da tempi non notoriamente sospetti. A lei va riconosciuto il fatto di aver aperto una finestra luminosa sul panorama iraniano.
Ma sarebbe un limite parlare di Marjane Satrapi solo come artista, andando a comprendere esclusivamente il suo lavoro come ricordo di una personalità intera. Ma questo, invece, è il limite della mia voce. Non ho potuto conoscere nulla di lei come donna, perché non eravamo amiche, parenti, non c’era un legame da poter definire tale. Ma allora come si spiega questo vuoto? Come posso io dire di essere toccata nel profondo dalla morte di una donna che non conoscevo? Immagino che i lettori, i fruitori di qualsiasi forma culturale o contenuto, abbiamo la malsana presunzione di conoscere qualcuno solo per il semplice motivo di aver letto e studiato la tal opera, visto e interpretato la talaltra immagine. Dentro di me, in questo istante, non vorrei far parte di quei presuntuosi. Avrei sinceramente voluto conoscere questa donna al di fuori della sua poetica, che mi ha permesso di conoscere e amare una cultura che geograficamente non mi appartiene. Grazie alla sua voce palesata dal tratto di un pennino, mi sono avvicinata all’Iran e grazie alla sua lotta ho alzato anche io la testa difronte a barriere culturali e (dis)informazione, che fino a quel momento mi avevano precluso la possibilità di vedere verso oriente.
Ma questa è la realtà dei fatti, Marjane Satrapi, donna e artista, non esiste più. Per fortuna esiste anche una verità meno amara: Satrapi è riuscita a raggiungere tutte e tutti noi, la forza della sua arte è stata tale che noi, oggi, piangiamo insieme la scomparsa di una donna dal valore immenso. Di lei rimarranno le sue opere – graphic novel, albi illustrati, libri, film – ovvero le testimonianze fisse e imperiture di una vita intera.

