Il demone dell’analogia #53: Anziani

«Una strana amicizia, i libri hanno una strana amicizia l’uno per l’altro. Se li chiudiamo nella mente di una persona bene educata (un critico è soltanto questo), lì al chiuso, al caldo, serrati, provano un’allegria, una felicità come noi, esseri umani, non abbiamo mai conosciuto. Scoprono di assomigliarsi l’un l’altro. E ognuno di loro lancia frecce, bagliori di gioia verso gli altri libri che sembrano (e sono e non sono) simili. Così la mente che li raccoglie è gremita di lampi, di analogie, di rapporti, di corti circuiti, che finiscono per traboccare. La buona critica letteraria non è altro che questo: la scoperta della gioia dei libri che si assomigliano». Mario Praz

Collage digitale by Dina Carruozzo Nazzaro

*23 marzo 1925*
sai che in casa nostra
coi tedeschi ci andò bene
il maresciallo promise
di scrivermi una volta tornato
a casa e non lo ha fatto
io son certo che è morto
e non ha fatto in tempo

[Paolina ha quasi perso
un padre e un fratello,
avrebbe da ridire]

sai che i tedeschi
non sanno dire Bagnacavallo
perché s’inceppano sulla “g”
e non la legano bene alla “n”
facevano sorridere
alla fine erano buoni
ci spartivamo il maiale
e facevamo anche festa

[con te sì, altri rami
ebbero meno fortuna]

sai che con questo binocolo
se lo appoggi bene all’occhio
vedi i mari della luna,
prova da te, guarda che roba
non è meraviglioso?
e lo sai che quella non è
una stella, ma Venere fulgida
e che Marte rosseggiando
si fa inconfondibile?

[ho ancora il binocolo
made in URSS nerissimo
e la luna a ricordarmi te]

ho un fratello nato con me
ma lui è sempre arrabbiato
lui mi dà da pensare e penare
ma è buono come il pane
si chiama Terzo, ne riparleremo

poi ho gli orti, m’intendo
di piante e animali, i gatti
non sono male ma finiscono
sotto le macchine, meglio
non prenderli più che poi
la tua nonna sta male

[tu più che altro]

poi ho la lirica e le attrici
in bianco e nero, Joan Crawford
mica era bella, ma che fascino,
che donna! mica come ora
che son tutte uguali e bionde

in soffitta ho Settimane
Enigmistiche da finire, faccio
raccolta, perché comprarne
di nuove? questo mondo a furia
di consumare si distrugge
troppo buttato senza riparare

[e il tempo t’ha dato ragione]

le lacrime facili ho, mi commuovo
e non porto a termine le parole,
come mi sono ridotto,
guardatemi, ma il gelato è buono
grazie che mi avete portato
fuori in piazza e siete qui

[e non ti ho più visto da allora
se non in una foto sbiadita
lo sguardo severo fisso
e ti bacio ogni volta di carezze
e manchi, lo squarcio
che hai lasciato era un mònito
e il babbo ogni volta dice
“l’ho sottovalutato, grande era
e prevedeva pure il futuro”]

Inedito di Lara Pagani

TANO E MARIA
Una mela riflette la luce,
gli occhi la portano dentro –
se è rossa, se sta cadendo,
come arrivare da un posto a quell’altro?
Tano e Maria.
Da dove viene la mela
c’è la notte che preme
e un sibilo bianco
vede solo il calore
della coppia, di sedie,
la fronte riunita,
e una piccola porta,
dietro tutte le cose:
quattro ruote le zampe,
e uno stesso cavallo.
Un giaciglio, le labbra
al calare del sole. Maria
fa sì con la testa
negli occhi di Tano,
immobili i nomi,
confusi bambini.
Nel parco degli ippocampi
ho trovato gli sposi,
seguendo la voce,
nell’eterno presente
del loro saluto,
“mi ami!”
e a capo chino
gli dato la mela.

Inedito di Amina Narimi

L’ORDURE, L’ORDRE
La signora della casa di fronte
– ancor giovane, bionda, elegante
e in conversazione costante
al cellulare con chissachi –
porta anche oggi il suo carlino
a fare i bisogni nei giardinetti comunali.
Affettuosamente lo esorta al rito mattutino
e si complimenta con lui per lo sforzo compiuto.
Dopo averlo pulito, ne raccoglie il prodotto
in un sacchetto bluviolaceo
e ostentandolo come un tesoro
lo deposita, animata da senso civico
e rispettosa del bene comune,
nel bidoncino sul margine del marciapiede.

Lo sguardo festante del cane
– sardonica parodia di un bebè diligente –
Non pare richiamarle alla mente,
neppur per il gioco del contrasto,
gli occhi pieni di lacrime del padre
immobile a letto
a cui poco prima rifiutò lo stesso servizio
delegandolo,
con schifo pari al magone del vecchio,
all’ecuadoriana arruolata a tal compito e ad altri.

Mistero della merda.

Rinuncia al patrimonio
degli scarti più umani
e loro transustanziazione
sotto il segno di un diverso padrone

Da Cairn di Enrico Testa

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