‘A morsi senza masticare’: Volontà nobili, di Imperatrice Bruno

Gustave Moreau, Salomé dansant devant Hérode

La raccolta che proponiamo oggi si intitola Volontà nobili (Nulla Die, 2022), di Imperatrice Bruno.
C’è il senso del carnale, nei suoi testi, una carnalità che trascende il semplice senso del tatto come a voler scarnificare l’oggetto del desiderio, per stremarlo e poi rianimarlo ancora.
Davide Rondoni, che del libro ha curato la prefazione, scrive:

“L’Amato non comprende la lingua della poetessa. Lo scopriamo alla fine, in un verso dove appare finalmente qualcosa della fisionomia reale di questo “tu” su cui, ossessiva e musicale, feroce e piena di incanti, si riversa la dolcezza amara del canto d’amore perduto. Perché sboccia ancora una rosa se un amore finisce? si chiede la poetessa dai molti capelli, come dice, e dalle molte metafore.
La sua poesia batte dove il dente duole, e potrebbe apparire come l’ennesimo canzoniere di amore e abbandono, tema che caratterizza la nostra epoca come uno strano mantra. Tema perenne, certo, di amanti abbandonati sono piene le navi della poesia, da Saffo a Didone ai giorni nostri. Eppure, in questa predilezione per il tema dell’abbandono leggo qualcosa di più profondo che riguarda l’epoca che viviamo. Pasolini già negli anni ’70 rilevava che un bambino che veniva al mondo era meno “benedetto” di un tempo. Vale a dire che la nascita appare – e oggi ancor più – non l’inizio di un’avventura, bensì una specie di abbandono, di inizio di deriva. Un grande abbandono, a cui gli abbandoni particolari ridanno fuoco rinnovato di pena, ustione nuova. Ma non si tratta solo di questo.
Alla poetessa che mi mandava i testi ho ripetuto più volte “dammi il mondo, non solo i tuoi sentimenti o la loro meravigliosa convulsa cronaca”. Dammi la rosa che fiorisce ugualmente nel giardino. Sono diversi i momenti in cui il mondo entra nel diario dolce e inferocito: le fontane del paese, un confessionale, una catenina… E quella rosa. Nella continua passione di compiere il ritratto di un amore (e un autoritratto di sé stessa amata e amante) la poetessa, anche volendo, non può dare solo la forma di quel tu al mondo intero. Appare, fiorisce ugualmente, si accampa il mondo nel mezzo della guerra amorosa, e nella apparente sconfitta per dirle: “ora guarda, molto è passione, ma non tutto”.
E la forza impetuosa, imperiosa – nomen omen, anzi woman –, l’energia tellurica della ragazza innamorata, piena di sorprese e di ferite, ora, forse, tolto il velo di fuoco e oro e fantasmi, può animare uno sguardo aperto, più libero e forte. Era necessario questo crogiuolo ardente? Sì, era necessario. Lo ha voluto condividere.
La sfrontatezza dei poeti non ha fine, e di certo non è vanagloria, semmai pena, magone, sete. Per fortuna.
E per fortuna la rosa, anche lei così sfrontata, ancora fiorisce e mormora: guardami”.


Cinque poesie tratte da Volontà nobili, di Imperatrice Bruno

*
La pelle canta il disagio
dei corpi scossi al pavimento
in una danza per spegnere il dolore:
pace
è l’unica parola
che non sa articolare.
Sento il rumore delle mie ossa.
Io
sono tra i sensibili.

*
A morsi
senza masticare
ti mangerei come lupa incinta
e tempestata di rabbia.
Quanto ti voglio, quanto ti bramo,
interamente!
Ti reclama anche l’anima del sole.
Brucio per te
nuda e arricciata nel mio respiro,
il tuo unico movimento è il riso.
Del mondo
tutto il silenzio ti appartiene.

*
Quando ti bacio è mezzogiorno.
Anche di sera è mezzogiorno.
Ogni schiocco accende una stella
e presto si infiamma anche il sole.
Cola il cielo dalla tua fronte,
con tutta la luce, con tutte le stelle:
riempie
l’ultimo verso d’amore.

*
Ora cresce nel mio stomaco
un’amara delusione,
mi è figlia a grembo vuoto –
anche lei si nutre di forze distillate
anche lei spesso
da dentro scalcia.
Una catenella ex voto
è la ricchezza che di te mi resta,
mi hai lasciato sola e giovane
a tirare su un dolore.

*
Ho la febbre.
Ho la febbre da quando mi hai sognato.
Il mio corpo lo sa
e si agita, si perde, mi combatte,
vorrebbe alzarsi
entrare nel tuo letto.
In me tutto ciò che vive
è caldo e si spinge
fuori dalle vene,
tira
come un cane al guinzaglio.
Non basto più alla mia violenza
e ogni pezza bagnata in fronte
si asciuga prima ch’io
possa sfebbrare.



Imperatrice Bruno è nata ad Ariano Irpino (AV) nel 2001.
Dopo il suo debutto con Costellazioni di emozioni (2018, Aletti editore), pubblica nel 2021 la raccolta poetica Caratteri Interi (Nulla Die). Le sue liriche sono state premiate, tradotte in diverse lingue e riportate su testate giornalistiche internazionali. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: