Sara Vergari racconta ‘Estate corsara’ di Alessandra Corbetta

Renoir, Bal au moulin de la Galette

Un frammento di vita apre Estate corsara (Puntoacapo, 2022) di Alessandra Corbetta, uno di quelli che restano attaccati alla memoria del cuore ma che solo la poesia rende immortali. Ci sono momenti irripetibili che si fanno già mito mentre li stiamo vivendo, e se non si possono rivivere almeno raccontare sì. È l’estate di una ragazza, con gli ombrelloni blu sulla spiaggia, l’aria libera e un po’ incosciente, è la bella estate per dirla con Pavese, fatta di scoperte ed emozioni forti, di delusioni e dolore. «Stavamo sul finire dell’estate come fosse / la Stagione – pochi anni e braccialetti colorati / a tenere il conto di muretti nomi cuori / trafitti da una freccia di indelebile», così in quest’estate senza tempo dei vent’anni sta accadendo silenzioso quel qualcosa che aprirà una soglia tra un prima e un dopo. Di fatti, il libro stesso è diviso in tre sezioni dai titoli “Prima”, “Durante” e “Dopo”, scansione che ruota attorno a un incontro, a un amore, ma anche a una cognizione inevitabile, quella del dolore e della nostalgia. In “Prima” ricorre il tema e l’area semantica dell’attesa, che piano piano si fa sempre più nitida e assume la forma di un volto. Ma, più di altro, l’attesa è il sentimento di una certa stagione in cui la vita è solo futuro, fibrillazione, speranza. E se tutto l’universo obbedisce all’amore, come cantava Battiato, è l’amore il punto in cui l’attesa diventa il momento che accade, il “Durante” della seconda sezione: «L’incontro ha indicato / l’esistenza, il punto più alto della giostra. Per questo / amare è stato il bianco tra un verso e l’altro». Inizia allora un nuovo tipo di attesa, quella di rivedersi, quella alla stazione dei treni per raggiungersi. Un amore in movimento quello descritto, in giro per luoghi che assumono nuovi volti, rinascono e rimangono per sempre segnati da quel passaggio con le mani intrecciate, simbolo di un legame che sarebbe potuto non finire mai. Firenze, Siena, Pietrasanta, sono molte le geografie toscane attraversate, molti i passi fatti con una leggerezza che ora devono essere ripercorsi a ritroso come un viaggio postumo tra le macerie. Proprio perché chi scrive lo fa nel dopo e non nel mentre, il ricordo non può non essere segnato da un filo sottile di consapevolezza che, nel riguardarsi, trova i germogli del dolore che sarebbe arrivato: «Non volevo sapere e non l’ho saputo / quanto è veloce la parola addio, / come passa inosservata in mezzo a una gioia brevissima». Il Dopo è un’altra stagione in cui, certo, l’estate torna ma con diversi sapori e colori, quasi a tradimento o come una voce che chiama il nome di altri: «È arrivata da dietro l’estate, sei passi / e poi un colpo alle spalle. Ci ha chiamati / con nomi più corti, non ci siamo girati». Invece la voce della poesia si fa più grande, sa di doversi assumere il compito di ricostruire. Niente è semplice ora, e neanche immediato, ma carico di un sostrato di memorie, allusioni, intaccato dall’imperfezione della disillusione. “Dopo” è una sezione certamente in continuità progressiva con le precedenti, che prova a guardare avanti cercando di capire come si fa. Ritornano i treni, gli spostamenti, magari le stesse destinazioni, ma diverso è l’Io che le percorre, che ora non può fare a meno di vedere, segno di una consapevolezza raggiunta anche attraverso la poesia.

A cura di Sara Vergari


Estate 2006
Così il mondo stava
nel succedersi esatto degli ombrelloni blu.
Una ragazza li attraversa con le gambe lunghe
che reggono sfacciate il senso dell’estate.
Un’altra al tavolino ordina acqua e menta,
le trecce more scese sulle spalle
e su anni uguali a frasi che iniziano con forse.
Chi le guarda beve succo d’ananas con ghiaccio
e medita qualcosa da aggiungere al ricordo
di chi ha provato a essere ma poi non è mai stata

*
Monteriggioni
Da dentro la chiesetta la Madonna ci osserva:
credere o non credere è una ragione
che non possiamo dare.
Alla luce accesa per uno scambio equo
il blu divampa
fa’ che abbia le sue mani
è un petalo di margherita che cade
o magari una preghiera antica.
La camminata a Monteriggioni resterà
l’unico parto: dire l’indicibile con convinzione
è stato mettere al mondo qualcosa

*
Ricostruzione
C’è un libro, un anello, una città lontana.
C’è da ricostruire il luogo
del patto che è stato
violato. E perdonare, l’estate.
Non dalla sfera avvolta su stessa
ma dalla sfera che in sé stessa ripristina l’ordine.
Dall’uno e dopo il due. Dall’altezza dei palazzi.
Il verdeazzurro dell’infanzia.
Chi resta vince. Chi resta sopravvive
e traduce la memoria. Chi scappa
dimentica la strada. Le cose venute prima.
Scolorare i segni. L’acqua non punisce
chi è stato benedetto.

Estate corsara, Alessandra Corbetta, Puntoacapo, 2022

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