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‘Gli scomparsi’: Mamma, di Massimiliano Parente

Gli scomparsi sono i libri che non abbiamo mai saputo di voler ritrovare: libri dimenticati, libri fuori edizione, libri introvabili, libri mai tradotti, libri trascurati… Ogni settimana qualche brano da un libro “scomparso”, nella speranza che questo piccolo spazio nascosto possa contribuire
a riesumarne qualcuno.

Edoardo Pisani

Le Muse, Jan Toorop

Il libro di oggi è Mamma, di Massimiliano Parente, libriccino introvabile da anni. Mamma è al tempo stesso un incanto e un orrore, e contiene in nuce – in pagine tanto esatte quanto estreme – tutta la Trilogia dell’inumano. Una piccola curiosità: in una nota alla prefazione, Vittorio Sgarbi ci tiene a “dimostrare” l’esistenza di Dio con una goccia di pioggia caduta sul foglio mentre scrive, sulle parole “macchiata pagina”. Chissà cosa pensava il giovane Massimiliano Parente (allora al suo secondo romanzo) della goccia di pioggia del Dio del suo amico e prefatore Vittorio Sgarbi.


Incontrandomi, domandano cosa scrivo. Non che gliene importi qualcosa, li capisco, non si sa mai cosa chiedere a chi non fa niente, a parte protrarre l’alibi dello studio, se non appunto cosa scrive. Rispondo: un romanzo. Me ne domandano la trama, è la seconda domanda di rito. Mi scappa sempre: un romanzo su mia madre. Poi mi correggo. Un romanzo sulla madre. No. Dico allora un romanzo erotico. Comunque nessuna trama. Se il romanzo ha un senso, la trama non ne ha più alcuno, la scrittura inghiotte ogni connessione, la scrittura cancella la narrazione. E il genere? Pornografico. Ecco. Ma insomma, cosa c’entra tua madre?

§

Brutto tempo, viene a prendermi in macchina, di fronte alla biblioteca, dove sono stato un paio d’ore per cercare di finire la mia ricerca bibliografica, della quale non mi interessa nulla, so già che salterò alla sessione successiva, o a quella successiva ancora.
Temo che tenterà di baciarmi, e spero che lo faccia, o che non ne abbia il coraggio, e allora non sarò certo io a farlo. Non affrontiamo il discorso dell’architetto, lei non ne vuole parlare, io vorrei ma non riesco a entrare nell’argomento, e quindi non ne parliamo. I was born to love you, di Freddy Mercury (rimasterizzata dai Queen dopo la sua morte), e Chanel numero 5.

§

Non vi è successione tra gli eventi, nessuna narrazione, nessuna accettabile. Nessuna geografia dell’anima. Solo ipotesi precise. Immagini. La sua immagine. Le sue parole. Nel non detto si apre lo spazio biografico dell’impossibile, ripetuto all’infinito e spacciato per letteratura in ogni dettaglio, apocrifo o no, e invisibile perché troppo evidente.

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“Decisi di restare incinta da sola, senza parlarne con tuo padre, per averti a diciannove anni, per darti una mamma bella, e perché calcolai di poterti già scopare a trentacinque.”

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“Un pompino. Te lo farò doppio. Un doppio pompino. O anche triplo. Ti farò schizzare e continuerò a succhiarti per farti schizzare ancora, e poi ancora, fino a stasera, passerò la giornata a parlarti di pompini, facendoti pompini. La mamma da pompino racconta al suo figlio da pompino, mentre gli fa un pompino, di tutti i pompini che ha fatto.”

§
Non ci sono uscite perché non esistono entrate.

 

(Mamma è un libro notevole e unico, purtroppo scomparso da tempo dalle librerie. Massimiliano Parente è quanto di più estremo sia accaduto nella letteratura italiana da molti anni a questa parte, e bisognerebbe davvero ristampare i suoi primi rarissimi libri, magari in un’edizione che contenga Incantata o no che fosse, Mamma e Canto della caduta uniti, per un’altra “trilogia” che faccia da controcanto e da compendio alla più corposa Trilogia dell’inumano).

 

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