Stefania Lai: quando la poesia si fa materia (Nota di L. Benassi)

Stefania Lai: quando la poesia si fa materia
di Luca Benassi

Stefania Lai è un’artista e poetessa che ha fatto dell’arte e della parola un mestiere per curare le persone. Lavora infatti con gruppi e singoli nei centri di accoglienza come arteterapeuta e nelle sue attività disegna, scrive, mischia i segni e i materiali per consentire ai suoi allievi-pazienti di esprimersi ed entrare in relazione con gli altri e soprattutto con il proprio intimo. La sua poesia non è fatta per stare sulla carta (e infatti i suoi testi sono ancora inediti) ma per espandersi sulle pareti delle stanze, sul vetro, gli oggetti, la sabbia, le pietre, le cortecce degli alberi. Cerca materiali inesplorati ed è fatta per occupare gli spazi. Lai scrive disegnando e disegna scrivendo, spesso sfruttando volti, figura abbozzate sulle rocce o i tronchi dei lecci e dei ginepri. Questa urgenza del segno emerge incandescente nei suoi testi che ricordano monologhi o frammenti di dialogo, nei quali la realtà e gli oggetti prendono corpo («Trovare gli occhi delle cose/ per riprendere il discorso interrotto») e si mettono in relazione per svelare la rabbia, l’amore, il coraggio, il desiderio e loro continue, accese metamorfosi. Stefania Lai racconta l’amore e lo nasconde fra le cose e il vento, raccoglie sguardi come fosse cocci di vetro e pietre preziose perdute sulla spiaggia e ne fa gioielli. La sua è una poesia urgente, pregna di vita, che prende misure inconsuete e si declina in versi talvolta brevissimi e talvolta lunghi, in elencazioni, metafore stranianti, invocazioni, preghiere. Sono versi fatti per curare il cuore e tessere gli orli alle ferite, con la stessa perizia immaginifica con la quale bisognerebbe «curare il barattolo/ che ha perso il suo tappo» (Luca Benassi).

 

Ancora di più oggi
amo
lo sputo di dolore
l’amica che inveisce sporca contro un amore ignorante
la giacca lisa di chi fa economia
il tic dell’alienato alla cassa del Super
un tatuaggio mal fatto in chi mi precede
la splendida umana imperfezione
è acqua benedetta su chi cerca
oltre la forma vuota
i ceroni, i doppiopetto, i Suv Oltre i Broker, gli spritz, il botulino
solo un poco di irriverente odore di pelle viva fra i fantocci

 

 

Trovare gli occhi delle cose
per riprendere il discorso interrotto
perché dietro le pupille
cova
un respiro di foglia e molecola
sotto il respiro un battito liquido
pulsa e si muove e vibra
l’albero
il cucchiaio
la scarpa
animista è l’accoglienza dello sguardo
rispecchiare la pelle come corteccia
sentire il cuore
di uno straccio da spolvero
baciare la pietra
che recita la sedia
curare il barattolo
che ha perso il suo tappo

 

 

Divenire, e, in questa metamorfosi
farsi bozzolo senza la coscienza dell’ala
immobili, vestiti di memoria del
lento strisciare fino al legno dell’oggi,
filando un domani senza carte stradali
né mappe da terra e per mare

 

 

Gettate una benedizione fra le mie mani
voi che spuntate le foglie dalla linfa
e aprite corolle di petalo in petalo ogni mattina
per poi richiuderle a girandole ogni tramonto
voi che tessete granelli di terra sui campi
e pettinate ogni sera a migliaia i fili d’erba
aprite la porta
segnate un sentiero
offritemi in pasto
un piatto fumante di carezze

 

 

Lascia che ti frusti il vento
che entri tra i fili dei vestiti
che lisci i capelli
che spinga forte in te il suo respiro
perché come mani che arginano
in cerchi e mucchi
un branco di chicchi dispersi
ha colto per te dal basso e dall’alto
condito di sale e oli di macchia
balsami di correnti per ripulirti il cuore

 

 

Misurare il tempo
come il passero fa con l’aria
che lo divide dall’artiglio armato.
sondare
fra le foglie consumate
sotto le gonne
la pelle
che svela ciò che batte nella terra
osservare lenti e ossequianti i piedi
curve le teste a benedire il passo
ricoprire di frasche un pensiero
per serbarlo nel caldo letto di dedizione
come il fungo troppo piccolo per essere colto

 

 

Saprai cosa fare
non dubitare
davanti alla crepa
sul bordo
all’orlo
nel momento propizio
quando è tempo
sarà il modo
verrà come acqua
scivolerà ai tuoi piedi
svelata
semplice
quasi banale
la soluzione

 

 


Stefania Lai è nata in Ogliastra nel 1971 ed è poetessa, artista, arteterapeuta e maestra vetraria. Lavora con più medium e materiali diversi soprattutto naturali e degradabili nella land art, con la poesia nell’arte, installando propri componimenti nell’ambiente naturale, incisi o cuciti su materiali biocompatibili, realizzando installazioni poetiche effimere. La sua poetica nell’arte riguarda la ricerca di connessione fra entità diverse, fra essere umano ed oggetto, ambiente naturale, umanità distinte. Ha esposto in personali, collettive e collaborazioni. Come arteterapeuta lavora nella relazione d’aiuto a gruppi e singoli.

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