Antonio Lillo, Rivelazione (rec. di Clery Celeste)

Antonio Lillo, Rivelazione
(illustrato da Raffaele Fiorella)
Pietre Vive Editore

 

Rivelazione di Antonio Lillo (Pietre Vive editore, 2014), di cui è appena uscita una seconda edizione ampliata, è un libro che si scopre pagina per pagina, si rivela con pazienza nel suo susseguirsi di prose poetiche e poesie versificate. Un libro che richiama all’ascolto, come è la stessa delicata copertina del libro a suggerirci: un uomo di profilo con un enorme orecchio-cranio. Perché l’ascolto è una questione di pazienza e di costanza. Il tema centrale del libro è la malattia e la morte del nonno, contornata però da testi che analizzano anche il tessuto sociale, di una crisi che si accenna ma che è sempre costante, non solo a livello economico – lavorativo ma dell’esistenza propria, di una netta separazione tra un passato rurale faticoso ma certo come quello del nonno e una quotidianità fatta di sogni messi in scatole. Esemplari sono questi versi «Poi ha trovato il coraggio di prendere i suoi sogni e chiuderli in una valigia, li ha issati sulle altre scatole nel ripostiglio e si è trovato un lavoro» che parlano della scelta del fratello di andare via a lavorare e lasciar perdere il canto lirico, ed ecco il confronto con un passato duro ma certo come la terra «L’orgoglio di mio nonno/ è il suo lavoro la sua giovinezza/ selvatica nei campi./ Noi non eravamo mai stanchi/ mi ripete noi: lui/ e la sua generazione di braccianti.»
Lillo ha la capacità di affrontare qualsiasi tema, anche i più scomodi come la crisi o il sesso o il deterioramento quotidiano del corpo e della mente di un malato, ha la rara qualità di utilizzare l’ironia senza eccedere nel grottesco, di affrontare la vita con disillusione ma mai disincanto, con la possibilità di lasciarsi stupire sempre. Dice semplicemente le cose come stanno, non le abbellisce inutilmente, la verità prima di tutto. Ma questo non rende i testi meno delicati, anzi, è proprio quel suo sguardo diretto che nei testi si esprime con delicatezza e rispetto, per chi sta osservando.
I testi di Rivelazione sono dunque popolati di persone, dalla famiglia, la madre, il nonno, il fratello ai personaggi caratteristici del suo paese. È una poesia che guarda fuori, che osserva per poi tornare dentro. Ci si sente partecipi ma senza invasione dell’altro, quella cosa meravigliosa che si chiama empatia, dove guardando l’altro ci riconosciamo. La vera Rivelazione quindi è scoprirci in una dimensione tanto ferina quanto umana, nei piccoli gesti e in una poesia che appartiene al quotidiano, fatta di versi e prose poetiche che ci parlano con confidenza, con un linguaggio preciso ma comprensibile. E qual è la rivelazione del libro ce lo dice lui stesso con i versi della prosa che dà il titolo: «Ma non c’era niente da immortalare, nessuna rivelazione. Una creatura del buio, piccola e sporca ma senza difese, stava lì e fissava dall’alto tutti quei nemici che digrignavano i denti e provavano a ammazzarla, per il solo fatto d’essersi mostrata.»
La poesia quindi nasce dove gli altri non vedono niente, appunto nessuna epifania, mentre il poeta ci vede qualcosa, che sta lì e osserva tutti e dal buio si mostra.

© Clery Celeste

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