Mauro Pierno, Piccola pasticceria (inediti)

XIII COME SI GONFIA UNA CIAMBELLA
…soffiate le parole nella rima
e contemporaneamente con le dita
premete l’accento tonico
per sbloccare il suo ritmo…
(Nanni Balestrini)
da – LE AVVENTURE COMPLETE DELLA SIGNORINA RICHMON
Quarto libro: Il pubblico del labirinto 1985/1989

1

Folte si sfaldano le opportune frasi
e somiglianze inspiegabili frantumano le sintonie.
Assapori fragranti e sfogliati duplicati pensieri
che del superfluo confezionato sistema
sono l’estasi, la cialda stratiforme, l’esaltante,
pregnante pietanza, friabile pietà, che è sfranta.

2

E cosa nascondono le nostre parole,
profumi intensi e illegittime dolosità.
Lo vedi, lo senti che non è più tempo!
Sgomitare davanti alla sostanza in vitro
aspettando solo il momento opportuno
per montare, diplomatici in un calco(lo).

3

Si amalgamano si assorbono si addensano,
i sentimenti nei nostri strati
si appallottolano. Eppure un calcolo fortuito,
quello si, che trasborderebbe, abbonderebbe in senso.
Senti come la rotondità del verso
ha una sola e unica ingordigia di ascolto: bon-bon!

4

Ammettilo pure il tuo fallimento
e l’ondeggiare assorto tra gli ormoni
sarà perifrasi indecisa, rimpasto soffice,
lo spostarsi attonito dello sguardo fobico,
il vorticare ondoso su un sonetto colmo,
un croissant ironico, che lo sguardo allieta.

5

Eppure sederti accanto è una mistica comprensione
il rimirare assorto quell’infinito che danza.
La stessa – Giacomo sorreggimi – fluttuante immagine lunare.
Mi porto dove il cuore ondeggia la mente
e le tue braccia afferrate hanno alito di autunno,
quei sospiri* quei sussulti di foglie spazzate, ubriache.

6

Come affondano le certezze, sedimentano carezze
ed i cieli bui delle parole esplodono inascoltate;
dovrai pur dirlo, ammetterlo, che la nostra superficialità
è patina superiore, una leggera incomprensione, una deflagrazione!
Tanti, tutti, strati esfoliati di ingordigia emancipata,
lo scricchiolare contorto del tempo, un antico antico tremore.

7

Cosi inestricabile, la fuga sottesa nel tempo
implora il randagio rimescolare notturno.
Dovremo comunque attendere, concludere il giorno,
spolverizzare la notte dalle feritoie del cielo,
nero su nero, discernere il fronte dall’orizzonte ammalato,
raffinare la linea del buio e pazientemente incorporarla.

8

Tutto lo squallore delle parole mostrate,
la rigida dimenticanza che nel pallore muto
fa la curva di un sorriso, anch’esso pieghettato.
Stupido nell’incarto avvolto lo stesso sguardo,
pirottino! che riflette nudo,-
diafano, il volto tuo, caramellato.

9

Una morbida mousse dall’orizzonte ondoso
nel grembo molle di questa riva informe
accoglie umida e rigonfia e impinza
l’enunciato atteso della obesa rima, che’**
schiumose labbra, tue, mia Musa Ansante,
mordono e schiudono acuminate sponde.

10

E cosa sono i fremiti della sostanza
l’adulterare foniche parole,
l’edulcorare viscidi discorsi
nella mattanza della pietanza assolta,
che vive assorta nella distesa piatta,
di un vassoietto amorevolmente offerto.

*sospiri: – la poesia ha le sue regole, ma leggi pure babà dolce più indicato ad essere inzuppato.
**che: – aggettivo qualificativo!, di decurtisiana memoria.

3 comments

  1. 5

    Eppure sederti accanto è una mistica comprensione
    il rimirare assorto quell’infinito che danza.
    La stessa – Giacomo sorreggimi – fluttuante immagine lunare.
    Mi porto dove il cuore ondeggia la mente
    e le tue braccia afferrate hanno alito di autunno,
    quei sospiri* quei sussulti di foglie spazzate, ubriache.

    (Questa la mangerei per ultimo.
    Sarei un po’ a rimirarla.Per un pensiero su Giacomo Leopardi, poi distruggerei, pardon, mangerei, pure questa!)

    Grazie a quanti hanno letto.

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  2. Piccoli assaggi di dolcezza, di parole precise, con una giusta preparazione di dosi e di gusto, che restituiscono alla lettura la sua energia e al verbo un significato più vicino alla vita, al semplice sapore delle nostre giornate che avvertiamo sempre più indicibili, ma che il poeta Pierno svela e segna come si fa su un ricettario.
    Ringrazio Anna Maria Curci e Poetarum Silva per l’offerta di queste prelibatezze che ci risollevano, con questi quotidiani momenti di piacere da assaporare appieno: il dono di un breve vassoio di delizie, la poesia di Mauro Pierno.

    Francesco Lorusso

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