Susanna Tamaro, La tigre e l’acrobata

tamaro

Susanna Tamaro, La tigre e l’acrobata, La nave di Teseo 2016, € 16,50, ebook € 9,99

di Irene Fontolan

*

Piccola Tigre è venuta al mondo in una tana: un tappeto di foglie e l’odore forte della foresta mischiato a quello aspro della madre sono stati il suo benvenuto sulla terra. (…) È nata verso i confini dell’Est Estremo, tra le foreste innevate e la Taiga, là dove fin dagli inizi del tempo sorge il sole. (…) Sua madre ha il pelo lungo e folto, baffi di una lunghezza straordinaria e un corpo morbido e caldo. Non c’è niente da temere fino a che il suo respiro profondo e regolare le rimane accanto.

Susanna Tamaro ci offre una favola morale dove racconta i valori universali che accomunano uomini e animali: la curiosità, il desiderio di conoscere, la ricerca di se stessi, il senso innato di libertà.

Fin dai primi istanti di vita, Piccola Tigre mette in discussione quello che la natura le offre e che, invece, i suoi simili accettano. La sua forte curiosità la guida nell’esplorazione del mondo che la circonda interrogandosi continuamente sul significato delle cose che vede, sente e prova. Presto comprende che la vita è un enorme mistero contenente infiniti misteri. Non si sente mai sazia di quello che incontra nel suo cammino di vita, non si ferma mai, prosegue verso Oriente all’opposto della tana natale. Prima o poi troverà il sole tanto desiderato.

Così muovendosi verso Oriente, la Tigre era diventata la Regina di Niente. Nessun territorio, nessun incontro fecondo. Lasciare una strada certa per batterne una incerta, già questo conteneva in sé il germe della follia. Sapeva che era sempre stata questa la regola. E se a lei non bastava? Se non si accontentava?.

Sente che la sua natura non è come quella delle altre tigri. Continua così il suo viaggio alla ricerca della sua nuova e insolita natura. Oggi qua, domani là, seguendo i suoi sogni e un pensiero costante: “Va’ avanti, non è ancora questo il posto”. Un po’ come i ragazzi d’oggi che sotto le ali protettrici dei genitori si interrogano sul proprio futuro, su quale sia la loro vera identità una volta lasciato il nido, sulla sicurezza di farcela da soli là fuori. Insicurezze, domande, curiosità, riflessioni necessarie a una crescita interiore per trovare il proprio posto nel mondo. Susanna Tamaro confida che è stato durante la scrittura di questo libro che ha capito la destinazione che avrebbe raggiunto. Sicuramente non più quella che aveva scelto all’inizio, un po’ come Piccola Tigre. Susanna ha ascoltato la profondità della favola e ha lasciato che si facesse strada da sé, il libro stesso a un certo punto le ha imposto di fermarsi e riflettere su dove stesse andando. In questo tempo di crisi abbiamo bisogno di una visione del mondo che ci indichi la via, che ci faccia riscoprire le nostre radici, chi siamo e dove vogliamo andare, ecco perché una favola per adulti.

Piccola Tigre un giorno incontra l’uomo: “il più terribile dei nemici”, l’aveva messa in guardia la madre. Ma Piccola Tigre, cresciuta e solitaria, decide di conoscere il suo nemico e attraverso lui capire se stessa. Incontra tante tipologie di uomini che le cambiano la vita facendole capire cosa è più importante per lei, facendola andare oltre l’orizzonte a vedere finalmente il sole. Perché il segreto della vita non è la fissità, il segreto della vita è la trasformazione.

Una sera, in un momento di silenzio, sentirono un debole rumore provenire dal tavolo accanto a loro.
Cric cric cric.
«Lo senti?» chiese l’Uomo.
«Cos’è?»
«Un tarlo. È un animale così piccolo che non puoi neanche immaginare. Sta là dentro e, piano piano, con pazienza, si mangia tutto il tavolo. Un giorno poserò un piatto e tutto il mobile crollerà, trasformandosi in un cumulo di segatura.»
«Che storia è mai questa?» domandò la Tigre.
«Una storia che ci riguarda.»
«I tarli possono attaccarci?»
«Non il corpo, l’anima. Tu sei una tigre con il tarlo, io sono un essere umano con il tarlo.»
«Che cosa te lo fa dire?»
«Perché non ti accontenti, come faccio anch’io.»
«Accontentarsi? Cosa vuol dire?»
«Accettare le cose come sono, anche se sono sbagliate, anche se portano verso la morte invece che verso la vita.»
«Ma si muore comunque.»
«La morte dello spirito può avvenire molto prima di quella del corpo.»
«Allora?»
«Chi ha il tarlo dentro cerca sempre un altro orizzonte.»
«Perché?»
«Perché dietro un mondo, ne intuisce sempre un altro.»

*

© Irene Fontolan

 

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