Inediti di Daniele Barresi

di Daniele Barresi

cengia

seguiteremo ancora a osservare
le nidiate nel rancido e le fughe,
il vorticare dei girini a pelo d’acqua
nella calura delle gebbie estive.
—————————–Profetano tutti il loro
disincanto boschivo: i noci sferzati
dal vento, i lecci e i castagni, quelli sì,
frutteranno. Un cane dorme e si mescola
alla terra, vicina una vanga
a riposo.


*


mi sono perso cercando
tra la ghiaia intirizzita
àpres le deluge. Scafi appeciati,
cacchette di papere, i passi dell’oca
e la chiesa del borgo incappucciata
da un cirro biancastro, un tetto
di nebbia sulla riva opposta.
Aitanti canottieri disegnano
scie sull’acqua, si preparano alla gara
battono il tempo, ma
manca il vento
l’acqua non si muove e sono
sempre da qui che lo giudico
del perché debba ostinatamente ricercare tali scorci – isolàno – e mi voglia tramutare in affabile fratello, compito poeta del decoro cisalpino. E rimuovere quella terra bruciata dal sole, quei ponti crollati e quella assolata agave che punge come un pugno sulle ossa – avevo il braccio, ce lo avevo ancora; stordito (dolorante non ricordo), la testa pesante del cartone di vino, l’aria iodata del mare, il visus lontanamente febbrile -; inavvertita la presenza di un rivolgimento della sorte e l’eco continentale a sovrastarmi, il canto di questi luoghi appena freddi che effettualmente non appartengono ancora a nulla di te. Il rossore a macchia si diffonde guardandoti sul pontile a contemplare altre rive altre sedi, ma di più su di me che gliene scrivo quattro, consumando la punta. Arriverà
l’ora del temperamento, il tempo di scalfire
il lapis per una più armonica
scrittura, per un oscillare
che si sfa tra i polpastri muti e ora
si muove nei deserti
ancora sotto ai monti verdi.


*


vorrei tanto spegnerti
il piccolo fuoco d’una sigaretta
sulla schiena; ma tu sei andata via
tra le cose brulle e le pale
di un eremo fra i monti
e io non mi sono più voltato
per tanto tempo.
Tre passi ci rende lontani
il mare, il tempo di un salto breve
o di un’altra tresca continentale.


*


Non tanto è
quello che tu chiami scavare,
quanto assicurare all’estratto
l’attesa ad un possibile giorno pulito,
lindo; senza pretese retiniche
non perdere il giorno nei palmi,
applica tenere militanze.

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