Ciò che disse il legno: Twin Peaks attraverso i monologhi della Signora Ceppo #13

Ogni episodio di Twin Peaks (in attesa dei nuovi, annunciati per quest’anno) è introdotto da un monologo di Margaret Lanterman, conosciuta da tutti come la Signora Ceppo perché gira abbracciando un ciocco di legno con cui si confida e dal quale ottiene rivelazioni. Potrebbe essere la pazza del paese, se a scarseggiare a Twin Peaks non fosse proprio la normalità. Quei monologhi, scritti dallo stesso Lynch, sono in definitiva una successione di poemetti in prosa, misteriosi, surreali, bellissimi. Hanno un valore poetico autonomo, e al tempo stesso sono una chiave di accesso al mondo immaginato dal regista e dai suoi collaboratori (Mark Frost, co-ideatore, su tutti). Dalle parole cercherò ogni volta di andare alla storia e ai personaggi, senza però svelare troppo per chi ancora ha la fortuna di non aver visto la serie. E tuttavia ogni spiegazione sarà solo l’inizio di qualcosa: nel linguaggio di Lynch, sia verbale che cinematografico, permane un residuo di non significato, un nodo di oscurità, un ceppo che non brucia e che parla.

.

harold smith

.

[Episodio dodici – La maledizione dell’orchidea]
Sometimes nature plays tricks on us and we imagine we are something other than what we truly are. Is this a key to life in general? Or the case of the two-headed schizophrenic? Both heads thought the other was following itself. Finally, when one head wasn’t looking, the other shot the other right between the eyes, and, of course, killed himself.

 
Qualche volta la natura ci gioca brutti scherzi e noi immaginiamo di essere qualcos’altro rispetto a quello che siamo veramente. Questa è una chiave per la vita in generale? O il caso dello schizofrenico a due teste? Ogni testa pensava che l’altra la stesse seguendo. Alla fine, mentre una testa non guardava, l’altra colpì l’altra proprio in mezzo agli occhi, e ovviamente uccise se stessa. (trad. di Andrea Accardi e Alessandra Zarcone)
.
 .
Si ritorna al tema dell’ambiguità, della doppiezza, ma stavolta ricorrendo addirittura all’etichetta clinica della schizofrenia (peraltro usata in modo impreciso, qui come nel senso comune). Viviamo come se fossimo two-headed, ma sono due parti della mente in conflitto tra loro, si guardano con sospetto e possono arrivare a sfidarsi. Naturalmente lo scontro avrà soltanto perdenti, nel collasso le due parti si ritrovano riunite. Cosa c’entra questo con Harold Smith? Il ragazzo agorafobico e coltivatore di orchidee, mite all’apparenza, è in realtà carico di un’aggressività pronta a esplodere se tradito. Era solo il confidente o anche l’amante di Laura? E si sta innamorando di Donna? L’orchidea ha una bellezza inquietante, sessualizzata fin dal nome, ma per amare davvero bisogna uscire dalla serra: una testa di Harold guarda fuori, l’altra non perde di vista i fiori. In questo episodio altri personaggi affrontano le conseguenze del conflitto tra le loro due teste, e finiranno presto per colpirsi da soli quando meno se lo aspettano. Pur nel nostro equilibrio che prevalentemente funziona, anche noi siamo seguiti da una parte che spia l’altra, e talvolta la parte che spiava prende il comando e l’altra le va dietro astiosa. Quest’alternanza è a key to life in general? Forse, ma una testa nasconde la chiave, l’altra sa dov’è la porta.
 .
@Andrea Accardi
.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...