Giovanni Asmundo, Inediti

peripli-eolie

Esodo (dalla silloge inedita Peripli)

Quando i Ciclopi lasciarono l’isola
i piedi toccarono l’acqua e avanzarono
il capo basso e il cuore muto
dando le spalle all’agonia di cenere.
E quando, con mani non abituate
ebbero slegato gli ormeggi dagli scogli
in balia degli spruzzi di schiuma fumosa
e gli strilli delle capre legate alle zattere
senza voltarsi, piansero lacrime cispose.

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Poesie dalla silloge inedita Lacerti di coro

Se e dove condurrà la consunzione
dei corpi, ben oltre il loro assoluto
di lembi vivi, di stucchi, di pepli
fiati traslucidi, ma in pietra spessa
ben oltre il ricettacolo del cosmo
e il bisolo del sapore di rivalsa.

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Se e cosa porterà il tempo, rapace
se non lo spogliarsi delle palme
virgulti regali una volta adulati
se non il rinsecchirsi degli arbusti
perso il vigore dei giorni salati
l’arricciarsi delle dita sui ciottoli
e sulla coppa colore del vino
specchiarsi sui dorsi delle mani
sostituirà le rughe con ruscelli
scesi da un buio di belle parole.

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Se la massa non restituirà argilla
al fiato, la pietra ombra cava ai suoi corpi
e i sassi divelti non riveleranno
sacche degli ultimi umori di terra
e le viscere del toro celeranno
le auscultate miserie degli astri
e dei prigioni ustionati dal tiranno
screpolati piangeremo l’increato
seccherà l’arsa gola delle serpi
tra rotte zolle di cretto infecondo.

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Se l’acqua avrà disossato i ciottoli
custodi delle voci degli aedi
impresse spume, a cosa aggrapperemo
quel ritorno sulla rena e soffio
che è l’esile intento opposto al tempo
un destino comune patiremo
privato di memoria e di catarsi
fino al consumo di giorni caduti.

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Se vivremo accumulando immagini
e dati e memorizzazioni passive
producendo voli spiumati a mano
una volta sciolta ogni cera legame
incollare con lo sputo il sogno al braccio
diverrà puro esercizio di stile
o illusione dei più fermi resistenti
alla ripetizione, al labirinto.

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Se le Erinni sbraneranno le carni
umane e pallide dei crudi testi
ricomposti d’apollinee membrane
furore contro le ragioni scritte
se le inermi parole giaceranno
tra foglie d’ulivo strappate e sterpi
cercheremo memoria nella pietra
affideremo ai suoi graffi il tradimento.

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Nato a Palermo nel 1987, architetto, Giovanni Luca Asmundo vive a Venezia e svolge attività di ricerca presso l’Università IUAV di Venezia. Sue poesie sono state pubblicate su riviste online tra le quali “Poliscritture” e in alcune antologie de La presenza di Èrato. È tra i curatori del progetto di poesia e fotografia “Peripli. Topografia di uno smarrimento” e di “Congiunzioni Festival di poesia e videoarte 2015”.