Come una lettera #3 (inedito), di Luciano Mazziotta

di Luciano Mazziotta

a V. Frungillo

majakovskij

A Palermo,
a volte capita di bere
dalla sera alla partenza dei traghetti.
Eravamo allora in mezzo a più sconfitte
dove restiamo con cautela
disarmante: la parte mancante, Enzo,
è, forse, il senso dell’accumulo
di bile ed esperienze
in questo nostro qui
che nonostante tutto è solo perdita.

E pesa però pesa però poi
il tempo per parlarne manca
e manca come manca quello spazio
che per dirlo quanto manca
non abbiamo voce, peso, né natale.
Il nostro male, Enzo, è un male privato.
È un dolore che esiste d’estate
d’inverno, da sempre, e continua
nel sistema di leve, la pesante
meccanica ché morte ce n’è tanta
e panico e dolore e ancora male
che se anche oggi muore la poesia

lo dimentico o sbaglio funerale.

One comment

  1. Immagino che questa lettera sia solo la prima di una serie, una specie di epistola contro il dolore alla maniera dei latini o anche alla Pagliarani. In tal caso sono felice di essere entrato in un classico. Aldilà di ogni battuta, grazie e, toccato, rispondo in privato (con un debito di riconoscenza).

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