Roberta Ioli. Poesie da “L’atteso altrove”

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La poesia di Roberta Ioli è meditazione sulla poesia stessa, che si spinge altrove per risalire alla parola come scintilla nella creazione. Più che alla lingua pura e originaria – questo fantasma ineludibile che discende dalla tradizione biblica sul ruolo della parola umana nel progetto della creazione –, l’immagine allude al ruolo di riscatto che la tradizione gnostica attribuisce alla parola. Dal punto di vista sia poetico che poetologico, i due poli della raccolta appaiono allora la lirica arcaica greca – soggettività pura dell’io lirico – e l’aspirazione a una lingua della cose stesse – identificazione fra corpo e parola.

(da La scintilla e le catene metonimiche di Barnaba Maj)

da Nel tragitto delle ore

.

Ho dormito fino a tardi
nel tuo rifugio di rue Glacière.
Fuori ci aspettava religiosa
la mensa dell’Africa più povera
in fila corpi di antichi patriarchi
per l’intingolo di spezie e zenzero
le grandi ombre
tra i libri della Senna
il ciuffo anacronistico di Bacon
in uno studio
murato di bellezze.

Quanto più soli noi
tra i caffè e il cielo squarciato
nel sottovuoto estivo
di un grande magazzino
e lontano Saint Eustache
col suo bianco mendicante
come garza
cucita sullo strappo.

(p. 16)

.

*

La finestra mi separa dal bosco
l’autunno entra lento con il suo rosso
sigillo, la nostalgia di agosto
nel coprifuoco della sera.

Il muro mi separa dal bosco
con le sue ore
di nebbia sospesa
il corpo in letargo
mentre schizzano i pensieri
negli ingranaggi affilati.

Eppure basterebbe il bosco.

(p. 23)

.

*

Quando la comunità si serra
nelle regole, nel fraseggio
che fa meno ripida la solitudine, lì
da sempre
sono il fante spuntato
e mi ritrovo nella conta dei piccioni
come la vecchia sulla panchina
quando il sole chiama.

Mi fermo nel parco di palme:
fuori il caos di primavera
appende luci alla metropoli
tamburi di tribù impazienti
gambe in corsa
sull’asfalto-morgana, e io
sono stonata qui
immobile sulla panchina
del non ritorno
stranamente
senza gravità.

(p. 24)

.

*

da La gabbia invisibile

.

Ad aspera

La voce questa notte
non è pane da masticare
la recido dalla gola, dalla corda
del cuore e tengo spazio
per il fiume siderale.

Dilato il soffio, le scie
lucenti di giganti
senza tempo
mentre conto le stelle
nel pugno della stanza.

(p. 28)

.

*

E la tua telefonata
in una domenica
che punge d’inverno, la gioia
dell’inattesa voce
il cuore scalzo di Antonia Pozzi
per te.

(p. 34)

.

*

Così ci coglie la prima neve
un cibo partigiano
e vino per scaldare le parole
mentre il ronzio del fuoco
stordisce ogni paura.

Prima ero spenta contro
il freddo della strada
ora si tendono muscoli
di farfalla
e mi alzo a precipizio
per vederti gli occhi.

(p. 35)

.

*

Nell’osteria della pazienza
intrecciamo parole gentili
le mani umide per l’impaccio di stagione
disarcioniamo il passo mentre
chiedono tutti di serrarlo
io sarò compagna di calice, poesie
consegnate agli occhi d’oro
senza paura del risveglio
lo prometto.

(p. 36)

.

*

C’è il letto
riconsegnato al giorno
c’è la lampada nuova
per le tue pagine notturne
c’è il film che guardo
per fedeltà alla parola
e il libro che scorro senza incanto

mi arrotolo per pensare meglio
ora che sono
non più sentinella
tra i costruttori del deserto

non ho nostalgia di te
ma di quel possibile
che non eri tu.

(p. 40)

.

*

da La lingua salvata

.

Quando ho cominciato a tradurre
il suono dell’incanto
nella lingua della madre,
quando i lupi dell’infanzia
sono rinati creature
di un mito adulto,
non so ricordare.

Nelle ferite della notte
nella schiuma del loro viaggio
fino al mattino
c’è, corpo muto,
quell’antico alfabeto.

(p. 58)

RobertaIoliRoberta Ioli. Originaria di Cesena, si laurea in Lettere Classiche e in Filosofia presso l’Università di Bologna, per poi completare la formazione (tra Cambridge e Roma) con un dottorato in filosofia. Da tempo insegna materie letterarie ed è traduttrice dall’inglese per la Casa Editrice Dedalo. I suoi interessi si sono concentrati soprattutto sulla filosofia presocratica, su scetticismo antico e sofistica: in particolare a Gorgia ha dedicato due studi, un’edizione del trattato Su ciò che non è (Olms, 2010), e una raccolta di tutte le testimonianze e i frammenti gorgiani per i Classici della Carocci (2013). Si è occupata di teatro antico e poesia, traducendo alcuni idilli di Teocrito (L’Incantatrice e altri idilli, Ladolfi, 2012) e pubblicando per le Edizioni della Stoà (Socìetas Raffaello Sanzio) un contributo dal titolo Vocem devorat dolor. Ecuba e la voce del lamento. Lavora attualmente a un progetto su emozioni tragiche e felicità dell’inganno. Scrive da sempre, ma solo nel 2014 ha pubblicato la prima raccolta poetica, L’atteso altrove, Italic/Pequod. Alcuni inediti compaiono nella Enciclopedia di poesia contemporanea vol. 5, Fondazione Mario Luzi.

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