Poesie di Todd Portnowitz

di Todd Portnowitz

traduzione di Simone Burratti

Suonatore di liuto

Caravaggio, 1596 ca., olio su tela, Ermitage, San Pietroburgo

 

 

An Offering

Lo Staffato, Giovanni Fattori, 1880

Black horse wound around no purpose
but to fling yourself forward,
man thrown from your back,
one foot stuck in a stirrup,
—–his face smearing out on the cobbles—
black lip of wave who flicks
cruise ships onto tenement roofs,
who sucks the shoreline out to sea
and shames the breeding weeds—
—–I pray to you in rain boots, O god of rain!
—–On your altar of rubble I stack pebbles.



———Un’offerta

———Lo Staffato, Giovanni Fattori, 1880


———Cavallo nero avvolto al solo scopo
———di lanciarti in avanti,
———l’uomo scosso via dalla tua schiena
———un piede ancora inceppato nella staffa,
————–la faccia che va spalmandosi sui ciottoli –
———labbro nero dell’onda che con un colpetto
———lancia crociere sui tetti delle case popolari,
———che risucchia la linea di costa a mare aperto
———e svergogna le alghe che lì si riproducono –
————–In stivali di gomma mi inchino a te, dio della pioggia!
———Ammucchio sassi sul tuo altare di macerie.



Aula Magna


The lights go off and we’re down south in the imagination,
in a city like white rock on a green mountain,
heresy, a black word on the white sky,
hopping from prison to prison, from castle to castle,
and I want out, or up, to shake the hand of Galileo.

It could be we’re on an island, Sri Lanka or Java,
you can’t be sure—though referencing Tommaso Porcacchi’s
1527, “The Most Famous Islands of the World,”
you can assume Sri Lanka. The natives
are big-eared and bad mannered,
big elephants and gold abundant.

At the imagination’s center, at the center
of seven inclining circles, a mile wide
—so subtle is the gradation,
you feel nothing climbing up—
the Temple of the Sun pulls on our bodies.

So it is, after all that effortlessness,
we flick the light,
and nature’s just a box on a chalkboard
where God manifests himself in slashes.

———Aula Magna
———
———
———Si spengono le luci e siamo giù, nel sud dell’immaginazione,
———in una città come di roccia bianca su una montagna verde,
———eresia, una parola nera su un cielo bianco,
———e stiamo saltando di prigione in prigione, di castello in castello,
———e me ne voglio andare via, o più su, a stringere la mano a Galileo.
———

———Potremmo essere su un’isola, Sri Lanka o Giava,
———non si può dire; ma riferendosi a Tommaso Porcacchi,
——–al suo volume del 1527, “L’Isole più famose del mondo,
———”si può dedurre Sri Lanka. Gli indigeni
———hanno delle grandi orecchie e poca educazione,
———oro e grandi elefanti vi si trovano in abbondanza.
———

———Al centro dell’immaginazione, al centro
———di sette gironi a spirale, larghi due chilometri
———– la gradazione è così sottile
———che salendo non si sente niente –
———il Tempio del Sole ci tira dentro.
———
———È così che, dopo tutta questa disinvoltura,
———riaccendiamo la luce
———e la Natura è un quadrato sulla lavagna
———in cui Dio si manifesta con barre diagonali.

Self-Portrait Trapped in a Measure of Liszt


—————–after Vallée d’Obermann


The window in my cell is high and grated.
Sunlight, just more bars above my head.

Supine on the stone floor, I recompose
an ex-lover on top of me. I sit up, stand, run to the door

and bang four times with my fist; I’ve never wanted a mirror
so badly in my life—to see myself! That’s it.

I fall back to my knees, tracing the line
of my mother’s face in my memory down to her chin,

but I cannot pass the curve of her chin.
I trace and retrace it, and she smiles

just as the sun bends the window’s iron and throws
one luminous stave onto the wall, and I am certain:

if that were the reel of my mind projected
and the turnkey were to see—

most voiceless thought, sheathe it as a sword.



———Auto-ritratto imprigionato in una misura di Liszt
———
——–
———La finestra della mia cella è alta e con l’inferriata.
———Sopra la mia testa la luce del sole tra le sbarre.
———
———Supino sul pavimento di pietra, ricompongo
———un’ex-amante sopra di me. Mi siedo, mi alzo, corro alla porta,
———
———la batto quattro volte. In vita mia non ho mai avuto
———così tanta voglia di uno specchio. Di vedermi. Nient’altro.
———
———Ricado in ginocchio, tracciando la linea
———del viso di mia madre nella memoria, fino al mento,
———
———ma non so andare oltre la curva del mento.
———La traccio ancora e ancora, e lei sorride
———
———appena il sole piega il ferro della finestra e getta
———un’unica spranga luminosa sulla parete, e io ne sono sicuro:
———
———se quella fosse la bobina della mia mente proiettata
———e il secondino fosse lì a vedere…
———
———un pensiero mutissimo, rinfoderato come una spada.
———
———
———
Landscape with Chekhov Character

———I. Exterior
A lake scene, mountains like sand dunes;
oaks to the right, their trunks scaled with fungus;
on the near side of the water, two women,
cameras around their necks, splitting off
to snap the lake from every angle; on the far side,
my father, seated, still watching the set sun,
his face blitzed in the maroon light; my mother
back home pouring water into scotch.
Behind me and my easel, a second landscape:
flowering rye, an avenue of lindens,
a house with a terrace, and just beyond the porch:
the schoolmistress, Lydia, holding a whip.
———
———
———II. Interior
———
Four empty chairs, four empty stools, a two-step ladder,
a glass cake tray with a single muffin,
and on the wall behind the register, a pencil drawing
recalling Dürer’s Melencolia though less symbolic;
fourteen cases of books organized by genre,
and in them, evenings, meadows, blackbirds calling,
a gunshot, biting cold, the bitter Student
clapped between the pages, trapped in the rut at the binding,
miserable—and deeper in the starch, an older book,
a darker garden, and still more evenings, longer, drearier,
denial, flames and weeping, and resolution.

 

———Paesaggio con un personaggio di Checov

 I. Esterno

———
———Vista con lago, montagne come dune di sabbia;
———querce sulla destra, coi tronchi squamati di funghi;
———in primo piano, sulla riva, due donne,
———le fotocamere appese al collo, scattano e catturano
———il lago da ogni angolo; laggiù, sull’altra sponda,
———mio padre, seduto, ancora a guardare il sole tramontato,
———la sua faccia colpita dalla luce arancione; mia madre
———dentro casa, aggiungendo acqua allo scotch.
———Alle mie spalle, un secondo paesaggio:
———la segale che cresce, una strada di tigli,
———una casa con terrazzo e, un po’ più in là, il cortile:
———la maestra Lydia, con la frusta in mano.
———
II. Interno
———
———Quattro sedie vuote, quattro sgabelli vuoti, una scala a due pioli,
———un vassoio di vetro con dentro un solo muffin,
———e dietro alla cassa, sulla parete, un disegno a matita
———che richiama la Malinconia di Dürer, ma meno simbolico;
———tredici scaffali di libri ordinati per genere,
———e al loro interno prati, pomeriggi, merli che gracchiano,
———uno sparo a freddo, lo Studente afflitto
———schiacciato tra le pagine, preso nel solco della rilegatura,
———miserabile – e più in fondo, nell’amido, un libro più vecchio,
———un giardino più scuro, e poi ancora pomeriggi, più lunghi,
———più noiosi, rifiuto, fiamme e pianto, e risoluzione.
———
———
———
The American Scholar
———
———
A pensioner leads his wife into the Atlantic;
the water isn’t cold, but it’s new
and she’s never learned to swim.

He lifts her over a little wave
and they are safe, just beyond the breaking.
These were your beaming parents:

she into books, he into parks,
both well into those years too dear
for dabbling in transcendence;

while you, Man Thinking,
cower on shore from a thought somewhere
between a popgun and the crack of doom,

your forehead turning pink,
sweat perched on a wrinkle—and only
a book’s throw from the succoring ocean!

Clinging to her beloved as to a buoy,
your mother waves you off,
your father waves you in.
———
———
———
———Il dotto americano
———
———
———Un pensionato guida sua moglie nell’Atlantico;
———l’acqua non è fredda, ma è nuova,
———e lei non ha mai imparato a nuotare.
———
———La solleva sopra una piccola onda
———e ora sono al sicuro, appena oltre l’infrangersi.
———Questi erano i tuoi amati genitori,
———
———lei sempre dentro i libri, lui nei parchi,
———entrambi ormai inoltrati in quegli anni troppo cari
———per dilettarsi della trascendenza;
———
———mentre tu, l’Uomo Pensante, a riva
———ti rifugi in chissà quale pensiero
———tra una pistola giocattolo e le trombe del Giudizio,
———
———la fronte che comincia a essere rosa,
———il sudore scavato in una ruga
———e l’oceano proprio lì, a un tiro di libro.
———
———Aggrappata al marito come a una boa
———tua madre ti fa cenno di saluto,
———tuo padre ti fa cenno di venire.

Todd Portnowitz (1986) vive e lavora a New York. Sue poesie e traduzioni da e in italiano sono apparse su AGNIPN Review, AsymptoteGuernica, Italian Poetry ReviewLe parole e le cosePoesia e altrove. È editore presso la Sheep Meadow Press e fa parte della redazione di Formavera.