“I grilli parlanti” di Andrea Ferazzoli. Nota di lettura

i grilli parlanti

Andrea Ferazzoli, I grilli parlanti, Editrice il Torchio, 2014, € 17,00

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È cronaca dei nostri tempi questo romanzo: I grilli parlanti stanno tutt’intorno, quotidianamente. Solo che, come spesso accade, non ce ne accorgiamo. Eppure gli individui spersonalizzati, sulle cui spalle si posano, sono quelli che popolano il nostro chiacchiericcio da bar.
È una strana premessa questa, lo so. Ma non è facile parlare di un romanzo che racconta una storia comune, se non comunissima; una storia che vede i protagonisti prigionieri da subito dei pregiudizi che stanno alla base della nostra società, o più ancora delle piccole comunità nelle quali viviamo.
Si finisce sempre per accettare la “norma del quieto vivere”, quella che ci costringe ad assurdi compromessi perché così han sempre fatto gli altri, e negli altri ci sono sempre i nostri genitori cui dobbiamo, vero, il massimo rispetto – sia mai il contrario! – e dei quali cerchiamo di seguire le orme, pur quando sappiamo che ciò va contro la nostra natura.
Direte: “qui si parla dei massimi sistemi!”, – e lo direte sbuffando. Ma in realtà non è così: sono mie considerazioni, queste; perché Andrea Ferazzoli, l’autore, non affronta i massimi sistemi, per scelta, bensì affronta la vita vissuta attraverso i suoi due protagonisti: Guido e Marzia.
Guido e Marzia, marito e moglie – avvocato veneziano lui, musicista padovana lei – immersi nella loro Venezia e assuefatti al ritmo inusuale, per i più, della vita lagunare. Venezia è poi sia cornice sia protagonista; è cornice entro la quale si svolge l’azione del romanzo; è protagonista quando viene descritta a volte ingenuamente, con le parole che tutti si attendono di leggere quando la si descrive, perché è così che la città apparirà sempre a chi non l’ha respirata dopo il primo vagito. Venezia è magica, sempre! – come la Praga di Ripellino, – ma non è mai un’accozzaglia mal disposta di luoghi comuni.
Nelle vite ordinarie di Guido e Marzia, conformi alle norme non scritte del quieto vivere, si avverte da subito che qualcosa ribolle. Non è certo un moto di rivolta adolescenziale, eppure verrebbe quasi da dire che tutto parte proprio da ciò che i due si sono negati mentre crescevano. E tutto questo ha logorato il loro matrimonio, perfetto come perfetta è la casa che lo imprigiona ma non lo protegge.
L’ha logorato nel silenzio, nell’avere dato tutto per scontato, nel non avere mai osato chiedere un solo “perché?”; e così tutto si trascina.
Ecco perché insisto col dire che questo romanzo non racconta nulla che già non si sia letto, o vissuto.
Eppure la novità per assurdo sta proprio in questo coraggio di chiamare le cose col proprio nome e spiattellarle in faccia ai più, perché in fin dei conti è questo il mandato dello scrittore: raccontare una storia e farlo nel modo più onesto.
E forse la novità sta proprio nel modo in cui Ferazzoli racconta il mondo di ribellione che attraversa l’evolversi della storia; il modo con cui parla dei sensi di colpa, volgari, di Guido nei confronti di Eleonora; Ferazzoli sminuisce con intelligenza il senso di colpa del maschio con lo sguardo più alto della donna, perché Guido punisce sé stesso col senso comune della morale comune, mentre Marzia non riconduce al corpo, al materialismo, il senso di vuoto che quest’unione sempre più le lascia. Sicché nel punire sé stesso non deve meravigliare se Guido, nell’incapacità di comprendere la distanza di Marzia, chiede a lei se ci sia un altro mentre lei cerca di fargli capire che è passata oltre.
E forse è questa una delle possibili chiavi di lettura: lo scambio di una sola vocale in questa coppia minima capace di rappresentare due universi che non solo non si incontrano, ma nemmeno più si sfiorano e dialogano. Marcano ulteriormente ogni distanza le figure di Lucia (mai nome fu più indovinato nel dipingere l’amica di Marzia) e Leonardo.
Qualche caduta nella tensione narrativa si avverte, ed è una caduta che incombe sul lettore proprio quando si avverte che qualcosa sta cambiando; quando lo sguardo si sposta sui cieli e sui molti luoghi che si possono indicare da una terrazza che sovrasta i tetti veneziani e accoglie quel chiacchiericcio di cui parlavo all’inizio, colmo spesso di frasi fatte, prevedibili, anche laddove i temi meriterebbero un po’ più di profondità, e invece vengono lasciati in balia di un dialogo-scontro da programma televisivo generalista. Ma è questo lo scotto che pagherà sempre ogni opera prima che passi direttamente al vaglio del lettore, pur rimanendo una buona opera prima.

 © Fabio Michieli

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