“Modus deridendi” – di Miguel Angel Cuevas

di Miguel Angel Cuevas

Copertina-cuevas (1)

DICHIARAZIONE


Versetti, versicoli d’occasione – di iocus:
ecco il modus deridendi.
Deriso, giocato è l’io poetante
in questa certo non poesia:
gli io versettanti d’una sentimentalità
scandita fino all’aborrescenza.
Onde a tali io lirici che versicolano
un’esperienza manca:
la poesia – nella mentita foggia
del loro sentirnuovo.


LE CENERI DEL POETA


Mi si bruci – disse – e le mie ceneri
siano deposte in un’urna (non greca,
malgrado mie private ecfrastiche assonanze)
ma non vengano murate sotto qualche
grezza roccia in nessuna
campagna.

Né sparpagliate – aggiunse –
All’aria sul mare dello Stretto
(«su due rive alle sponde del mare…»)
nel sud, neppure sulle pietre
appuntite («forate»)
nell’Oceano al nord famigliare.

E non scivolino dalle vostre pietose labbra
– soprattutto questo allora ci chiese –
pensieri di tragica altezza, né
umano ammonimento, stoica accettazione.

Andate sì con l’urna su quel tratto di mare
dello scill’e cariddi,
salite sul traghetto alla volta del Faro: sulla
Nave che prende il nome
dai bronzi disseppelliti dallo Ionio
(«la loro bellezza, amico, è inferiore alla tua»).

Svuotate – concluse – nel Riace le ceneri.

E raccontò di aver traslato il nome
della nave inciso sulle pattumiere
– nel primo suo approdo a questi lidi,
nell’ignoranza sua della lingua nostra –
come spazzatura.

DE LA PROFICUA CONFUSIÓN, Y UBÉRRIMA, CONNUBIO CASI, ENTRE ESCRITURA Y VIDA – O SOBRE LA POESÍA DE LA EXPERIENCIA


PRIMERA VERSIÓN:


(El yo lírico ensarta imprescindibles versos.)

Acaba de escampar. El mirlo
voló de la leñera.

Tono menor, melancolía
de curso epistolar la lluvia. Intento
aprehender el deseo (esa
palabra): repartirlo,
inmolarlo, escapar:
seguir viviendo? – Hipóstasis
de la memoria.



————————–PRIMA VERSIONE:


————————–(L’io lirico infilza imprescindibili versi.)

————————–È appena spiovuto. Il merlo
————————–se ne è volato via dalla legnaia.

————————–Tono minore, malinconia
————————–di corso epistolare la pioggia. Cerco
————————–di afferrare il desiderio (quella
————————–parola): dividerlo,
————————–immolarlo, fuggire:
————————–vivere ancora? – Ipostasi
————————–della memoria.



SEGUNDA VERSIÓN:


(Inevitable palimpsesto, o plagio.)


Cauces madre, afluentes,
historia y geografía,
sus aguas vierten en el vate nuevo.

La fazacontecida, declinará sus años,
sus décadas y siglos y milenio,
crepuscular y tenue su sentir conmovido,
su guiño de ironía agudo y fresco
– mas vigilante y firme,
si el caso es declamar, su acento…

(Cual el maestro:
fular y crin al viento,
de tierra el indumento
marinero.)



————————–SECONDA VERSIONE:
————————–(Inevitabile palinsesto, o plagio.)

————————–Alvei madre, affluenti,
————————–storia e geografia,
————————–le loro acque riversano sul vate nuovo.

————————–Il voltomesto, declinerà i suoi anni,
————————–le sue decadi e secoli e millennio,
————————–crepuscolare e tenue il suo sentir commosso,
————————–l’ammiccamento ironico acuto e fresco
————————–– vigile però e fermo, quando
————————–di declamar si tratta, il suo accento…
————————–(Come il maestro:
————————–foulard e chioma al vento,
————————–da terra l’indumento
————————–marinaro.)

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