Sogno#6

Quando alla tv annunciarono la morte di quel cantante, lui e il resto della famiglia erano seduti a pranzo.
Senza proferire parola, il più grande dei suoi tre fratelli si alzò, si chiuse in camera e per ore in cuffia si passò tutti i vinili, il secondo uscì con la macchina e non tornò fino a che non ebbe ascoltato tutti i cd, mentre il terzo, si sdraiò sul divano con L’ipod nell’orecchio e fissando il vuoto canticchiò l’intera compilation di Mp3 in sequenza casuale.
Lui, il più piccolo, che quel nome non lo aveva proprio mai sentito, rimase seduto a tavola, mentre la madre in cucina singhiozzava una di quelle canzoni. Lui rimase lì, alla tavola ancora apparecchiata e non riusciva a muoversi come se fossero stati affidati a lui i quattro pesi di quella assenza. Quattro pesi più il suo, la sua astrazione da quel lutto.
Si sentiva come se stesse tentando di camminare con cinque palloncini pieni d’acqua tra mani piccole, quando il peso del liquido spinge verso il basso e deforma i palloncini e il loro equilibrio.
Rimase lì così per ore, con i suoi palloncini in attesa del ritorno del padre.
Quando tornarono tutti al tavolo per la cena, nel silenzio masticatorio provò a parlarne .

« Mangia un po’ di spinaci tesoro mio » lo interruppe la madre
« …che poi diventi come Braccio di ferro » aggiunse il padre.
« Ma, ma, ma non vi siete ancora accorti che sono cresciuto ? »

La madre lo fissò e prima di riprendere a masticare sussurrò  “allora, come Superman tesoro mio, come Superman!».

© Iacopo Ninni