
La nebbia copriva la terra. Il bagliore dei fanali delle automobili rimbalzava sui fili dell’alta tensione che correvano lungo la strada.
Non aveva piovuto, ma all’alba il terreno era umido e, quando si accendeva il semaforo, sull’asfalto bagnato si spandeva un alone rossastro.
Il respiro del lager si percepiva a chilometri di distanza – lì convergevano i fili della luce, sempre più fitti, la strada e la ferrovia. Era uno spazio di rettangoli e parallelogrammi che fendevano la terra, il cielo d’autunno, la nebbia.
Sirene lontane – un ululato lungo e sommesso.
La strada si strinse alla ferrovia e la colonna di camion carichi di sacchi di cemento proseguì per qualche tempo alla stessa velocità di un convoglio merci che sembrava non avere mai fine. Nei loro pastrani militari, gli autisti guardavano avanti senza girarsi né verso i vagoni che passavano, né verso le chiazze pallide dei volti.
Poi dalla nebbia emerse la recinzione del lager: più giri di filo spinato tesi tra piloni di cemento. Una dietro l’altra, le baracche formavano strade ampie e diritte. La ferocia disumana dell’enorme lager si esprimeva in quella regolarità perfetta.
Le izbe russe sono milioni , ma non possono essercene – e non ce ne sono – due perfettamente identiche. Ciò che è vivo non ha copie. Due persone, due arbusti di rosa canina, non possono essere uguali, è impensabile… E dove la violenza cerca di cancellare varietà e differenze, la vita si spegne.
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© Vasilij Grossman – Vita e destino – Adelphi – traduzione di Claudia Zonghetti

7 risposte a “La domenica (ogni cosa) e Vasilij Grossman”
E’ bello ma troppo scarso, Grossman merita di più.
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Io trovo splendida, invece, la concentrazione di senso del contrasto finale. Mi resterà molto a lungo.
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Sono d’accordo Giovanna, ma io per scarso intendevo breve.
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Questo è l’incipit del libro e in una piccola rubrica, fatta di semplici citazioni, un attacco così potente basta e avanza, secondo me. E che a tutti venga voglia di leggere questo capolavoro
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Un gigante che non si è mai nascosto. Russo dalla pianta dei piedi ai capelli, innamorato della Russia come Osip Mandel’stam.
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sì renzo, grazie
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Grazie mille, Gianni. Non conosco questo “Vita e destino”, ma mi hai convinto: lo leggerò e te ne sarò grato a ogni pagina. Un esordio/incipit da brivido sulla pelle:magistrale. Grazie!
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