Alcune poesie da “L’occhio e il mirino” di Fosca Massucco (L’arcolaio, 2013)

“Ye cannot but know my command o’er July.
Henceforward I’ll triumph in shewing my powers”
(When Winchester races first took their beginning,
July 15 – 1817, Jane Austen)

Il genio dell’uomo è foggiare
rotonde balle di fieno
immote in una laguna
d’erba dissecata.

La perfezione di dio
è disporre sopra due corvi.

***

Un tintinnio di cimbali –
a l’entrada del temps clar
ciangottano le nevi sciolte.

Preghiere brevi,
la lievità di dio
in un giardino dei semplici.

***

Il mondo tace se annaffio l’alisso
e raccolgo mandorle – le ore sfilano
se impasto il pane.
L’equilibrio di cui mi circondo
non vuole aggettivi, lo guasta
un semplice sospiro.

E nella quiete si tiene il fiato
per non essere fraintesi,
si respira di naso.

I trionfi quotidiani ristanno
a corona dell’anima – in tale pace
aspetto che mi chiami. E che suoni.
Per chi è uso al silenzio
anche una sola strofa
è un volo all’improvviso.

***

Come una vecchia cascina riattata
così mi riconosco – piena di falsi piani
e storie bislacche. Io, una casa della bassa,
qualsiasi – in nulla appariscente.

Se non spurgo umido
come fan per bene i muri crudi,
anche in me risalgono
salnitro e muffe.

Se non rimango mobile,
impassibile ai tali ma cedevole
alla terra di fondazione,
mi aprirò dal profondo.

Quando fui solo un pensiero
c’eran di mezzo lenzuola al vento,
si delimitavano così muri storti e famiglie.
Il mondo sta dentro queste cose,
il resto è il tempo che si perde.

***

Potrei dire di luce e luminarie a far Natale.
La via maestra, un salto al parco grande –
nessun canto, pare non s’usino più.

Ma quassù non arriva
a convincere la festa.
Le sterpaglie ingannano, bruciate
profumano di legna;
Le rose in boccio al capo dell’anno
tentano di fiorire – e non si aprono mai.
L’erba è verde in fretta,
un mezzogiorno di sole e vento,
poi piega all’agonia della neve.

Guardo fuori e aspetto quel sole
e quel vento – farò volare la cenere
e mi perdonerò.

***

(a Enrico che sa)

I.

T’ho visto indugiare rivolto alle colline
– i sensi incerti –
mentre si posavano i lanuginosi veli di novembre.
Sorvegliavi le nubi
gonfie e pesanti come matrone lagnose.
E ti è sfuggita la vite spossata
che arrossiva alle ultime proposte dell’autunno.

II.

Aspettando dicembre
ho smarrito gli anni privi di noi –
i ricordi affondati in una palude
di quiete perfetta.
Ora c’accompagna questa vita
finalmente scoperta –
restituita ad entrambi.
Per te partorisco futuri stellati
come Leda le uova.
L’alba s’attarda a gonfiare l’aria –
aspettando dicembre.

2013 74 massucco l'occhio e il mirinoFosca Massucco è nata nel 1972 a Cuneo, e vive vicino ad Asti. Fisico Acustico e Tecnico del suono, è innegabile che nei suoi versi aleggino un’attenzione per il suono, un’attenzione per il ritmo acuite evidentemente da una predisposizione diventata poi professione. È sposata al jazzista e compositore Enrico Fazio.
La poesia di Fosca Massucco pesca dalla diretta osservazione degli eventi che più la riguardano da vicino e «si rapporta ad un universo che spesso è materico anche quando si fa introspezione», osserva Luigi Papandrea nella Postfazione alla raccolta. Il suo è un dialogo costante con la realtà per interrogare anche l’oltre, e non è un caso che la prima sezione della raccolta sia intitolata proprio “di dio”, alla quale fanno seguito altre due sezioni, “dell’armonia” e “delle cose”, in una sorta di ascensione inversa: dall’impalpabile al tangibile, dove è proprio ciò che è più tangibile a essere il centro della poesia e della riflessione attraverso essa condotta. (f.m.)

Fosca Massucco
L’occhio e il mirino
Interventi di Dante Maffia e Luigi Papandrea
“I codici del ‘900”, L’arcolaio, 2013

2 comments

  1. Una materia che trasuda da noi o che noi assorbiamo, ma che a volte non combacia alle figure da replicare, allo stato d’animo e alla riflessione cui vogliamo fornire dipinto didascalico. Quasi che l’immagine del gesto sia più importante del gesto stesso, ma questo magari solo nei testi proposti. Procurerò di leggere di più per farmi un’idea più ampia.
    Comunque una poesia di qualità e di spessore, grazie per la proposta.

    mdp

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