Vita vera

violaParlare di Beppe Viola, vuole dire inevitabilmente fare i conti con una miscela esplosiva di sport, TV, parole, storie, canzoni, personaggi, avvenimenti che hanno caratterizzato e reso unica e irripetibile la vita e la cultura meneghina tra gli anni 60 e 80. Beppe Viola è un’intervista a Gianni Rivera sul tram, Beppe Viola è il commento del derby, è “Vincenzina davanti alla fabbrica”, Beppe Viola è quindi Enzo Jannacci, il Derby, Cochi e Renato; è Vite vere su Linus, Beppe Viola è soprattutto la Milano di Viale Argonne, quella stessa Milano che mi ha visto crescere e il cui accento e il cui respiro fanno inevitabilmente parte del mio DNA (sarà che anche mia madre fa Viola di cognome…). Beppe Viola è anche essenzialmente un uomo, un marito, un padre che domenica 17 ottobre del 1982, dopo aver fatto la doccia, la colazione con le figlie, i saluti; esce di casa per non farne più ritorno. Il libro di Marina Viola: Mio padre è stato anche Beppe Viola – ed. Feltrinelli, parte da qui, parte da quei (più) non detti, quella quotidianità affettiva interrotta che si intreccia col personaggio, ma che è rimasta patrimonio intimo e che ora si disvela in un tentativo quasi catartico di digerire un lutto masticato a lungo e a fatica (e come non potrebbe?).Ma la reale catarsi non si sviluppa nel seppellire, anzi sembra scatenare la rivelazione di una serie di eventi che in realtà vogliono fare giustizia di quel ruolo, che il lutto di un personaggio viola jannaccifamoso arriva sempre a celare. In questa sorta di disincantata famigliografia, gli aneddoti, i racconti, le memorie, non hanno l’ambizione banale e scontata di raccontare un altro Beppe Viola o di svelarne gli aspetti inediti. Il pregio del libro di Marina sta nell’umiltà di raccogliere quei pezzi mancanti, quelle visioni, quegli sguardi da figlia, per provare a completare un’esistenza che inevitabilmente manca. Come nel documentario di Alina Marazzi (Un’ora sola ti vorrei), il cui obiettivo era puntato su una storia di dolore, sfuggita alla memoria immatura e acerba di una bambina di 4 anni, anche in questo caso, dove però il lutto avviene improvviso in piena consapevolezza, la ricostruzione si attua scavando nella storia di famiglia, nell’album di ricordi, ma anche attraverso i racconti di chi ha incrociato e partecipato alla vita famigliare di casa Viola. Il merito del libro è quindi quello di decostruire un personaggio, ricondurlo alla sua domestica quotidianità, riportando allo stesso livello, alle stesse dinamiche i suoi rapporti professionali. Raccontare il pianto di Enzo Jannacci, amico ma anche medico personale di Viola, chiuso nel bagno, è anche questo una traccia di quel giornalismo onesto, pulito, che non si inchinava asservito all’intangibilità demagogica dell’evento ma che lo racconta, lo apre, lo approfondisce nel suo essere assolutamente terreno. Marina Viola, mantiene quindi vivo questo insegnamento e lo fa mettendo a nudo lo stesso insegnante. Devo anche dire che il mio incontro con Marina e il suo libro avviene nell’ambito del biografilm festival di Bologna e dopo aver assistito alla proiezione di due film che vedono protagonista Hunter S. Thompson e il suo giornalismo; pur con i dovuti distinguo, non mi pare così eretico assimilare (ma non pBeppe-Viola-riveraokosso non citare anche il mio mito di sempre, mr. Lester Bangs) la loro missione verso un reporting privo di alcuna remora o pudore nel rendere nudo qualsiasi Re. Marina Viola opera allo stesso modo e il fatto che questo libro esca contemporaneamente alla morte dell’amico di famiglia, Enzo Jannacci, non fa che rendere ancora più necessaria questa storia, che altro non è che la narrazione di una vita vera (e non esclude le nostre).

4 comments

  1. “vorrei avere 37 e 2 tutta la vita in cambio della seconda di servizio di McEnroe”. Beppe Viola era queste bellissime battute ed era uomo e giornalista come non ce ne sono più.

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  2. Beppe Viola, un mito! passare ore ad ascoltarlo
    ti faceva anche dimenticare la sconfitta della
    propria squadra del cuore. Un grande giornalista
    e non solo.

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  3. Autoironico , intelligente , mai demagogicamente scontato , innovatore , ancora oggi più attuale che mai e con l’umiltà tipica dei Grandi : in una parola sola Beppe Viola .

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