Cartoline persiane#3 – di Andrea Accardi

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Caro Rhédi,

l’ultima volta che ti ho scritto avevo avuto un disguido con un gruppo di sacerdoti verdi. Scappando via, sono arrivato in pochi giorni a Pisa, una delle quattro Repubbliche marinare. In realtà il mare è distante alcuni chilometri, ma nelle giornate di vento l’odore del sale rimonta il fiume che taglia la città, e ti prende nostalgia di una qualche spiaggia. Proprio della nostalgia volevo parlarti, Rhédi. Ti capita mai viaggiando di immaginare come sarebbe la vita in un posto che non è il tuo? Io qui ho sentito che potrei forse viverci, non so perché. Sarà che arrivando di sera ho incrociato un grande bazar, che la scritta illuminata “COOP” faceva sembrare uno strano minareto. Sarà che in una piazza circondata da alberi ho sentito tamburi lontani, come quelli che annunciano guerra, e invece dichiaravano pace. Sai quella nostra antica credenza nell’anima multipla? Dice che non siamo mai soltanto uno, ma tanti quanti sono i nostri desideri. Come se guardando la nostra ombra sul muro, noi andassimo via, e quella rimanesse per sempre lì.

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