I wonder

 

I wonder, ancora per ingenuità, come sia mai possibile che bisogna scrivere articoli dove è necessario annunciare che un film che è girato e ha ricevuto  premi e riconoscimenti in diversi festival internazionali, in Italia lo vedrete solo per TRE giorni (non scherzo) dal 10 al 12 giugno e solo nei cinema afferenti al circuito THE SPACE. Parliamo di ” Searching for Sugar Man” di Malik Bendjelloul,  presentato sul numero 1000 della rivista INTERNAZIONALE e che venerdì sera a Bologna ha meravigliosamente inaugurato il BIOGRAFILM FESTIVAL 2013, consapevole responsabile della scoperta di questa piccola fiaba e della possibilità che venga, appunto proiettato in qualche sala per qualche giorno.  Searching for Sugar Man è un film che soprattutto gli amanti della musica, quella buona, quella che nasce per strada, non possono permettersi di perdere, anche se sconvolgerà per un attimo la scala personale di valori sui musicisti che hanno fatto la storia del Rock.
Chiudete gli occhi per un attimo e immaginate che  un amico vi chiami al telefono e vi dica: “Ehi ma lo sai che Piero Ciampi non è mai morto e terrà 6 date  la settimana prossima?“, la risposta probabilmente sarà un “Mavaffanculo“. Ecco, allora prima di rispondere, sedetevi bene e leggete qui,
Si narra che negli anni 70 un giovane muratore vagasse per le strade e i locali di una periferica fumosa Detroit con la sua chitarra e ammaliasse il pubblico al punto tale da richiamare agenti di case discografiche importanti che non esitarono a fargli pubblicare ben due album (Cold Fact, 1970 – Coming from reality,1971).  Verità vuole che, nonostante le tante aspettative su di lui, i suoi testi e le sue musiche, che venivano considerati pari se non superiori a quelle del giovane talento dell’epoca, Bob Dylan, questo tale sig. Sixto Rodriguez  dopo un flop assoluto di vendite, scomparisse improvvisamente.
Ed è qui che inizia la leggenda: si dice che una fanciulla abbia portato una copia del suo vinile al fidanzato in un paese che ai tempi era ai margini dell’universo; parliamo di un Sudafrica bigotto, chiuso, dove per esempio la censura graffiava i vinili per impedire che certe canzoni venissero trasmesse in radio. Ecco che di festa in festa, di amico in amico, la voce si sparge e viene a nascere una vera e propria leggenda attorno a un nome, una foto su una copertina e ad un silenzio totale attorno all’autore, alle sue canzoni, al suo passato, presente e futuro, al punto di sentire la necessità di inventare le più svariate, dolorose, epiche leggende sulla sua scomparsa.
Nasce un mito quindi nell’ambito di un underground Sudafricano, che nell’apartheid più violento e repressivo, stenta ad emergere. Si arriva però ad un punto tale in cui qualcuno decide di passare dalla leggenda ai fatti. Dopo mezzo milione (ripeto scandendolo mez-zo mi-lio-ne) di copie vendute piratate e no, viene stampato un CD, sul cui libretto qualcuno lancia un appello. E’ un vero e proprio messaggio nella bottiglia, che perverrà alla spiaggia giusta e porterà alla realizzazione di un sogno. E’ a questo punto che l’occhio del regista si inchina davanti all’epifania e la rappresentazione dell’evento viene lasciata all’occhio emotivo e complice delle videocamere che nel 1998 ripresero il concerto di Sixto Rodriguez a Città del capo. Una storia a lieto fine? No solo e semplicemente un documentario, che non tralascia qualche frecciata al music business e che lascia comunque tante domande che possiamo riassumere in quel I wonder, martellante ossessivo, con cui S.R. attacca il suo concerto e che si lascia echeggiare nell’orecchio  mentre compiaciuti da tanta bellezza ci avviciniamo all’uscita, all’inevitabile ricerca di un vinile in più da mettere nella nostra preziosa collezione.

2 comments

  1. grazie mille Jacopo! ho atteso di andare al cinema per leggerti. grazie alla tua segnalazione la mia mente distratta ha registrato l’appuntamento con questo film-documentario fantastico, e son appena tornata a casa; scrivo ciò che penso! io e l’amico che era con me, entrambi appassionati di musica e musicisti, siamo rimasti stupefatti da questa storia. e che bei testi ha Rodriguez. la mia personale scala di valori non è stata alterata ma ho pensato molto a come il mondo del music business manipoli il mercato, le scelte, l’arte. quest’uomo è rimasto (in)consapevolmente fedele a se stesso, per quanto mi riguarda un grande! E che eleganza. di recente una infuriata Lauryn Hill, artista che io amo, ha scagliato un feroce attacco alle case discografiche su suo tumblr. ripenso a Joni Mitchell, e a come il successo l’abbia oppressa, a come lei sia riuscita a stare nel difficile equilibrio tra successo e indipendenza, a come ne abbia scritto in alcune belle canzoni (ad esempio in The Boho Dance, se non sbaglio). è un discorso che recentemente ho fatto con più di una persona.
    io credo che questa storia ci apra gli occhi sulla realtà e comunque ci faccia venire a conoscenza di belle canzoni e di emozioni, di una vita e appunto delle scelte che si fanno; e le sue restano canzoni che possiamo portarci dentro, perché la musica porta con sé grandi o piccole rivoluzioni.
    chissà se John Lennon quando ha scritto Working Class Hero pensasse a Rodriguez. Io credo di sì. e poi l’arte viene dalla fame? Io credo di sì.
    diffondiamo questo bellissimo film!

    Mi piace

I commenti sono chiusi.