Barbara Coacci – E tu cosa mi dici?

Gli attacchi di Israele sono crimini contro l’umanità e genocidio. Non si tratta di scontro ideologico né religioso né di difesa. Si tratta di uno stato che uccide e di uomini, donne e bambini palestinesi che muoiono. Queste sono le uniche dichiarazioni che tutti i redattori di Poetarum Silva unanimemente sottoscrivono. 

La redazione

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E tu cosa mi dici?
Che cosa mi dici di Gaza?
Ho visto delle foto e non sembrava
che fossero davvero bambini, quelli
ho pensato che ci mettono sempre i bambini
per fare scena e mica saranno stati
buchi sul petto tutta quella terra i corpi
le teste fracassate per davvero e gli occhi
aperti, non erano certo sbarrati,
guardavano la telecamera
con l’occhio stupito dei bambini

– nessuno gli ha detto
che la curiosità uccise il gatto? –

ho letto da qualche parte genocidio
mi sembra un po’ esagerato, ecco
se stesse succedendo davvero
Gaza non sarebbe sparita dai notiziari.
E tu, cosa mi dici di Gaza?
Tutta quella terra le macerie
potevano coprirli, almeno
il sangue sui corpi fa ricami
il mio scende convulso in fiotti scuri
di ciclo mestruale, fiori
consuete emorragie
chi più e chi meno

(c) Barbara Coacci

6 comments

  1. Non so se scrivere grazie per la pubblicazione, o se scrivere purtroppo. Una volta Giuliano Mesa mi disse che di fronte a certi temi un poeta dovrebbe tacere. Forse aveva ragione lui.

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  2. Grazie. Forse non si dovrebbe mai scrivere su qualcosa che sta ad oltre 3000 km di distanza dalla tua comoda dimora, dal tuo conto in banca, dal tuo schermo televisivo, dal nucleo privato dei tuoi affetti. Ma confidano proprio in questo. Perciò scriviamolo forte e chiaro stavolta che è in atto un massacro, un genocidio, una violazione palese di tutti i diritti sacrosanti di un popolo e se non ci sono i mezzi d’informazione a dirlo ci sono ancora i poeti e un sentimento che stavolta ha coperto 3000 km di distanza.

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    1. grazie a te. questi giorni pensavo proprio allo sforzo di dire l’indicibile. Alla parola e allo sgomento che ammutolisce. Io sono atea, ma stavolta mi verrebbe soltanto da pregare.

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  3. credo, perché si deve credere alla vita, che questi non più uomini ma fantocci la vita non la amino affatto e per questo buttano quella degli altri nelle proprie bombe, come a dire che prefersicono la morte, la propria, attraverso quelladegli altri, senza comprendere niente di quanto è più resistente della loro folle stupidità. Ci sarà sempre qualcuno che sopravviverà e dovrebbero saperlo, dovrebbero ricordarselo, una della loro etnia fece pefettamente l’analisi e la definì banalità del male. E’ la stessa, che si è procreata in chi quella banalità ha subito. f.f.

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