Roberto Roversi (Bologna, 28 gennaio 1923 – 14 settembre 2012)

Autobiografia

Nato con la pioggia d’argento.
Nero d’inchiostro.
Aveva vent’anni nel mese d’agosto.
A settembre chiese le penne
volava insieme ai piccioni neri che si sparano contro i tralicci.

Diventa ape.
Scuote il cuore delle rose
cadute da un carro di saltimbanchi che parlano italiano.

Conosciuto Scardanelli
dimorò alcuni mesi sulle rive del Neckar
dove ragazze di legno
affiorano al tramonto vicino alla riva.

Vecchio all’improvviso.
Ma ancora aspettava
non sapeva cosa.
Non dimenticò ciò che era stato.

Aveva trentatre anni – l’età giusta di Cristo.
Aveva vent’anni – l’età giusta di Cristo.
Eppure…
Dimenticò il passato – fu la sola speranza.

Di fronte ai convitati di pietra non tutti gli
specchi erano stati consumati anzi gli specchi
riflettevano episodi appena accaduti che molti
cittadini hanno rimosso. Lacerandosi…

erano ricordi di giovani fucilati
ricordi di giovani travolti da vecchie fatiche da vecchie
autoblindo
dentro al vento delle foreste d’asfalto o singolarmente
perseguitati
adesso che questa città è spampanata e sembra una
quercia in novembre e nessuna voce
nessuna voce
nessuna voce
si alza s’alza più s’alza ancora
a dire che oggi
è ancora ieri.

Nessuna voce nessuna voce nessuna voce.
Volano merli impolverati da una strada del cinquecento a
piazza Maggiore e

di notte un vecchio che ha un nome segreto
col bastone d’abete sotto il portico
dice “bolognesi
siete forse morti dato che siete così ricchi e
d’altra parte vedo che siete così poco felici nonostante il
forziere
per questo mentre il cielo affonda dico bisogna
legare per l’occasione la fune di un nome
americano a un nome
russo a un nome italiano e dico che dietro la musica rock
ci sta il lamento di un lupo che non si è addormentato.
È venuto il tempo degli uomini vili?
Chi muore sparato
o chi vive consumato
è subito dimenticato?”

UNA CONCLUSIONE PERSONALE:
ascoltare il silenzio non è ancora possibile.

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Per chi non avesse mai letto una sola poesia di Roberto Roversi; per chi volesse rileggerlo non avendo suoi libri a casa (non è poi così facile trovarne); per quanti fossero semplicemente curiosi, in rete è possibile leggere in formato pdf un articolo di Daniele Piccini pubblicato nel numero 198 di “Poesia” (ottobre 2005; clicca qui per leggere). [f.m.]

15 comments

  1. grazie Natàlia.
    grazie Anna Maria (speravo riportassi questa traduzione che mi hai fatto scoprire poco fa).
    grazie Livio Cotrozzi per la condivisione.
    grazie Sfefania.

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