[Novità Editoriale] Certi Ragazzi – Luigi Romolo Carrino

“Certi Ragazzi”, Luigi Romolo Carrino

Liberodiscrivere Edizioni, 2011.


Io dico il sangue


Io dissi il sangue che mi fugge
,
pronunciava a fiotti da sopra il costato.

Diventai una legge naturale,
il suono di una cosa piccola sulla Terra,
il taglio stesso della bocca mentre
poi il giorno,
le ferite mi trascorrevano sottovoce e
e di me fecero un fatto vivo.

Poi un giorno,
con un poco di bene
le cicatrici smisero di guarirmi il tempo
– tutta l’ora del tempo si fece una –
fino a fare di me
una definitiva parte della Quiete.

Io dico il sangue che posso.
L’avevo rappreso tutto
– tutto quanto –
nella tua promessa che non mi ha mantenuto.

 

Canto Storto della Notte che curò gli amanti
Per la follia del bene del mio sempre molto pensare
ho il dovere della notte che m’informa nella testa:
mi è questa l’occasione dell’amore dato per bocca.

Nella folla degli occhi verdi mi evento di nulla:
noi qui ci siamo, cosa di uomini e mi sono accanto.
M’inghiotti come una smorfia di medicina brutta
nel Bisogno o nel Ritorno mi ho incubo storto:
plagiato il sogno mostro dietro una fratta, e ho morto.

Nostro è questo amore che io non sono detto, che mi è
mare di ottobre a cataste di sole sulla pelle azzurra e nera.
Nostro è questo sudore appassionato e malato che ci ha
cercati bagnati, fatti a pazzi e poi rappresi su per le narici.
Nostro nostro è questo rancore intradito a ieri o, dov’eri,
che mi sono sanguinato le gengive per affermarti.

Oh siine fiero: mi sono ricoltellato il cuore che
da solo non uccide,
non si uccide solo.

 

 

 Anidride bruciata
I baci, le strette che ti fanno vero anche quello
alla piccola lettera di niente anche hai sottratto,
tutti i possessivi dimostrati che fanno storti
e sono notti, più notti di molte altre sere, galere.

Ma quando chiudo le labbra sembra solo una barba
incolta e rada che percepisce un soffio di gioia.
Ma quando penso a te io penso a me che mi a malo
che giro inesatto, aggettivato, come se mi amassi.

Poi non è che ti cerco, solo ti parlo ortodosso e vano,
il piccolo alieno che abita le mie possibilità, verità
che tengo strette come leccalecca che ti regalai
o, forse, bestemmiai le tutte anidridi del nostro fiato.

 

 

Biografia:

Luigi Romolo Carrino nasce nel ’68 a Napoli. Laureato in Informatica, è specializzato in Problem Solving e Ingegneria del Software.

Poesia: Il Settimo Senso (Nola 1998, Il Laboratorio Le Edizioni); TempoSanto – Liturgia della Memoria (Liberodiscrivere, 2006).

Teatro (tra gli altri): Ricordo di Famiglia (Teatro Stabile del Giallo di Roma), Morso per attaccarsi (Teatro in Scatola, Roma), 70 mi dà tanto (ispirato all’opera di Annibale Ruccello, Nuovo Teatro Nuovo, Napoli), La versione dell’acqua (recital tratto da Acqua Storta, anche interprete, prodotto da “Ilnaufragarmédolce”).

Romanzi: Acqua Storta (Meridiano Zero, 2008; in edizione speciale con allegato CD del recital La versione dell’acqua); Pozzoromolo (Meridiano Zero, 2009).

Racconti (tra gli altri): due in Men on Men 5 (Milano 2006, Mondadori), la raccolta Istruzioni per un addio (Azimut, 2010) e il racconto lungo Calore (Senzapatria Editore, 2010).

Ha curato un po’ di raccolte per piccoli editori, ha appena concluso un testo sui cantanti neomolodici (NEOpolis) e sta finendo l’editing della sua seconda raccolta di racconti, Gerusalemme. E sta cercando lavoro come editor.

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