Anna Maria Carpi – L’asso nella neve – ed. Transeuropa (alcuni estratti)

Pubblichiamo alcuni estratti da “L’asso nella neve” di Anna Maria Carpi, ed. Transeuropa 2011 

***

il mio cuore ha l’accesso stretto

il sangue non ci passa facilmente

o rigurgita o rimane dentro,

così gli altri non sanno

che passione ho per loro

che potrei

fermare anche gli ignoti per la strada

e dirgli

tutto quello che ho dentro e non mi passa –

e sarebbe la grazia.

***

UNA MADRE io l’ho avuta,

viva ardente

sempre via con la mente

inetta a vivere.

Sarà stata poi lei? Mai le ho dormito in grembo.

Era un uccello

che migrava

con le ali tarpate.

.

Così io non ho misericordia di me stessa,

e non ho niente che mi abbracci dentro.

***

MATTINE DISASTRATE,

sola in casa,

avanti e indietro scalza dal computer al frigo

per trovare una frase

nel rhum nel whisky, e non so mai quanto,

scrivo anche mail, confondo

i destinatari

e dico ciò che non dovrei mai dire

perché il mondo ha i suoi usi

e una decenza. Io non l’ho appresa.

Non mi contengo

come fanno gli altri,

io cerco di spiegargli

la mia rovina e so che non si spiega,

e quando è mezzogiorno trasalisco,

devo tornare all’ordine,

vestirmi, mascherare

il caos in cui mi è parso di danzare – ma se è l’unica

felicità che ormai conosco!

Sei…sei in te? osserva gentilmente

il mio compagno a tavola.

Non è severo, solo non capisce. Lui non si chiede

che senso abbiano i giorni –

ovvero sì: nessuno.

Ma io non posso crederci.

***

(A Macerata)

ANNI FELICI quando tutto ami

e in leggerezza lasci

perché nulla è perduto e tornerà.

Anche la vecchia cittadina ho amato,

l’animata provincia in Centro Italia,

amato il corridoio dove dava il mio ufficio,

il portiere che non c’era mai,

il vicolo in discesa all’albergo Centrale,

la luce del mattino sulla piazza,

sotto la torre il venerdì il mercato,

le cene con gli amici,

la campagna coi grilli,

e il mio treno notturno e l’andar via.

Dopo l’ultimo colle il cimitero,

tanit lumini che pareva una festa,

io mi dicevo: là,

là voglio essere sepolta.

Il treno entrava nella galleria,

un lungo buio, poi andava al nord.

E io con lui, e prendevo il giornale.

.

Amore, amore.

E poi non lo sopporti.

***

Qui sul mio tavolo:
ho la luce accesa,
una tazza tedesca di Bayreuth,
la biro e nella scatola
che ho foderato io di carta a fiori
la gomma e il temperino
il rotolo di scotch la cucitrice,
Rapid One, è svedese.
Guardali, ad uno ad uno,
non pensare, non muoverti.
Solo un metro più sotto
c’è la disperazione.
Ancora un’ora, poi berrai qualcosa,
poi guarderai le mail, il telegiornale,
poi qualcuno telefona.

@ Anna Maria Carpi

9 comments

  1. C’è una lingua minimalista, dei contenuti minimalisti, delle richieste minimaliste. Eppure è lirica. Per me in Italia è la numero 1. E lo è anche rispetto agli uomini, sia ben chiaro.

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  2. Sì, lo è. Su questo siamo assolutamente d’accordo. Consiglio davvero a tutti la lettura di questo libro e dei due precendenti di Anna Maria Carpi (Compagni Corpi e E tu fra i due chi sei). Per me è prorpio come la poesia dovrebbe essere.

    gianni montieri

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  3. Anna Maria Carpi è stata una scoperta folgorante. Sono d’accordo, Gianni, quando dici che ‘è come la poesia dovrebbe essere’ perché entra dentro ogni lettore; come dice Anna Toscano, ‘la comprensibilità per Carpi è un’etica del poetare’: è una poesia in cui ci si riconosce ed è questa la sua forza.

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  4. “Qui sul mio tavolo:
    ho la luce accesa,
    una tazza tedesca di Bayreuth,
    la biro e nella scatola
    che ho foderato io di carta a fiori
    la gomma e il temperino
    il rotolo di scotch la cucitrice,”

    ‘Inventur’, inventario essenziale
    tra “accesso stretto” del cuore
    e barlume di grazia

    “Solo un metro più sotto
    c’è la disperazione”

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  5. non la conoscevo e l’ho sentita arrivare nell’ascolto, vera pulita sincera
    dalla scrittura può apprendersi il gioco e la bellezza di una comunicazione che vuole albergare

    grazie Gianni

    elina

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