Andrea Leone – Lezioni di crudeltà – (alcuni estratti)

***

Il tempo ora è loro,

il tempo è dei giovani

nobili morti di questa

gelida Grecia del nord.

Indicibilmente giovani,

sempre più giovani.

Essi attendono la nostra bellezza.

Spasmodicamente attendono.

Ascoltano ogni rumore, ogni voce.

La bellezza concessa che spaventa

il tuo solo anno notturno,

la leggenda che loro non sanno

di essere stati.

Un giorno o un anno in attesa.

O decenni. O secoli

La loro guerra dell’eccelsa

primavera li vide

folli di ritorni e di crudeli protocolli

convinti a partire.

***

Hanno orrore di se stessi.

Non dicono il loro nome.

Si guardano allo specchio

e non si riconoscono,

invisibili ai primaverili inviti assidui.

Se qualcuno li chiama

essi dicono

che si tratta di un altro.

Lo schianto ha dimenticato.

Il loro letto è per sempre disfatto,

partiti in fretta

alla stagione della perfezione.

Niente, neppure

la firma sul primo quaderno

o il ragazzo raggiunto a Bologna

una sera d’estate

nessuna immagine dell’intollerabile

malattia mortale incessante

riusciì più a trattenerli.

***

Per un anno, in silenzio

guardarono incantati le nostre mani

ascoltarono i nostri più feroci

discorsi del desiderio, discorsi del martirio.

E si spaventarono in alto per tutto l’anno,

noi non vedevamo

la loro storia dell’eta che ammala,

e nel loro breve

libro ebbe inizio il sacrificio del respiro.

***

Niente è più giovane della fine

la morte è la nuova

malattia di chi non è ancora

apparso ad un impero imperfetto;

la vita, tragedia che si incendia, è vecchia.

Gli anni iniziali degli amanti non furono

più calcolati,

le nuove aule delle cose

non furono più attraversate.

I racconti del diluvio e del convivio

i compagni del gelo nel cervello del tempo

i cari deliri del dovere

furono, insalvabili, abbandonati.

***

A chi è soltanto un nome

noi vorremo ridare

il foulard verde,

il bicchiere di vino,

il costume della nuotatrice

che vince, sale, vuole.

Tutti voi ricordate.

Ti festeggiarono.

All’apparire del più crudele

anno di sole ti festeggiarono:

incendiarono le vecchie pagine della strage,

e nel giorno del definitivo

delirio scrissero il nome.

***

Lo spasmo sovrano del calcolo

il delirio matematico

il sipario si aprì

sull’irripetibile

estasi dell’esattezza,

follia di geometrie rapidissime.

La bella tragedia

l’idea estrema

compì l’eterna

commedia del coraggio,

l’immortale, infantile

scossa della storia

nella scuola dello scandalo

ci sospinse oltre la soglia.

***

La bella età resuscitò i morti.

Convinse i risorti.

Convinse l’incessante

erede delle scienze estreme.

Trattenne queste tenebre dell’erede

febbre millimetricamente,

disse la vertigine dell’origine

in queste ultimissime geometrie

del tremendo incendio giovanile;

spasimo estremo del battesimo

parlò ancora nel nostro concreto risveglio,

accadde durante la delirante

estate delle algebre dissacrate.

Poesie di Andrea Leone tratte da “Lezioni di Crudeltà” Poiesis Editrice 2010

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