Toni Caredda – poesie

Oggi vi propongo in lettura alcune poesie di Toni Caredda. Le sue poesie mi piacciono particolarmente per l’originalità, l’ironia, per lo sguardo attento e profondo. Eccole

***

urbi et orbi

“noi siamo i salvatori”
è scritto sulla fronte dei due sposi,
novelli papà e mamma
“del mondo e forse… dell’universo”
complimenti, sarà stata
un’impresa titanica.

il pupo non sa nulla dei terrestri,
nel passeggino
si gode il suo ciucciotto.
fino al nuovo comando.

l’amore all’arma bianca muove sempre
un brivido soriano, dalle strade
la città lo capisce e si trasforma
nel posto giusto, il senso e l’occasione
aleggiano nell’aria.

e lì ti rendi conto
che dietro le finestre esiste gente
capace addirittura di provare
sentimenti. capisci
che forse c’è qualcuno ad aspettare
con un sorriso adatto alla tua pelle.
cominci a diventare quasi umano,
riproposto alla mensa dei viventi
per volontà divina.
magari un giorno
potrai urlare alle genti
“guardate, ho fatto una cazzo di scopata!”
(standing ovation)
e loro adoreranno il tuo frutto
per almeno sei mesi.

poi ci sarà il ritorno al calcio in culo,
il cartellino, i suoceri, le cene
e tutte queste cose che ti fanno

uomo.

tutto questo in ventuno secondi.
svoltato l’angolo c’è un’altra missione:
parcheggiare
i miei buoni propositi
nel centro più lontano dalle rotte
commerciali, nel mondo messo lì
a casaccio, l’universo
dove l’ho scampata bella.

***

Alberi e gin Tonic

Il mio innesto è il limone con l’arancia.
Tutt’altra specie il tuo.
Siamo stati gli eroi dei nostri tempi
– Abbaye de Bonne Esperance –
Poi, ognuno a modo suo, lungo le stelle
di notti parallele.
Mi dici fortunato(e mi fai ridere).
Guardali, per te quattro sorrisi,
fra le braccia puoi stringere
tutti i sogni più belli che hai vestito,
per me soltanto quelli che ho pisciato
sui muri più corrosi della strada,
i conti, lo sai, tornano sempre:

in primavera, Forse
siamo stati la stessa pianta,
ma l’albero giusto è quello
che ha radici. Il restante
è legna che non sa
bruciare.

Nemmeno per l’inverno.

***

Terra!

Fertile e donna
la mia terra sommersa,
l’attacco e la difesa, il mio rifugio
da obbedire, combattere. L’aratro.
Esilio, ti chiedo
sopra quel luogo, punto che ci offende
in comune, libertà
di perdere e fuggire come l’uomo
che non sa più arrestare la discesa.
Verso il tuo sguardo lungo
cerco il mio naufragio,
sopra questa roccia che non tocca
nemmeno le nuvole più basse,
mi consegno al vento
che mi porti sognato in qualche nido
di lavanda, lenzuola ad asciugare,
un letto grande, un tavolo, il tuo pane,
baciare la tua pelle e coltivare
l’oasi
che mi tieni in grembo.

***

Terrigno

L’Alma latina incendia le sue mute,
le contrazioni e le doglie, la pangea
che avevi offerto, intera da isolare,
si è sommersa sotto una landa nordica.
L’argilla che mi hai dato è creta, un cotto
che si spacca l’ocarina.
Eppure non è suono sepolto.
Mi basta un breve fiato, il tuo traverso,
– da sempre un capogiro sulle punte –
la scaletta di pietra che va al mare
di Torre delle Stelle,
e tutte le maree si fanno terme.
Quali mani quest’ora mi hanno reso,
non lo dico, ne mangio il cibo
e non ignoro la gelosia del vento,
il cozzare del ferro sulla porta.
Le nostre spiagge sono sempre nuove,
i nostri limiti invalicabili
sono le servitù che ci dobbiamo
per aderire meglio a questa terra,
dove leghiamo i piedi al mutuo dissapore.
La libertà che stringe e ci abbandona
è una cavalla bianca da domare,
e se ci riusciremo, tutto di te
diventerà un recinto, tutto su me
quel baio brado che cadde, e fu abbattuto.

***

Sparedda & Alegusta

A Efisio

Fertile dicevi
troveremo Dio sul nostro pozzo,
basta una lenza, il molo
e qualche scampolo di cielo da guardare,
un po’ banale
come quella magia che ti prendeva
il viso, al miracolo del pane
diviso, applausi
senza cercare il picco nelle cose
l’emorragia di un sogno, la sua voce
sul palpito impreciso di ogni dove
e le sue mani sul tuo cuore, come
la fantasia di vivere davvero
per qualcosa
il tuo sorriso acceso fra le rose
come se niente fosse, adesso piove
sul mare, sopra tutto ciò che muove
i nostri passi, al molo
hanno levato l’acqua.
Non vado più a pescare. Adiosu.

@ poesie di Toni Caredda

4 commenti su “Toni Caredda – poesie

  1. adesso piove
    sul mare, sopra tutto ciò che muove
    i nostri passi, al molo
    hanno levato l’acqua.

    intenso e fluido, Toni Caredda…come posso saperne di più? è bravo e ‘tocca’! auguri da un’altra isoletta, api.

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