né ero

eugenio leonetti

senza fine dentro

né senza  meta.

Nel nero    non c’è

fine    non c’è    dentro

la matrice è perfetta.

Quale sia la madre

quale sia il  seme

né tutta la luce   né tutto

l’oscuro  la coglie  la spoglia.

A n c o r a

il nero è

un attracco     la materia

prima       della mente

un neo    del profondo

nero       ne ero piena

quando

né ero consapevole della vastità

né ero fedele alla mia notte.

Senza fine   un tempo

in cui m’imparo e mi seguo

mi fessuro mi spergiuro

mi precipito

mi dispaccio con scritture

nere del distacco

vene di un chiarore

l’infedele

parola   turpe

turbinata  rupe

pura e    senza tempo

senza fine senza

c h i a v i

senza

la morte.

la fonte annega

nel liquido promiscuo dello sguardo

un guado oltre

il confine nero

né ero

io da quella parte

spacciata –  amore io ero –

scomparsa aperta      una stanza

dell’attesa e tu che

non venivi

lasciavi giorni     in quell’incuria gravida

di vita   tu tenero  scabro    tu di grano

germe lascivo    aperto    in sommossa

della corrente

nera    coerente sera     dell’attesa

della promulgazione di ogni attesa

con furia e con rumore

cadde il mio nero

né ero in quel tempo

né ero

oltre

di te

di me di questi luoghi di silenzio

dove mi estinguo

come una lettura

nero   chiostro nel cuore   lanciato

assassinato    dissanguato  silenzioso

nero     dell’osso    nero

– fummo in un secondo

tempo –

stretto traguardo

medicamento del tuo occhio

il taciuto godimento al buio di ogni verità.

Né ero consapevole

alla fine     della lastra

dio     di  quella cifra     in chiaro.

Zero.

Lo zero di tutto il vero.

.

f.f.- inedito 2010Nella perfezione della crudeltà.  Un teatro d’ombre

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