C’é un amore rotto da
qualche parte in fondo al buco della storia,
un amore per cui sarà impossibile stabilire dove stato è
l’inizio
e un amore solido e fittizio travestito da bellissimi nuovi
fastidio e perdita
e che assomiglia a molte cose sbreccate facendo strada
comparsa del primo tempo in atto in recita. C’è
un dolore
preciso disadorno e grave
fino dove spacca la coscienza zitta
così parrebbe non possibile arrivare alla prima radura
scellerata
sporchissima
mortale per quanto nuovissima
somigliante a una schiena che rimane girata anzi
si gira
proprio nel momento in cui si espone.
Rotto è l’amore forse stato enorme e piccolino
aperto in sorriso e in pianto smisurati, rotti, spaccati
i desideria primi, perché sottili, perché stralunati
perché perché,
e frantumata una specie di pensiero che arrampica
stille al minuto di materia pulsante le braccia aperte e la bocca
spalanca
socchiusa
e palpitante:
come un oro di scilla davanti all’altro lato guardi
la prossima scoperta e le finisci di fronte
ma l’amore è rotto e si rifrange tardi
in mille lucette spalle.

9 risposte a “Amore rotto”
si dice che la poesia “si abita”, s’indossa… io me la sento addosso con tutti i suoi cocci.
grazie.
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grazie a te Natàlia, coi pezzetti un mosaico (oggi ho dipinto!)
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sottoscrivo il commento di Natàlia…
grazie
stefania
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:-)) sempre le tue parole a fare quadro.
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Sì, è così, è
da qualche parte e
c’è sempre un buco in ogni storia
è da lì che scappa l’amore
che spacca la carne la storia
è da quel fondo che scappiamo tutti
perché l’amore pesa e ci rompe
non ci da’ tregua
ci scarnifica ci toglie fino alla fine
il movente
è per questo che s’inventa l’amore
una storia che s’impianta
s’incastra dentro le ossa e tra i pensieri
si rigonfia
ci segna l’amore e non ci fiorisce che chi-
odi anche se poi tutto
assomiglia a tutto quanto è resto
e non c’è storia che non abbia la stessa ruggine
deposta sul ferro di quel buco cor-
roso da amore in una cassa di pino verde
da cui senti ancora l’odore
di quel bosco praticato cento e mille volte
ancora perso in un atto di cordoglio
in una candida ignoranza.
Sì, è così c’è un buco
una cava del sangue
un fiore di coscienza che avvizzisce in un attimo.
Un attimo, basta quell’attimo soltanto quando tu, girata la testa
sporca mortale
antichissima esci dal giardino
dimentichi l’albero la mela il succo
di un’estate dentro l’estasi che piano
come un piano ancora più antico, come una trama profonda
ti prende e ti porta altrove
a covare altre storie
altre storie altro amore
nascosto oltre la tua fronte
e dietro, sempre dietro le spalle.
ferni
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leggo inquietanti affinità, Ferni!
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Capita! Le affinità stanno nella specie, prima che nel pensiero di quella specie.Non credi?
Ciao e grazie.f
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Il concetto di specie non mi ha mai troppo intrigata, tranne nella sua declinazione in speciazione culturale.
Allora si, anche se il pensiero qui è un tutt’uno.
Un abbraccio, e a tutta la selva.
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lo specchio: la specialità e la specularità oltre che la spettacolarità: malattie genetichedel pensiero. Vene-rea intro-missione del sangue che cova le sue “razze”, aghi da conquista che sfasciano il corpo.
Nella sella della selva sen va…do-lente il… passerò!
garbugli,solo garbugli.f
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