Abbandonata – Gertrud Kolmar – di Sotera Fornaro

Gertrud Kolmar – Metamorfosi e altre liriche – (cliccando sulla copertina si apre il link per ordinare il libro online).

Ci sono libri piccoli come gioielli, e come gioielli preziosi. Questo è uno di quelli. Contiene la traduzione di quindici poesie di una poetessa troppo a lungo dimenticata, Gertrud Kolmar, nata a Berlino il 10 dicembre 1894, e da lì scomparsa, insieme a migliaia di altri ebrei, portati nei ‘campi di lavoro’.  Figlia di una famiglia ricca e colta, caduta in miseria per i debiti e per le leggi razziali, la vita di Gertrud è segnata da un evento solo: l’aborto, a ventidue anni, imposto dalla famiglia per evitare lo scandalo dell’amore con un ufficiale tedesco e sposato. Da allora la poesia diventa il sostituto del bambino non avuto. Dopo la notte dei cristalli,  è l’unica della sua famiglia a non lasciare Berlino, per assistere il padre ormai vecchio e malato, ed ostinatamente convinto di essere ancora un ‘tedesco’ come gli altri. L’ultima lettera di Gertrud Kolmar prima di salire sul treno che aveva come unica fermata Auschwitz è datata 21 febbraio 1943.

Di  lei la poetessa  ebrea berlinese Nelly Sachs scrisse: «Guardavi ruotare i pensieri in un girotondo/come immagini intorno ad una testa/ … Là ove per noi era ancora la sera, /tu già vedevi l’eterno» (La veggente). Immagini e visioni sono il nutrimento della poesia in lutto per il bambino perduto, nascosti in mondi simbolici e in un tessuto metrico e linguistico raffinatissimo. Al centro vi è il proprio io, un io stupendamente, sensualmente femminile, che emana desiderio e anela costantemente al «tu», al figlio perduto ma anche all’amato-amante che l’ha rifiutata, che non capisce, che ascolta soltanto il suono della sua poesia, ma non può comprendere fino in fondo:  nel libro c’è la poetessa, c’è il suo cuore tremante che si tiene in un pugno; il libro non è una cosa dal destino di cosa, ma un essere umano.

Leggete questa bellissima, intensa raccolta, nell’ottima cura di Stefania Stefani, pubblicata da un editore tanto coraggioso quanto consapevole delle proprie elitarie scelte: Gertrud Kolmar, Metamorfosi e altre liriche, acquamarina, i poeti di via del vento, 4 euro (www.viadelvento.it). E’ la prima traduzione italiana in assoluto. Di Gertrud Kolmar restano 450 poesie, e questo gioiello prezioso è solo una scheggia – capirete –  in un tesoro. Perciò ai lettori dò adesso un altro frammento, in traduzione mia, una poesia dedicata a Karl Jodel, l’amante che la abbandonò.

Sotera Fornaro

Gertrud Kolmar

 

L’ABBANDONATA
A K. J.

Ti sbagli. Credi di esser lontano,
e che ti cerchi ansiosamente e non riesca più a trovarti?
Ti tocco con i miei occhi,
con questi occhi, che sono buio e una stella.

Ti trascinai sotto questa palpebra,
la chiusi e sei per sempre prigioniero.
Come credi di poter fuggire ai miei sensi,
alla rete del cacciatore, a cui mai sfuggì una preda?

Non mi lasci più cadere dalle tue mani
come un mazzo di appassiti fiori,
per strada gettati, e sulle soglie
calpestati e da tutti infangati.

Ti ho voluto bene. Tanto bene.
Ho pianto tanto…con preghiere ardenti…
E ti amo ancora di più, perché per te soffrii,
quando la tua penna non scrisse più lettere, non più lettere per me.

Ti chiamavo amico e signore e guardiano del faro
sul sottile tratto d’isola,
tu, il giardiniere del mio frutteto,
e ce n’erano mille buoni, e nessuno era quello giusto.

Non mi accorsi che mi si infranse il vaso
che conteneva la mia giovinezza – e piccoli soli,
gocce ch’essa stillava, si dispersero nella sabbia.
Ero in piedi e ti fissavo.

Il tuo passaggio rimase nei miei giorni,
come profumo sta attaccato ad un abito,
che inconsapevolmente lo accoglie solo
per  portarlo sempre addosso.

*

DIE VERLASSENE

Du irrst dich. Glaubst du, dass du fern bist
Und dass ich dürste und dich nicht mehr finden kann?
Ich fasse dich mit meinen Augen an,
Mit diesen Augen, deren jedes finster und ein Stern ist.

Ich zieh dich unter dieses Lid
Und schliess es zu und du bist ganz darinnen.
Wie willst du gehen aus meinen Sinnen,
Dem Jägergarn, dem nie ein Wild entflieht?

Du lässt mich nicht aus deiner Hand mehr fallen
Wie einen welken Strauss,
Der auf die Strasse niederweht, vorm Haus
Zertreten und bestäubt von allen.

Ich hab dich liebgehabt. So lieb.
Ich habe so geweint…mit heissen Bitten…
Und liebe dich noch mehr, weil ich um dich gelitten,
Als deine Feder keinen Brief, mir keinen Brief mehr schrieb.

Ich nannte Freund und Herr und Leuchtwächter
Auf schmalen Inselstrich,
Den Gärtner meines Früchtegartens dich,
Und waren tausend weiser, keiner war gerechter.

Ich spürte kaum, dass mir der Hafem brach,
Der meine Jugend hielt – und kleine Sonnen,
Dass sie vertropft, in Sand verronnen.
Ich stand und sah dir nach.

Dein Durchgang blieb in meinen Tagen,
Wie Wohlgeruch in einem Kleide hängt,
Den es nicht kennt, nicht rechnet, nur empfängt,
Um immer ihn zu tragen.

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Su Gertud Kolmar si può leggere anche l’articolo de “La dimora del tempo sospeso” cliccando  QUI

13 comments

  1. Ho conosciuto Sotera per puro caso, per una fortuita e provvidenziale intermittenza di rete…
    Sotera Fornaro è Professore di Letteratura greca presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari, ma soprattutto è l’accademica più simpatica e “rivoluzionaria” che abbia mai avuto la fortuna di incontrare.

    Sotera… grazie!

    inserisco qui il link ad alcune delle sue pubblicazioni, spero che non me ne voglia …
    http://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_sotera+fornaro-fornaro_sotera.htm

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  2. non conoscevo questa poetessa. Com’è intensa e triste la sua vicenda, e si riflette, credo, nella poesia che c’è qui. Viva anche le accademiche rivoluzionarie, ne abbiamo bisogno

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  3. Ho questa poesia “spessa” nel cuore/sul cuore/a cuore… Grazie! Il link dei libri è decisamente molto poco aggiornato, e accademica “rivoluzionaria” è un bell’ossimoro. Torno presto per continuare a dialogare con voi, è un bellissimo blog.

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  4. Bellissimo post in cui si avverte la cura al (del) femminile. Sotera ci fa un bel dono e non parlo solo della traduzione naturalmente, parlo invece, e soprattutto, di quell’impercettibile che si legge tra le righe e che racconta appunto della cura dell’Altro. Vero che “accademica rivoluzionaria” è un ossimoro ma rilevo anche la diffidenza da parte di alcuni (soprattutto accademici) ad esplorare il mondo pulsante e vitale della rete e dei lit-blog in particolare…a loro vorrei dire che non sanno quello che si perdono :) E a Sotera ancora grazie per questa condivisione preziosa che custodirò.

    Alessandra P.

    p.s. E un caro saluto al gruppo di Poetarum, ottimo lavoro come sempre.

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