Presagi ed attese in do maggiore – Federica Galetto: poesie (post di natàlia castaldi)

 

Chrissie White

 

Indice determinante delle luci asfittiche

Nelle gobbe d’asperità s’infiltra

l’emozione asettica

Crescendo s’imbatte in gola

un groppo

Trasceso resta appeso ai tendini

Come il collo voltato alle corse

nel sudore della fatica

Implicita suggella un pensiero atteso

Nei rivoli dimessi si scioglie un verbo

cupo di notte salvifica

 

Malgrado un occhio non guardi in basso

striscia sulla terra come steso al sole furtivo

e  raccolgono le membra i grani di polvere

sommersi di neve sporca

Indice determinante delle luci asfittiche

come se non ci fosse giorno nel chiarore

un battito d’ali nel volo

Capivo di non distinguere i riflessi di gioia

nelle stremate amenità dei prati

Esaudivo gli altrui presagi d’attesa

 

Tremavano le terre scure nei crepacci di sasso

Le mie faccende infinite di crucci esitavano

sui possibili tradimenti dei propositi

Espandendo le agonie come bolle gonfie

a rotolarsi nell’aria senza toccarla

Esito propizio disattendere o vincere

che le salite imparavano ad inclinarsi di meno

come possedute alla radice dai forti venti

e da un blizzard tiranno

Cosmogonia

Tripudio in solo do maggiore

 

Che fosse solo una inquieta fuliggine

del mondo a spegnersi

nelle mie orecchie fra brulle note

danzanti sulla bocca

Oppure ancora un laccio di fune

attorcigliato e teso

In grado perfetto di estinguere i debiti

violando le serre dei miei fiori

A Nord dell’intelletto puro

Come sepolte le istintive note

nell’adagio

Secondi docili sui petali mi illudono

 

Chrissie White

 INFAMI COLLERE

 

Infami collere

Inzaccherate

Richiuse

In barattoli a doppio fondo

Lunga conservazione resistente

Le muffe rimosse

I colossi di zucchero dentro

Estensibili ai più genuflessi

ritrattamenti

Estatiche rotture

Bianche

Nelle vacanti spirali di assopimento

Negli urti

Mi risollevano le giornate

So bene andare da sola

verso i chiari di luna

Non aspetto le chiacchiere

dei tacchi altrui

Neanche i tuoi in attesa

di richiamo

Urlante

Che abbasso il tono per

non farmi sentire

Vado senza braccio

Senza sforzo di te o di altri

Vado

Nelle camere distanti

Nei corridoi spinti al fondo delle ragioni

Nei tratti di strada esausti

Nei fienili spremuti di caldo

Il tepore arrugginito nei giunti

dei gioghi delle bestie a dormire

Dopo il pasto

Sottigliezze sono le trame

Gli orditi di futuro zero

Oggi non so se chiamarmi ancora

Con il nome

che io (dis)conosco

Rimuovo

Estraggo

Abortisco

Uno strato senza corpo

che un corpo mai ricorda

Solo richiama

I pomeriggi sul balcone

I fiori della magnolia

La tenda a manovella

Nel giardino le ore

La sera una illusione

lunga vent’anni appena

Di una selva in prestito

e di un bastone

con i diamanti sul pomello

I veli di affetto sugli occhi

riaperti come incubo sul sogno

In questa vita raggrinzita d’esasperato

Effetto/Morte

Per andare andare

Senza sforzo di te o di altri

Nell’invincibile minaccia

del mio aspetto

Nuovo

E senza conservanti

(finestre aperte m’invitano ai davanzali)

 

M’avresti da dare un secondo d’esitazione- che

ricordo qualcosa, qualcosa da dire, qualcosa

di un corpo sepolto

Meramente sfiorite le calle

E le rose in carta rossa

Fragili paraventi in corsa

immobili sui piedi dell’intenzione

Promesse rinviate in calce

e spassionati drenaggi acquisiti

(dopo le orme scarse che lasci)

Che le trine notturne

in addomesticato soliloquio

s’infittiscono

Estese

ai corti bracci legati ai miei

regno ritmato dai canti e dalle

schiere di angeli

ammansiti dalle falene

senza lume

Fra le cantilene sbordano rime

In fila a montare croci sulle cime

Che sfavillano prive di pelle e ossa

Come carcasse in culle abbandonate

Risorgo dall’erba sotto i tuoi piedi

 

§

D’argomenti al silenzio

Me ne curo poco

Se le favelle dei fiati non consumati

spingono contro

Resterei invece nel sacco di farina

a macerare

Che il pane e le sue briciole si

creerebbero nel mio insistere

Che non esistono più attese

Ammezzate nel volgere di ciglia

digiune

(Guardando di sottecchi il flebile

intento dei versi)

Mi accascio

fra i vuoti

Bianchi come neve sui tetti

d’inverno

Senza niente da nascondere

Senza niente da mostrare

Solo le scintille d’azzurro

Piatte nei covi di mansarde oblique

E colombi basiti nel cielo

Raggruppo aquiloni e venti persistenti

Sulle metafore di gesti esplosi

Implosi

Rimasugli antitetici d’egoismo latente

Ma cosa farei senza pane da scrivere

E senza vuoti da riempire se solo

queste nuvole arrabbiate non costruissero

per me le catene

Alle guglie impiegate come arpioni

Di pensiero e intelletto

Nella ragione avversa di ciò che mi rimane

Qui seduta al dolore dello stallo

Mentre i pettirossi continuano

a tornare da me

E io porgo loro la mano senza semi

*

Federica Galetto (Nightingale)

 

15 comments

  1. “Ma cosa farei senza pane da scrivere

    E senza vuoti da riempire se solo

    queste nuvole arrabbiate non costruissero

    per me le catene”

    questi versi colpiscono per la forza e il bisogno che esprimono
    un bisogno che si fa attesa, silenzio, visione, presagio
    versi articolati, compositi, originali
    un bel lavoro di note ed immagini

    grazie, elina

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    1. grazie a te d’essere qui.
      Sono felice che ti piacciano le foto e la musica “surreale” che ho scelto come suggestione di lettura.
      e grazie anche ad Elina per la sua partecipativa presenza.
      n.

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  2. ci sono “corde” che a volte s’intrecciano surdeterminando i “nodi” di cui sono composte e a cui sono destinate.
    letto, approvato e condiviso!

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  3. Ma cosa farei senza pane da scrivere/E senza vuoti da riempire se solo/queste nuvole arrabbiate non costruissero/per me le catene…rubo questi versi…Scrittura densa, mi piace.Bella lettura.Ciao Federica

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  4. stupendo lavoro, non ho parole!
    Sottolineo solo quel ” una inquieta fuliggine

    del mondo a spegnersi

    nelle mie orecchie fra brulle note

    danzanti sulla bocca
    ” Un abbraccio. Ax

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  5. lei la leggevo già.
    prendendone a piene mani la meraviglia.
    di lei tutto mi affascina.
    di lei che fa la poesia come un rocchetto, un filo sottile per ricami di parole.

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  6. pezzi da salvare, ovunque in questo intreccio di poesia…

    devo stampare e rileggere con calma ma sono molto colpita e credo, da qualche parte, di averti già letto.

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